Vi ricordate le informazioni, raccolte da un Paese alleato, che Donald Trump avrebbe passato ai russi? Era solamente il mese scorso. Inizialmente si parlò prima di Israele e poi della Giordania. E, infine, via con altre elucubrazioni. Ora il New York Times conferma la prima versione: quelle informazioni venivano dal Mossad. Ciò che è interessante, più che il Paese di origine, sono le informazioni raccolte sulle capacità dello Stato islamico.L’intelligence di Tel Aviv avrebbe infatti hackerato i computer di una cellula siriana dell’Isis che si trovava in Siria e che è specializzata nella fabbricazione di bombe. Secondo quanto fa sapere Haaretz, i terroristi sarebbero in grado di realizzare un nuovo tipo di esplosivo capace di superare i controlli negli aeroporti facile da scambiare per una batteria di pc. Da questo allarme, sarebbe conseguito il divieto di Trump di imbarcare i laptop sui voli provenienti dal Medio Oriente.Negli ultimi 20 anni, la collaborazione tra l’intelligence israeliana e quella americana si è approfondita sempre di più, tanto che il Mossad invierebbe quotidianamente dossier a Washington. Come è noto, la preoccupazione di Tel Aviv è che Donald Trump possa far avere ai russi informazioni riguardanti l’Iran, gli Hezbollah oppure Hamas. La motivazione è semplice: Mosca potrebbe girare queste informazioni top secret a Teheran.I jihadisti che hanno colpito l’Occidente erano abili nella fabbricazione di bombe. Najim Lachraoui, il venticinquenne artificieri di tutte le stragi, da quelle del novembre del 2015 a Parigi fino a quella del 22 marzo del 2016 a Bruxelles, era diventato un punto di riferimento per lo Stato islamico. Come ha scritto Gian Micalessin su Il Giornale: “Senza di lui, senza la sua capacita di maneggiare e rendere utilizzabile il perossido di acetone, un esplosivo artigianale più instabile della nitroglicerina, ma più devastante del tritolo la banda guidata da Abdelhamid Abaaoud e da Salah Abdeslam non sarebbe riuscita a seminare morte”.