Trump prova a ricucire con gli alleati: gli Usa propongo l’asse sui metalli critici

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Dopo un gennaio di fratture, sarà un febbraio di ricomposizione? Washington, questa settimana, ospiterà una riunione dei ministri dell’Economia dei Paesi occidentali più vicini agli Usa per provare a fare fronte comune su un dossier fondamentale per la sicurezza economica e nazionale di molti Stati: l’approvvigionamento di terre rare e altri metalli critici vitali per la prosperità di vari sistemi produttivi. Lo riporta il Guardian sottolineando la presenza di esponenti dei Paesi dell’Unione Europea, del Regno Unito, dell’Australia, della Nuova Zelanda e del Giappone in un consesso esteso a India, Corea del Sud, Messico e, in prospettiva, Argentina

Un “direttorio” di Paesi ritenuti affidabili che si è già riunito, su invito del Segretario al Tesoro Usa Scott Bessent, il 12 gennaio scorso per discutere proprio di queste filiere e che è presentato come di Stati like-minded, che condividono la stessa visione del mondo e del commercio, oltre che le medesime prospettive sulla crescita industriale del campo economico che vede un attore in particolare, la Cina, come rivale.

Like-minded partners e Friendshoring, ovvero costruzione di catene del valore condivise con attori dalla medesima visione del mondo, sono termini a lungo dominanti nel discorso politologico internazionale. Gli attori che converranno a Washington dovranno però capire in che misura gli Stati Uniti del presidente Donald Trump, desiderosi di diversificare le forniture di asset critici rispetto alla Cina, intenderanno cercare di costruire un fronte comune in materia di approvvigionamento di minerali come terre rare, rame, litio, argento, palladio, nichel senza cercare di accaparrarsi tutti i vantaggi di questo sistema. Scrive il Guardian:

Un argomento di discussione saranno le richieste agli Stati Uniti di garantire un prezzo minimo per i minerali essenziali e le terre rare. La notizia di questa settimana secondo cui Washington si sarebbe opposta all’idea ha fatto crollare le azioni dell’Australia, che si è posizionata come alternativa alla Cina per i minerali essenziali con la decisione di accumulare scorte di elementi come antimonio e gallio.

Segue le orme del Giappone, che da anni accumula attivamente riserve per rafforzare la propria resilienza di fronte alla volontà della Cina di interrompere le forniture per promuovere la propria politica estera.

Le grandi manovre nel settore estrattivo

L’asse che si va costituendo dovrà cercare un punto di caduta politico comune su questi scenari e consolidare la possibilità di esplorare delle capacità d’azione congiunte. Gli Usa, dal 2025 in avanti, hanno fatto dello strumento dei patti minerari e industriali con attori come Ucraina, Congo, Thailandia, Cambogia, Giappone, Corea del Sud e Taiwan una leva per espandere la loro capacità di approvvigionamento, ma ci sono capitoli come quello delle terre rare dove aggirare la primazia cinese è davvero complicato.

Mentre nel mondo aggregazioni private e scenari industriali parlano di grandi manovre in atto in materia di settore estrattivo, i Paesi occidentali devono trovare un framework comune su cui lavorare. Una chiave di lettura può essere data dall’alleanza nata a dicembre in materia di intelligenza artificiale: “Nel dicembre 2025, gli Stati Uniti hanno lanciato  Pax Silica , un’iniziativa volta a costruire catene di approvvigionamento sicure e resilienti per le tecnologie fondamentali dell’intelligenza artificiale, in particolare silicio e minerali critici”, nota l’International Institute for Strategic Studies (IISSS), sottolineando che “Pax Silica riflette la consapevolezza che la sola espansione nazionale non può risolvere il problema della sicurezza, mentre gli accordi bilaterali possono essere frammentati e di lenta implementazione”.

Potranno un accordo del genere e uno spirito di cooperazione come quello vistosi a gennaio a Washington riproporsi dopo che Trump ha messo in campo le sue mire sulla Groenlandia, con fini estrattivi tra le motivazioni principali, ha minacciato la rottura del campo occidentale e ha subito la fuga in avanti del Canada di Mark Carney, che ha invocato una rottura con l’ordine internazionale? Gli alleati degli Usa saranno pronti a una nuova progettualità comune con gli Usa? Una cartina tornasole della prospettiva in questione sarà la presenza a Washington di François-Philippe Champagne, Ministro delle Finanze e del Reddito Nazionale del Canada, che un mese fa parlava degli Usa come di partner like-minded, prima che Carney invocasse l’alleanza delle medie potenze come alternativa al tradizionale campo guidato dagli Usa. Passare dalla rottura alla ricomposizione è un passaggio critico. E in cui gli Usa devono mostrare una credibilità spesso messa in discussione nell’ultimo mese.