La Romania vuole puntare sulla fame occidentale di terre rare e metalli critici per espandere il suo ruolo come potenziale fornitore di Europa e Stati Uniti, in una fase cruciale per la competizione geoeconomica e industriale con la Cina. Il ministro dell’energia Bogdan Ivan ha dichiarato nella giornata del 16 febbraio che Bucarest detiene sul suo territorio 16 dei 32 materiali primi critici indicati dal Clean and Raw Materials Act europeo come decisivi per la competitività comunitaria.

Le ambizioni della Romania

Ivan, uomo di spicco del governo del presidente Nicosur Dan e del premier Ilie Bolojan, parlando con ProTV ha aggiunto che “questo ci posiziona al primo posto in termini di risorse del sottosuolo, terre rare e materiali rari. Quindi abbiamo la metà di ciò di cui l’Europa ha bisogno qui”, ha aggiunto. Romania Insider aggiunge che ci sarebbero dei progetti già attivi per potenziare lo sfruttamento da parte del Paese balcanico dei suoi giacimenti e ha parlato di un consorzio in via di costituzione tra l’azienda energetica statale Nuclearelectrica e il fondo statunitense Critical Metals Corp, capace di dare slancio. alla ricerca estrattiva.

Il miliardario di origini romene Frank Timis, 63 anni, oggi titolare della cittadinanza australiana, è dato come possibile sostenitore del progetto. Timis, fondatore della compagnia Gabriel Resources e protagonista della fase post-comunista delle privatizzazioni degli asset strategici romeni, è da tempo attivo in più progetti estrattivi in Africa.

Dalle miniere all’industria

Si va dalle terre rare al rame, passando per i metalli semiconduttori e altre risorse critiche. Ma la sfida chiave per la Romania sarà anche quella di potenziare la sua capacità industriale. Non solo di estrazione di minerali critici strategici si parla, ma di costruire una filiera integrata nella raffinazione e nello sbocco all’industria degli asset così solida da permettere robustezza e tenuta delle catene d’approvvigionamento occidentali.

GeoInsider ricorda, infatti, che l’ambizione di Bucarest non è solo quella di promuovere il suo ruolo come “miniera della democrazia” ma anche la spinta a “creare una filiera occidentale completamente integrata, dall’estrazione nel giacimento di Tanbreez in Groenlandia alla raffinazione e all’utilizzo industriale finale in Europa e negli Stati Uniti”. Nella discussione tra Nuclearelectrica e Cmc, infatti, rientrerebbe anche il progetto di un impianto di lavorazione delle terre rare in Transilvania, nella regione di Brasov, che potrebbe ottenere un finanziamento nel quadro del piano comunitario da 3,5 miliardi di euro.

La Romania si rafforza agli occhi degli Usa

La visione di sistema c’è, ora bisognerà tradurla in realtà con investimenti e strategie. SeeNews sottolinea che Bucarest è già attenzionata dall’Ue in tal senso: “nell’aprile 2025, tre progetti locali che coinvolgono materie prime critiche sono stati riconosciuti di importanza strategica dall’Ue”, con Bucarest che riceverà 300 milioni di euro per un impianto di raffinazione del rame a Hunedoara, nell’Ovest del Paese, più 315 per altri due progetti, rivolti rispettivamente all’estrazione di magnesio e grafite a Bihor, Nord-Ovest della Romania, e Gorj, a Sud-Ovest.

Imponenti capitali americani potrebbero prendere la via di una Romania che dopo le controverse dinamiche politiche del 2025 ha ritrovato il suo ruolo come cerniera tra Europa e Usa in nome della rilevanza del suo settore metallico e estrattivo. Curiosamente, il governo di Dan, ritenuto baluardo europeista dopo l’esclusione del candidato populista Calin Georgescu e la sconfitta del leader di destra George Simion, si rende utile all’amministrazione Usa di Donald Trump che aveva, tramite il vice J.D. Vance, contestato la presunta ingerenza comunitaria. L’asse minerario degli Usa è la priorità geoeconomica di Washington. E Bucarest si “emenda” agli occhi degli Usa prestandosi attivamente alla causa.

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