Con l’ascesa del Califfato negli anni a cavallo del 2013 e 2014, al Qaeda sembrava essere scomparsa. L’organizzazione dietro all’11 settembre per un certo periodo ha lasciato il campo, soprattutto quello mediatico, all’organizzazione di Al Baghdadi. Le bandiere nere, protagoniste della rapida ascesa nel contesto siro-iracheno, hanno offuscato l’immagine qeadista soprattuto grazie alla macchina di propaganda capace di attirare migliaia di combattenti tra le proprie file, in un modo che la formazione di Osama Bin Laden non era stato capace di fare. È anche vero però che l’ascesa dell’Isis è stata veloce tanto quanto la sua caduta. In questo contesto al-Qaeda ha saputo fare esperienza adottando procedure e iniziative per sopravvivere e riadattarsi diventando sempre più forte nelle sue aree periferiche.

Negli ultimi dieci anni le azioni di al Qaeda hanno provocato la morte di oltre 3mila persone, tornando a colpire anche nel continente europeo con la strage di Charlie Hebdo nel gennaio del 2015. In quell’occasione l’organizzazione guidata da Ayman al Zawahiri (succeduto a Bin Laden dopo la sua morte nel 2011), tornò sul suolo europeo dopo i terribili attacchi di Madrid e Londra avvenuti tra il 2004 e 2005. Il dato più interessante forse è che l’agguato contro il settimanale satirico venne rivendicato da Aqap, Al Qaeda nella penisola arabica. Fu la dimostrazione di come braccia periferiche di Al Qaeda fossero in grado di compiere azioni anche molto lontano dal loro centro. Come dimostra appunto il numero delle vittime in quelle zone del mondo.

Come ha scritto Bruce Hoffman per il Council on Foreign Relations, Al Qaeda è stata la grande vincitrice delle Primavere arabe. Come nel caso dell’Egitto. Sotto la presidenza di Mohammed Morsi migliaia di combattenti qeadisti vennero liberati e tornarono tra le fila dell’organizzazione. Accanto a questo la cura al Zawahiri ha iniziato a dare i suoi frutti. Un centro di comando molto piccolo disseminato tra Afghanistan e Pakistan e decine di leader divisi nei Paesi in cui l’organizzazione era più forte, come Siria, Turchia, Yemen e Libia.

Sostanzialmente le mosse per l’hanno aiutata a rivitalizzarsi sono state tre:

Facilitare il “franchise” decentrato: osservazioni e lamentele dai rami periferici del gruppo sono entrati nei processi centrali al punto che si può parlare di “globalizzazione” dell’associazione. Limitare gli attacchi di massa e la morte di musulmani: in questo modo al Zawahiri ha aiutato al Qaeda a mostrarsi come una sorta di “estremisti moderati” diventando così più appetibili dell’IsisUsare l’Isis come scudo: il basso profilo ha fatto in modo che l’azione internazionale si concentrasse maggiormente contro la formazione di Al Baghdadi in modo da permettere ad al Qaeda di riattrezzarsi.

La strategia di decentramento dell’autorità ha avuto un ultimo effetto non da poco, spostato in Africa parte della questione islamista. Uno dei rami più attivi di al Qaeda è infatti l’Aqim, quella attiva nel Magreb. Negli ultimi anni si è resa responsabile di oltre 500 attacchi e scontri violenti uccidendo 1.700 persone. In particolare questo ramo è diventato famoso per gli attacchi nell’Africa Occidentale contro i resort, come quello avvenuto a Bamako in Mali il 19 giugno 2017, e quello a un ristorante in Burkina Faso il 14 agosto 2017, che provocò la morte di 18 persone.

Un Natale di pace per i Cristiani che soffrono
DONA ORA
Un Natale di pace per i Cristiani che soffrono
DONA ORA