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Il titolo di Facebook vola in borsa vola dopo che un giudice statunitense ha respinto le denunce antitrust federali e statali contro il colosso Big Tech che chiedevano alla società di social media di vendere Instagram e WhatsApp, affermando che la denuncia federale è “legalmente insufficiente”, come riporta l’agenzia Reuters. Le azioni di Facebook sono aumentate di oltre il 4% dopo la sentenza: l’aumento del prezzo delle azioni ha portato per la prima volta la capitalizzazione di mercato di Facebook a oltre 1 trilione di dollari. Il giudice James Boasberg della Corte distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia ha osservato che la Federal Trade Commission non è riuscita a dimostrare che Facebook abbia il potere di monopolio nel mercato dei social network, ma ha affermato che la Ftc potrebbe presentare una nuova denuncia entro il 29 luglio. “Sebbene il tribunale non sia d’accordo con tutte le affermazioni di Facebook, alla fine concorda sul fatto che la denuncia dell’agenzia è legalmente insufficiente e deve quindi essere respinta”. Il giudice ha inoltre sottolineato che la Ftc non ha adeguatamente supportato la sua tesi secondo cui Facebook ha più del 60% del mercato dei social media, pur sottolineando il fatto che l’agenzia potrebbe potenzialmente risolvere il problema in una nuova istanza.

Il giudice dà ragione a Facebook: “Non ha il monopolio”

Lo stesso giudice ha respinto una causa presentata da 47 Stati americani contro il colosso fondato da Marzk Zuckerberg, il quale – secondo l’istanza, respinta – avrebbe puntato a mantenere una posizione dominante con l’acquisto di potenziali rivali, compresi WhatsApp e Instagram. Motivo? Secondo il giudice avrebbero aspettato troppo a lungo per contestare le acquisizioni di Instagram e WhatsApp. Un portavoce di Facebook ha dichiarato: “Siamo lieti che le decisioni odierne riconoscano i difetti nelle denunce del governo presentate contro Facebook”. Un portavoce della Federal Trade Commission ha affermato che l’agenzia sta “esaminando attentamente la sentenza e valutando l’opzione migliore in futuro”. Come spiega la Reuters, il governo federale e gli Stati americani hanno intentato un totale di cinque cause legali contro Facebook e Google di Alphabet Inc lo scorso anno a seguito dell’iniziativa bipartisan di repubblicani e democratici circa la pesante ingerenza di Big Tech del dibattito politico.

Nel ricorso intentato dal procuratore generale di New York, la democratica Letitia James si sosteneva che Facebook avrebbe tentato di avere una posizione dominante sul mercato con l’acquisto di potenziali rivali. “Per quasi un decennio, Facebook ha usato la sua posizione dominate e il suo potere monopolistico per schiacciare i rivali e battere la concorrenza, tutto alle spese degli utenti comuni”, spiegava James in una nota, “oggi noi stiamo intervenendo per conto di milioni di consumatori e molte piccole imprese che sono state danneggiate dal comportamento illegale di Facebook”.

La politica si muove contro i colossi Big Tech

La battaglia legale, tuttavia, non è affatto chiusa. Come spiega al New York Post, Herbert Hovenkamp, ​​esperto di antitrust e professore di legge dell’Università della Pennsylvania, la Federal Trade Commission, l’agenzia che ha il compito di promuovere la tutela dei consumatori americani e di prevenire pratiche commerciali anticoncorrenziali, quasi sicuramente accetterà il “suggerimento” del giudice e presenterà una nuova denuncia contro Facebook il 28 luglio. L’esperto ha sottolineato di aver trovato insolita la decisione del giudice di respingere la denuncia, ma non l’intero caso. “Il giudice potrebbe aver pensato che ci fosse qualcosa di concreto alla base dell’azione legale, ma che la denuncia non era molto ben scritta per provarlo”, ha spiegato Hovenkamp.

Nel frattempo, si muove anche la politica. Il Congresso, infatti, sta attualmente valutando diversi progetti di legge che potrebbero ‘scorporare’ Facebook  e gli altri colossi di Big Tech. “I monopoli tecnologici non regolamentati hanno troppo potere sulla nostra economia”, ha spiegato il deputato dem David Cicilline, promotore del “The American Innovation and Choice Online Act”, legge che ridurrebbe la capacità delle grandi aziende tecnologiche di utilizzare le loro piattaforme per promuovere i propri prodotti prima di quelli dei concorrenti. “Sono in una posizione unica per scegliere vincitori e vinti, distruggere le piccole imprese, aumentare i prezzi ai consumatori e lasciare le persone senza lavoro. La nostra legge consentirà di livellare il campo di gioco”.

Ma c’è un’altra grana per Facebook, che secondo un tribunale del Texas, potrebbe essere implicato in un grave caso di traffico sessuale di minori. Tre donne hanno presentato una causa legale, spiegando di essere state costrette da adolescenti a prostituirsi da alcuni fruitori della piattaforma social. Facebook sostiene che la società non può essere incolpata per le azioni dei suoi utenti, ma il giudice Blacklock ha stabilito che se le tre donne dimostreranno in un ulteriore contenzioso che Facebook ha beneficiato consapevolmente o intenzionalmente dei loro abusi, la società può essere ritenuta responsabile sulla base della legge texana. Per Facebook si tratterebbe di un gravissimo danno d’immagine.