11 settembre, nuove prove contro l’Arabia Saudita. Ditelo a Biden

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A quasi 23 anni di distanza, emergono nuove accuse circa il coinvolgimento di alcuni funzionari del governo saudita nell’attacco terroristico dell’11 settembre 2001. A fare luce sulla vicenda, una nuova causa legale intentata dalle famiglie dell’attentato che ha segnato l’inizio del nuovo Millennio che accusa membri del governo di Riad di aver fornito un sostegno significativo ai terroristi di al-Qaida durante la preparazione degli attacchi. Daniel Benjamin, presidente dell’American Academy di Berlino, e Steven Simon, membro senior del Think-tank Quincy Institute, hanno sviscerato queste nuove, gravissime, accuse verso il regno saudita in un recente articolo pubblicato su The Atlantic. Secondo le famiglie delle vittime, i funzionari del regime wahabita coinvolti non erano affatto dei lupi solitari, ma facevano parte di una cospirazione più ampia che includeva l’ambasciata saudita a Washington e alti funzionari governativi a Riad.

Nuove prove del ruolo di Riad nell’11 settembre

In passato erano già emerse prove di collusione tra funzionari del regime e i dirottatori dell’11 settembre, anche loro – 15 su 19 – di nazionalità saudita. Tuttavia, come sottolineano Benjamin e Simon nella loro analisi, le prove emerse di recente suggeriscono che le azioni intraprese da due funzionari sauditi che lavoravano negli Stati Uniti per sostenere i dirottatori erano “deliberate, sostenute e attentamente coordinate con altri funzionari” di Riad. Le accuse verso il regno sono riassunte in un documento di 71 pagine pubblicato proprio da The Atlantic nel quale le famiglie delle vittime sostengono di aver ottenuto le prove che inchioderebbero il regime saudita da una serie di documenti declassificati. In particolare si citano due sauditi che sarebbero stati al centro della cospirazione: Fahad al-Thumairy, imam di una moschea di Los Angeles e diplomatico accreditato presso il consolato dell’Arabia Saudita, e Omar al-Bayoumi, che si era finto studente salvo poi essere stato identificato dall’Fbi come agente dei servizi segreti. Fahad al-Thumairy e Omar al-Bayoumi non avrebbero agito da soli ma – segretamente – con l’ambasciata Saudita a Washington e alti funzionari del regime.

Secondo le nuove accuse, Thumairy e Bayoumi avrebbero organizzato l’accoglienza, il trasporto e l’alloggio sicuro per i dirottatori Khalid al-Mihdhar e Nawaf al-Hazmi, a partire dal loro arrivo in California il 15 gennaio 2000. Entrambi hanno sempre negato tali accuse. Secondo il documento di 71 pagine, Thumairy e Bayoumi avrebbero inoltre introdotto i due dirottatori a un gruppo di persone che supportava la loro causa a Los Angeles e San Diego, aiutandoli così a soddisfare le loro esigenze quotidiane, a inserirsi nella società americana e a ricevere fondi dall’organizzazione terroristica di al-Qaeda tramite bonifico. Una vera e propria rete di supporto che sarebbe risultata fondamentale per condurre con successo l’attacco terroristico dell’11 settembre 2001 nel quale morirono 2.996 persone.

L’Arabia Saudita chiede di archiviare il caso

La documentazione – basata su rapporti investigativi dell’Fbi, memorie, registrazioni e intercettazioni – è stata presentata dalle famiglie delle vittime e dai loro legali in risposta alla richiesta di Riad di archiviare il caso che è attualmente all’esame della Corte distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto meridionale di New York. Gli avvocati che rappresentano il regno negano che i funzionari sauditi abbiano fornito supporto ai dirottatori o siano stati complici degli attacchi. A loro dire, infatti, Thumairy “non ha affatto assistito i dirottatori”, e le sue presunte azioni non sarebbero rientrate nell’ambito delle sue responsabilità ufficiali. La notizia che imbarazza Riad emerge mentre l’amministrazione Biden sta dialogando con il principe ereditario Mohammed bin Salman per siglare un patto di difesa reciproca tra Stati Uniti e Arabia Saudita e di cooperazione su un programma nucleare civile nel regno.

Il 16 maggio scorso, infatti, il consigliere per la sicurezza nazionale di Joe Biden, Jake Sullivan, si è incontrato con il principe ereditario per discutere di quella che il regno ha descritto come la versione “semi-finale” dell’ampio accordo di sicurezza tra i Paesi. L’accordo rientrerebbe nel processo di normalizzazione delle relazioni tra il regno saudita con Israele. “La fissazione del presidente per questo accordo ha sconcertato molti esperti di politica estera e regionale, che non riescono a capire perché gli Stati Uniti stiano spendendo così tanto tempo ed energie su un’iniziativa che non risolverà nessuno dei problemi della regione”accusa Daniel Larison del Responsible Statecraft. Accordo che Larison – insieme ad altri analisti ed esperti – chiede che venga cestinato anche per via delle recenti – e imbarazzanti – rivelazioni sull’11 settembre 2001.