Gli attentati di Parigi non son finiti. Ancora perdurano le immagini delle sparatorie, il suono dei proiettili, il boato delle bombe, ancora è vivo il panico assoluto, l’odore del sangue e la paura della morte. Tutto è ancora presente nella mente di chi ha assistito ed è stato vittima delle azioni che sei mesi fa hanno paralizzato l’Europa e terrorizzato la Francia. A rivelarlo è un’indagine condotta dal Sistema sanitario Pubblico Francese, riportata dal periodico Le Monde.
Leggendo infatti il testo dell’inchiesta si scopre come ancor oggi gran parte delle persone che erano sul luogo degli attentati, e che sono state coinvolte più o meno direttamente, sia tutt’ora vittima di problemi psichici.
La ricerca condotta dal sistema sanitario transalpino ha preso in esame un totale di 422 persone. 190 civili e 232 uomini delle forze di pronto intervento (pompieri, polizia, esercito). Il lavoro, dal nome I.M.P.A.C.T.S spiega che i danni più evidenti persistono nella popolazione civile, dove 4 persone su 10 ancor oggi presentano dei problemi di salute mentale. Per l’esattezza il 20% dei soggetti vittime di disturbi soffrono di stress post traumatico, il 10% sono affetti da depressione e il 30% vivono in uno stato di grave ansia.
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Il lavoro inoltre ha reso noto che un quarto delle persone intervistate aveva già consultato un medico per i propri disturbi psichici, un terzo dei soggetti si sono trovati impossibilitati a lavorare a causa dello stato di salute e il 6% degli intervistati a sei mesi di distanza dagli attentati non ha ancora ripreso a lavorare.
Situazione grave, ma non così drammatica, per quel che riguarda i professionisti del pronto intervento. Tra di loro solo il 3% soffre di stress post traumatico e il 14% invece soffre di ansia o patologie affini come l’agorafobia.
Il fatto che i professionisti abbiano sofferto meno il trauma è dovuto alla loro preparazione ma anche al fatto di essere stati seguiti, sin da subito, da un’ equipe medica specializzata. E l’inchiesta infatti termina invitando tutti coloro che hanno ancor oggi dei problemi a non aver vergogna di rivolgersi a dei medici e a degli specialisti delle malattie mentali.