Vuoi comprare una Tesla ma non ci sono concessionarie? Ci pensa la Cina a “portarti” l’auto

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Immaginate di vivere in America Latina: in Colombia, Brasile, Argentina, o in un qualsiasi altro Paese della regione. Da un giorno all’altro decidete di acquistare un’auto elettrica. Iniziate a dare un’occhiata alle opzioni possibili, ma capite presto che avete a che fare con scelte molto limitate.

Già, perché se i brand cinesi hanno letteralmente conquistato il mercato dell’intera regione, quelli occidentali – per via di specifiche scelte strategiche – non possono vantare una presenza altrettanto capillare in loco. Ci sono, certo, ma i loro concessionari sono pochissimi e si trovano solo in alcuni Stati.

Vale anche per Tesla, la sineddoche numero uno per riferirsi alle auto elettriche, che però, a differenza della concorrenza, ha un asso nella manica che si chiama Uruguay e un jolly che fa rima con Cina.

Detto altrimenti, se il nostro amico latinoamericano, poniamo argentino, volesse acquistare una Tesla – che in America Latina ha una sola concessionaria in Cile – per risparmiare qualcosa potrebbe affidarsi all’Uruguay, ormai diventato una sorta di hub non ufficiale della creatura di Elon Musk per l’intera regione.

Spieghiamo meglio: i concessionari di automobili privati uruguayani hanno iniziato ad importare le Tesla direttamente dalla Cina, dove viene prodotta la metà degli Ev del marchio, per poi rivenderle ai propri cittadini, ma anche a tanti altri clienti di Stati limitrofi.

Uruguay + Cina = Tesla  

Nei Paesi in cui l’azienda di Musk non ha una presenza ufficiale, come l’Uruguay (3,4 milioni di abitanti circa), ci sono concessionari che hanno escogitato modi a dir poco creativi per mettere le mani sulle auto marchiate “T”.

A Montevideo e dintorni, per esempio, alcuni venditori di auto importano le Tesla dalla Cina a titolo privato, per poi rivenderle alla clientela locale (ed eventualmente dei Paesi adiacenti).

Queste vetture sono identiche a quelle acquistabili nei centri ufficiali Tesla. Le uniche discriminanti riguardano il fuso orario, le impostazioni meteo e la lingua delle mappe, tutte riguardanti la Cina o in cinese.

L’Uruguay è insomma diventato un hub ufficioso di Tesla, che in America Latina, come detto, può contare al momento su un solo negozio ufficiale (in Cile) e una manciata di auto abili e arruolabili tra Colombia e Perù.

Una piacevole eccezione

L’Uruguay ha dalla sua parte un’efficiente rete di ricarica pubblica, le autorità hanno tagliato le tasse per i veicoli elettrici e lasciato minimi ostacoli burocratici per importare le automobili. Basta unire questi tre punti ed ecco spiegato come ha fatto Montevideo a diventare un hub (seppur non ufficiale) di Tesla.

Numeri alla mano, tra il 2020 e la prima metà del 2024 l’Uruguay ha importato più di 6.500 veicoli elettrici, ovvero 191 auto ogni 100.000 abitanti. Qui, inoltre, ogni anno vengono vendute tra le 55.000 e le 60.000 auto, e circa il 7% sono EV (c’è l’intenzione di arrivare presto al 10%).

UTE, la società energetica di proprietà del governo, ha investito oltre 2 milioni di dollari in infrastrutture di ricarica e prevede di rendere disponibile almeno un caricabatterie ogni 50 chilometri (370 sul suolo nazionale) entro la fine del 2024.

Sempre tra il 2020 e il 2024, infine, secondo Uruguay XXI, l’agenzia governativa incaricata di promuovere esportazioni e investimenti, il Paese ha importato quasi 80 Tesla, di cui 50 dagli Stati Uniti. Il numero potrebbe però essere più alto, soprattutto se consideriamo le auto di Musk prelevate dalla Cina. Ben felice di fare da tramite del nuovo amico, e forse consigliere, del nuovo presidente degli Stati Uniti.