Le violenze islamiste nell’isola ribelle di Mindanao, nel sud delle Filippine, non si fermano. Sabato 28 aprile una bomba è esplosa davanti alla chiesa di Sant’Antonio, nella cittadina di Koronadal. “L’ordigno è stato posizionato in una motocicletta parcheggiata nelle vicinanze”, ha spiegato Aldrin Gonzales, portavoce della polizia regionale. L’esplosione, avvenuta durante le celebrazioni della messa, ha causato il ferimento di due persone.
Mentre continuano le indagini per capire il tipo di esplosivo usato, le autorità non hanno dubbi sulla matrice dell’attacco. Il sovrintendente Marcelo Morales, capo della polizia, infatti, ha subito accusato il Bangsamoro Islamic Freedom Fighters (Biff), uno dei numerosi gruppi che ha giurato fedeltà allo Stato Islamico nel Paese. Secondo Morales l’attentato potrebbe “essere stata una rappresaglia alle continue offensive della polizia e dei militari contro i terroristi islamici nella vicina provincia di Maguindanao”.
Il Biff, che conta centinaia di combattenti armati, molto attivi negli ultimi mesi, si è separato nel 2014 dal Moro Islamic Liberation Front (Milf) – la principale forza ribelle delle Filippine del sud in lotta da decenni per l’autonomia – dopo che ha iniziato delle trattative di pace con Manila.
Due contadini cristiani decapitati
Sempre lo scorso sabato, secondo quanto riferisce Benarnews, alcuni miliziani di Abu Sayyaf, un altro gruppo affiliato all’Isis, hanno decapitato due contadini cristiani nella periferia di Parang, a 140 chilometri a nord di Koronadal. Gli abitanti del villaggio hanno trovato i corpi senza testa di Ceasar Deamada Fermin, 42 anni, e Jabon Bistas, 21. A luglio del 2017, la stessa organizzazione, considerata dalle autorità la più brutale di quelle attive nella regione, ha decapitato due ostaggi vietnamiti. Mesi prima, a febbraio, la stessa sorte era capitata al tedesco Jurgen Kantner. Nel 2016, invece, a due cittadini canadesi.
Più di venti i gruppi combattono in nome delle bandiere nere
Secondo fonti dell’intelligence filippina sarebbero ventitré i gruppi armati nel sud del Paese che avrebbero giurato fedeltà allo Stato Islamico e si starebbero preparando per mettere a segno nuovi attacchi. Nell’ultimo periodo, dopo la caduta di Marawi, la città assediata dai miliziani dell’Isis per quasi cinque mesi, le autorità credevano di aver sconfitto le bandiere nere, ma così non è stato. Questi gruppi si stanno riorganizzando, anche grazie ai milioni di dollari che hanno rubato durante l’occupazione della città.
Preoccupazioni in tutto il sud-est asiatico
La preoccupazione per nuovi attentati è arrivata nei giorni scorsi anche da Lee Hsien Loong, primo ministro di Singapore. Il premier, attuale presidente dell’Associazione delle nazioni del sud est asiatico (Asean), ha affermato che “nonostante la sconfitta dei gruppi islamisti in alcuni paesi del Medio Oriente, il terrorismo rimane una minaccia reale nella nostra regione”.
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