Il mondo corre con la rivoluzione dell’intelligenza artificiale e ha sempre più “fame” di tecnologie critiche, ma al contempo questa spinta deve fare i conti con colli di bottiglia industriali il più importante dei quali è rappresentato dal ruolo sempre più centrale di Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (Tsmc), il campione tecnologico dell’ex Formosa che regge buona parte del soddisfacimento della domanda del settore.
I conti record e il boom di investimenti di Tsmc
Tre elementi hanno contribuito a definirlo negli ultimi giorni. In primo luogo, i conti record di Tsmc, che è l’azienda dominante per la produzione di chip ad alte prestazioni fondamentali per la potenza di calcolo. L’azienda fondata da Morris Chang ha annunciato giovedì un aumento di oltre il 30% del fatturato dal 2024 al 2025, con un livello record di oltre 120 miliardi di dollari. La “fabbrica del mondo” della tecnologia vale da sola una volta e mezza Piazza Affari, sfiora i 1.800 miliardi di dollari di capitalizzazione ed è la sesta azienda per valore su scala mondiale.
Parimenti, in secondo luogo, Tsmc ha annunciato la volontà di espandere ulteriormente il suo business negli anni a venire. Tsmc prevede una crescita del 55% annuo delle entrate per la fornitura di chip al settore Ia per ogni esercizio dal 2026 al 2029 e prevede un’ulteriore crescita del 25% dei ricavi complessivi.

Dopo aver investito 101 miliardi di dollari dal 2023 al 2025, nel solo 2026 sono previsti investimenti in conto capitale per 52-56 miliardi di dollari. Praticamente quasi tre manovre finanziarie italiane in un anno, o quasi un terzo di Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza messo a terra da un solo colosso in un anno. Per fare un paragone, ha scritto l’analista Alessandro Aresu su Startmag, bisogna analizzare “gli investimenti degli attori europei della produzione di semiconduttori (Infineon, STM, NXP), che nel 2026 spenderanno tutti insieme meno del 10% della sola TSMC”.
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Il peso geopolitico di Tsmc
Questo ci porta al terzo punto: il peso geopolitico di Tsmc e il ruolo dell’azienda nell’incentivarlo. Aresu sottolinea giustamente che il gruppo fondato da Chang “ha dovuto immettere nel suo sistema operativo decisioni in grado di rispondere ai rischi politici, proprio per stare dietro agli strattoni della sicurezza nazionale”, e questo rende notevoli i suoi risultati. Tsmc si è dovuta inserire in uno scenario complesso che vedeva Taiwan pivot del confronto geopolitico tra Usa e Cina ma al contempo irrinunciabile piattaforma tecnologica di rango globale proprio per il ruolo del suo campione nazionale. I compromessi dell’azienda hanno seguito in parallelo quelli nazionali dell’isola più strategica del Pacifico, “Provincia Ribelle” secondo Pechino.
Una conferma la si è avuta nella giornata di giovedì. Mentre Tsmc stappava lo spumante per i conti-record, i delegati di Usa e Taiwan concludevano a Washington un accordo commerciale fortemente voluto dal presidente Donald Trump con cui Taipei spunta dazi al 15% sulle sue merci dirette oltre Pacifico in cambio di un importante impegno di investimento negli Usa. “Le aziende taiwanesi
di semiconduttori e tecnologia investiranno 250 miliardi di dollari negli Stati Uniti e Taiwan fornirà garanzie di credito per almeno tale importo”, nota il Financial Times, e 165, nel prossimo decennio, saranno proprio di Tsmc, che ha iniziato nel 2025 a produrre per Nvidia e Apple in Arizona. L’obiettivo per Washington è far sì che il 40% dei chip utilizzati negli Usa sia prodotto sul suolo americano. E senza Tsmc tale obiettivo non è semplicemente contemplabile.
Le sfide future di Tsmc
Per Tsmc la sfida sarà coordinare crescita della produzione e investimenti per evitare squilibri. Secondo il Ceo dell’azienda di consulenza manageriale International Business Strategies, Handel Jones, Tsmc dovrà evitare di avere una grande capacità in accesso e aspettare il futuro del mercato corporate dell’Ia per capire come modulare l’offerta industriale in base alle richieste del mercato.
Inoltre, secondo Semiconductor Business Intelligence “il nuovo nodo dei chip 2 nm e le espansioni all’estero ridurranno i margini di Tsmc negli anni a venire e, sebbene trasferiscano parte del costo ai clienti”, le previsioni sul futuro dei suoi profitti “non è minimamente paragonabile a quello che avrebbe potuto essere” se la produzione fosse rimasta solo a Taiwan.
Dati, questi, figli delle dinamiche strutturali della geopolitica tecnologica e di un mercato in crescita continua che ha portato l’Ia a essere una filiera in cui ogni nodo è come un globo che ha il suo personale Atlante chiamato a caricarselo sulle spalle. Per le unità di computazione questo ruolo tocca a Nvidia, per la manifattura di base a Tsmc. E se ad oggi questa dipendenza alimenta il business del campione di Taiwan, le criticità dettate dalla corsa globale all’Ia tra le potenze dovranno essere valutate attentamente nel contesto di un business in crescita.
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