Nel corso degli scorsi anni e sin dall’attacco alla sede del giornale satirico parigino Charlie Hebdo avvenuto nel gennaio 2015, la Francia si è scoperta impreparata nei confronti di un terrorismo (principalmente di matrice islamica) che si è rivelato ben più radicato nella popolazione rispetto a quanto ci si aspettasse. In parte a causa della povertà delle periferie, in parte a causa del disagio sociale e di un sistema che non si è reso in grado di equilibrare ricchezza e possibilità, Parigi è diventata l’epicentro del terrorismo europeo.

Non sono stati però “soltanto” i vari attacchi subiti a convincere la politica francese che qualcosa andasse fatto, quanto più l’elevato grado di impreparazione dell’intelligence interna e delle forze dell’ordine che hanno giocato un ruolo chiave nella riuscita degli attacchi terroristici. E in questo scenario, dunque, si è reso necessario mettere al vaglio una nuova serie di procedure (e di strumenti) volti a migliorare la prevenzione e la predizione degli attacchi, oltre a migliorare i tempi ed i modi di risposta da parte delle forze di polizia.

La Francia si è sempre fatta cogliere impreparata

I commenti successivi agli attacchi terroristici che si sono succeduti nello scorso decennio in Francia sono sembrati ad un certo punto essere quasi parte di una filastrocca, o come un film con un finale scontato. Quasi sempre, infatti, si sono definiti gli adepti alle cellule o come “noti alle forze dell’ordine, ma liberi in quanto incensurati” oppure come “completamente sconosciuti alle autorità”. Insomma, il connubio perfetto tra una legislazione all’acqua di rose nei confronti di soggetti con una provata radicalizzazione e la mancanza degli strumenti di indagine idonei per svolgere l’attività di antiterrorismo per la sicurezza del Paese (e per riflesso dell’intera Europa).

In virtù di ciò, dunque, la Francia ha dovuto ristudiare completamente il proprio apparato di prevenzione, nella speranza che episodi come quelli accaduti a Charlie Hebdo, al Bataclan o sulla promenade di Nizza non si ripetessero. Uno strumento, dunque, in grado di prevedere chi, per molteplici motivi, possa essersi avvicinato alle dottrine radicali islamiche al punto di essere potenzialmente una minaccia per la popolazione ed essere così reso inoffensivo prima che possa effettivamente entrare in azione. Uno strumento che, infatti, ha preso il nome di algorithme préventiv (“algoritmo predittivo“) e potrebbe essere la vera rivoluzione dell’intelligence interna francese, nonostante le preoccupazioni che ha già suscitato sia nell’opinione pubblica sia tra coloro che si occupano della tutela della privacy della popolazione.

Uno scenario insperato ma inevitabile

Come emerso anche in un confronto parlamentare dello scorso luglio 2020, uno dei grossi limiti dell’algoritmo predittivo è la sua analisi invasiva del comportamento tenuto sul web da parte degli individui analizzati. E in modo particolare il suo utilizzo sembrerebbe poter essere in conflitto con le norme attuali sulla tutela della privacy nell’Unione europea, con una regolamentazione tra le più stringenti al mondo.

Tuttavia (e soprattutto a causa della nuova ondata di terrore del passato autunno) e nonostante le riserve ancora tenute da alcune forze politiche la sua attuazione sembra inevitabile nella misura in cui si presenta la necessità di tutelare la sicurezza della popolazione francese. E per questo motivo, dunque, la sua definizione e la sua definitiva implementazione potrebbero nelle prossime settimane essere proprio in dirittura d’arrivo, segnando una svolta per la Francia e, forse, anche uno storico importante per gli altri Paesi d’Europa.

Come funziona l’algoritmo predittivo

Sino a qualche tempo fa, gli individui che si sospettavano radicalizzati ma che di fatto non avevano compiuto alcun reato e non venivano trovati in possesso di materiale volto all’offesa non potevano essere perseguiti dalle forze dell’ordine francesi oltre il tempo delle indagine di routine. E proprio per questo motivo, in molteplici casi, essi sono riusciti in un secondo momento ad attuare attacchi terroristici sul territorio francese, in uno scenario che metteva le autorità francesi nell’impossibilità di agire in anticipo e conseguentemente con le spalle al muro.

Con l’algoritmo predittivo, però, è possibile per le forze dell’ordine studiare il comportamento degli individui radicalizzati anche attraverso le ricerche effettuate sul web, permettendo di tenere traccia anche di coloro che, ancora nella fase iniziale della radicalizzazione, si stanno avvicinando alla propaganda jihadista. E in questo modo, essendo anche in possesso di prove che attestino la vicinanza degli individui alle dottrine pericolose, le forze dell’ordine e l’intelligence della Francia sarebbe in possesso di informazioni aggiuntive volte ad agire d’anticipo.

Sebbene non sia ancora la soluzione definitiva al terrorismo in Francia (il quale, purtroppo, fonda su problemi ben più radicati nella società d’oltralpe), sicuramente è un enorme passo in avanti nella sua lotta. Nella speranza che, da questo momento in avanti, il numero di attentati che potenzialmente possano colpire il Paese venga ridotto ai minimi termini.