Oltre 123mila posti di lavoro tagliati da inizio anno, 38mila solo a maggio, un aumento di due terzi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e tre volte il totale del settore dei trasporti, secondo per licenziamento: i dati sul settore tech americano e gli sviluppi dei licenziamenti raccolti dal portale “The Kobeissi Letter” mostrano ampiamente quanto un cambiamento strutturale del mondo del lavoro nelle imprese più innovative sia già in atto e trasformativo. Si sarebbe dunque già alla metà del dato consolidato per il 2025, che ha indicato 245mila licenziamenti, con un mese d’anticipo rispetto alle proiezioni.
Nel mercato del lavoro Usa, nota Yahoo Finance, “nonostante un solido rapporto complessivo sull’occupazione per il mese di maggio , il settore tecnologico ha continuato a registrare il maggior numero di perdite di posti di lavoro”, spiegando che “la gravità della situazione dipende da chi viene considerato un lavoratore del settore tecnologico da chi effettua i conteggi, ma il dato di fatto è che la situazione è critica”.
L’IA crea e distrugge lavoro
Challenger, Gray & Christmas, fonte dei dati che il portale rielabora, indica che il dato è il più alto dal periodo del Covid-19, per la precisione dal maggio 2020, nel pieno del periodo nero della pandemia, e si inserisce in un contesto in cui i licenziamenti complessivi in America sono scesi del 43% anno su anno in linea generale rispetto al 2025, da quasi 700mila a meno di 400mila. Trueup alza a 150mila il totale dei licenziamenti nell’anno in corso. Nel 2026, in un colpo solo, Oracle tuttora detiene il record del maggior numero di posti di lavoro tagliati in un colpo solo: 30mila, secondo SkillySincer. Segue Amazon (19mila). Il portale rivela 135 casi di tagli di personale nel tech che per il 55% sono imputabili all’IA.
In generale il trend rimane quello: aumento dei licenziamenti nel tech in un contesto di tenuta generale dell’occupazione. Fermo restando che un taglio massiccio di personale è un evento ben più comune nelle aziende americane rispetto a quanto succeda nel contesto europeo, il dato è comunque notevole. Lo studio Challenger segnala che secondo gli autori l’intelligenza artificiale risulta già trasformativa del mercato del lavoro, dato che viene citata in buona parte delle cause di licenziamento o di obsolescenza dei posti di lavoro, e questo segnala al contempo un potenziale cambiamento della produttività e delle priorità delle aziende. Peraltro, il settore tech è anche il settore con più assunzioni, quindi questo mostra le dinamiche trasformative di molte aziende.
L’IA e la distruzione creatrice
Stanno venendo tagliati gli sviluppatori di base, gli intern spesso chiamati a compiti ripetitivi, i mansionari storicamente più semplici e i lavori di back-office più a basso valore aggiunto mentre aumenta la domanda di architetti del cloud, di programmatori capaci di governare gli algoritmi di frontiera, di esperti di reti neurali e machine learning. Meta ha deciso di ridimensionare il 10% della propria forza lavoro, Wix un quinto, Groupon potrebbe raggiungere il 25%: tutto a causa della ristrutturazione da IA. La “distruzione creatrice” dell’intelligenza artificiale è qui e dopo aver travolto pesantemente interi settori finanziari con un gioco di aspettative e timori ora inizia a valutare i suoi impatti sul lavoro, che non saranno unilaterali. Ma per molti posti di lavoro che l’IA creerà, è inutile nascondersi dietro al dito: alcune posizioni stanno rapidamente diventando obsolete. Per la maggior parte dei lavoratori coinvolti, magari, non sarà una catastrofe e tra reskilling e ricollocamento si potranno ottenere diverse compensazioni. Ma quando gli impatti arriveranno ai lavori meno qualificati, cosa succederà? La domanda resta tuttora senza risposta.
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