Mentre l’attenzione internazionale era rivolta allo Stato islamico e alla sua parabola discendente in Siria e in Iraq, Al Qaeda ha avuto tempo di riorganizzarsi. A differenza dell’Isis, che già prima della sua sconfitta territoriale aveva intrapreso un deciso cambio tattico – trasformandosi da organizzazione di insorti a rete terroristica clandestina –, per tutto questo tempo, Al Qaeda “è rimasta resiliente” e, proprio per questo, in alcune regioni è diventata “più pericolosa dell’Isis”.

Già nei primi mesi del 2018, le Nazioni Unite avevano lanciato un monito, avvertendo della possibile minaccia posta da Al Qaeda a livello mondiale. Ciò che preoccupava maggiormente era il pericolo che il gruppo terroristico riuscisse a espandersi in territori già politicamente instabili. Il caso da manuale si è verificato in Afghanistan, dove le fratture interne tra governo e talebani hanno reso il Paese un rifugio sicuro per vari gruppi terroristici, interessati a sfruttare l’instabilità politica per realizzare i loro progetti.

Tra questi gruppi vi è l’Isis, che, accantonato temporaneamente il piano di istituire un califfato in Siria e in Iraq, si sta ritagliando un ruolo rilevante in Afghanistan. Riunito nella wilayah Khorasan – la Provincia del Khorasan -, dove ha assunto il nome di Isil-Kp, il gruppo conta già migliaia di combattenti provenienti da numerosi Paesi. Oltre a riorganizzarsi nel Paese, cercando di minare la legittimità dei talebani, l’organizzazione di Al Baghdadi starebbe utilizzando il territorio come base operativa e logistica per pianificare attacchi contro obiettivi occidentali.

Tuttavia, l’Isis non è il solo gruppo terroristico a minacciare l’Afghanistan. Secondo un recente report del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, proprio nel Paese asiatico Al Qaeda è “diventata più forte, operando sotto l’egida dei talebani, e più attiva rispetto agli scorsi anni”. A differenza di quanto si potrebbe pensare, dunque, i talebani non sono un’organizzazione puramente nazionalista, ma, al contrario, “il principale partner per tutti i gruppi terroristici stranieri che operano in Afghanistan”, eccezion fatta appunto per l’Isis.

La relazione tra i talebani e Al Qaeda viene descritta come assai stretta: “i membri di Al Qaeda svolgono il ruolo di insegnanti della religione per il personale talebano e le loro famiglie”. I talebani si sentono “profondamente legati” ad Al Qaeda e “a circa 20 gruppi regionali o dal respiro globale”. Proprio grazie ai rapporti solidi e duraturi con i talebani, Al Qaeda “continua a vedere l’Afghanistan come un porto sicuro per la sua leadership”.

Al momento, alle cellule di Al Qaeda viene consentito di operare sotto l’autorità dei talebani in numerose province afghane. Già stabile nelle province di Badakhshan, Kunar e Zabul, Al Qaeda starebbe ora cercando di “rafforzare la sua presenza nel distretto di Shinghnan – nella provincia afghana di Badakhshan, al confine con il Tajikistan – e nel distretto di Barmal – nella provincia di Paktika -, che si trova sotto il controllo della rete talebana di Haqqani, e nell’area di confine tra Afghanistan e Pakistan”.

Secondo le stime delle Nazioni Unite, nel Paese “ci sarebbero circa 8 – 10 mila foreign fighters”: di questi, tra i 2.500 e i 4 mila apparterrebbero allo Stato islamico, mentre i rimanenti sarebbero parte della rete legata ai talebani e ad Al Qaeda.

La loro convergenza ha messo in allarme Washington. Su pressione degli Stati Uniti, i talebani potrebbero essere spinti nel breve termine a recidere ogni legame con il gruppo di Osama bin Laden.  Dal luglio 2018, i talebani hanno partecipato a una serie di incontri con gli Usa, con l’obiettivo di negoziare il processo di stabilizzazione dell’Afghanistan. L’ultimo, svoltosi nell’aprile 2019, ha portato all’elaborazione di una bozza di accordo, che prevede il ritiro militare degli Usa dall’Afghanistan in cambio di garanzie, da parte dei talebani, di un impegno nella lotta al terrorismo.

Un vincolo, quest’ultimo, indispensabile: Washington teme infatti che dopo il ritiro delle proprie truppe, il vacuum politico dell’Afghanistan possa essere sfruttato dai jihadisti, per i quali il Paese rappresenta la base ideale per  la progettazione di attacchi contro l’Occidente.

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