Il presidente americano Donald Trump vuole che TikTok continui a operare negli Stati Uniti, e la finanza e i potentati tecno-oligarchici che cercano una crescente entratura alla Casa Bianca si stanno organizzando per rilevare la filiale americana di ByteDance, la multinazionale che controlla il social network cinese bandito dalla Corte Suprema a gennaio poco prima dell’insediamento di The Donald.
La partita per TikTok e il nuovo capitalismo politico
Parliamo di “capitalismo politico” in purezza: Trump ha chiesto, in nome della libertà d’informazione e della volontà di sfondare politicamente tra le giovani generazioni, una risoluzione al problema di TikTok, che secondo diversi osservatori trasmette i suoi dati direttamente nei server della Repubblica Popolare, mettendo dunque a repentaglio la sicurezza tecnologica americana.
Vera o esagerata che sia, la questione ha aperto una corposa discussione negli States circa la possibilità che la maggioranza assoluta di TikTok sia rilevata da una cordata di finanzieri con passaporto statunitense. E non a caso in campo sono scesi molti imprenditori vicini a Trump, guidati dal venture capitalist Marc Anderseen, co-fondatore del gruppo Andreessen Horowitz, amico personale del presidente e di Elon Musk, che già nei mesi scorsi aveva accarezzato l’affare.
Anderseen guida la cordata dei magnati trumpiani
Anderseen ha costituito una cordata di finanzieri graditi a Trump pronti a realizzare il desiderio del Presidente di non far scattare il 5 aprile il bando all’attività del gruppo cinese negli States. Al suo fianco anche Blackstone, tra le multinazionali finanziarie più attive negli ultimi anni. Non a caso, a campagna elettorale ancora incerta il Ceo di Blackstone, gigante del private equity americano, Steve Schwarzman, ha annunciato prima dello stesso Elon Musk la sua intenzione di votare per Trump.
Al loro fianco si unirebbe un altro big del private equity, Silver Lake, mentre come ricorda il Financial Times “i grandi investitori esistenti di TikTok , tra cui General Atlantic, Susquehanna, KKR e Coatue acquisirebbero quote della divisione statunitense, pari a circa il 30% dell’azienda” e “Oracle, co-fondata dall’alleato di Trump Larry Ellison, si occuperebbe di proteggere i dati statunitensi di TikTok come parte dell’accordo”. Oracle è assieme a SoftBank e OpenAI centrale, sul fronte del cloud dati, nel maxi-progetto Stargate promosso dall’amministrazione Trump per mobilitare 500 miliardi di dollari di investimenti in intelligenza artificiale entro la fine del decennio.
Bezos e Amazon sfidano i “capitani coraggiosi”
Anderseen, Schwarzman, Allison: i “capitani coraggiosi” del trumpismo hanno creato una rete intricata per portare a termine l’affare. E hanno ottenuto l’effetto sperato da Trump di condizionare al rialzo la competizione, tanto che a sfidarli è sceso in campo nientemeno che un alleato dell’ultima ora del tycoon, Jeff Bezos, patron di Amazon, fresca del titolo di regina delle imprese globali per fatturato. Bezos, il più attivo tra i tecno-oligarchi desiderosi di acquisire spazio a Washington, ha scritto una lettera indirizzata al vicepresidente JD Vance e a Howard Lutnick, il segretario al commercio, provando a inserirsi nell’affare secondo fonti informate dei fatti consultate dal New York Times.
La convergenza tra i due gruppi, nota il quotidiano della Grande Mela, creerebbe problemi regolatori e di antitrust perché “Amazon ha alcuni legami con TikTok”: “L’app video, che conta 170 milioni di utenti negli Stati Uniti, è diventata un importante hub per lo shopping al dettaglio, con influencer che consigliano prodotti agli spettatori”. In particolare, “molti influencer incoraggiano le persone ad acquistare prodotti su Amazon, il che dà loro una percentuale delle transazioni e ha anche fornito alcune infrastrutture tecniche” dei suoi servizi web.
Bezos appare ad oggi in ritardo rispetto alla cordata di top manager e magnati vicina a The Donald, ma con la sua mossa mostra la volontà di apparire capace di agire e muoversi alla corte del Presidente. A Washington non serve intervenire direttamente nell’economia per condizionare il mercato: bastano i desideri del princeps di turno. Il primato della politica nel 2025 è anche questo. E TikTok è solo l’ultimo esempio.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

