Il Califfo è stato tradito da una “talpa” che voleva vendicarsi della brutalità dell’Isis. Così il capo dello Stato Islamico Abu Bakr Al Baghdadi è finito sotto lo scacco dalle forze speciali americane, che scoperta e confermata la sua posizione nella provincia siriana, hanno fatto scattare l’operazione di “decapitazione” che si è conclusa con il suicidio del terrorista. Coinvolti anche i servizi segreti francesi nella fase di “localizzazione” del rifugio nel villaggio di Barisha, al confine con la Turchia.

Secondo l’ultima ricostruzione dei fatti pubblicata dal Washington Post, il leader dello Stato Islamico è stato tradito da una spia che forniva all’intelligence americana tutti gli spostamenti del capo dell’Isis, e che ha fornito tutti dettagli per pianificare il raid che ha portato alla sua morte. L’uomo in questione, un arabo lautamente pagato dal Pentagono che aveva apposto sulla testa di Baghdadi una taglia da 25 milioni dollari, era presente al momento del raid ed era uno dei fedelissimi del califfo, al quale pare fossero affidati compiti riguardanti la “logistica”. Era in oltre a conoscenza di tutti gli spostamenti del califfo nella regione di Idlib – zona al confine con la Turchia considerata inadatta dalla Cia per la latitanza di Baghdadi. La “talpa” che avrebbe ceduto alle lusinghe di Washington attraverso un ponte stabilito dalle milizie curde, vantata “la totale fiducia del Califfo“, riportano le fonti consultate dal Post, ma avrebbe deciso di tradirlo per “vendicarsi” di un suo parente giustificato dalla milizia islamista. Adesso questo militante sunnita non si troverebbe più in Medio Oriente – forse esfiltrato e condotto negli Stati Uniti insieme alla sua famiglia dopo aver “incassato” la ricompensa di milioni di dollari.

Il Washington Post , che riporta le parole di funzionari statunitensi di stanza in Medio Oriente “ben informati sui fatti”, ha inoltre fornito nuove informazioni sull’assalto che sarebbe stato condotto – secondo fonti non ancora confermate ufficialmente – da un commando composto da membri della Delta Force e del 75esimo reggimento dei Ranger (un’unità d’élite dell’esercito), che hanno raggiunto il nascondiglio su elicotteri  Ah-6 “Little bird” e Mh-60 “Black Hawk” del 160th Soar (unità cui è affidato il trasporto “speciale” degli incursori), circondando il nascondiglio e sguinzagliando i loro “cani da guerra” per fargli inseguire il terrorista scappato nel tunnel sotterraneo appositamente scavato sotto l’edificio. Una volta in trappola Baghdadi ha innescato la sua cintura esplosiva, provocando la sua morte e quella di tre dei suoi figli e due delle sue mogli. Sempre le medesime fonti parlano di un incrocio di tracce di Dna per confermare il target precedente al lancio dell’operazione. La traccia di Dna sarebbe stata rappresentata dalla biancheria di Baghdadi – il Post parla apertamente di un paio di “mutande“, che sarebbero state sottratte dalla la spia reclutata dai curdi e fornite all’Intelligence americano come prova tangibile per confermare l’identità di Baghdadi.

La stampa americana non sta facendo sconti nel divulgare le di informazioni “sensibili” fornite da fonti anonime della Difesa, che in qualche modo “umiliano” – o vogliono volutamente umiliare – il deceduto leader dello Stato Islamico: morto come un “cane” (parole del presidente Trump), venduto da uno dei suoi fedelissimi, tradito da un paio di mutande, e braccato fino all’ultimo da un segugio.