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Una nomina eccellente segnala l’importanza di Israele come “superpotenza” della tecnologia, ma plasma anche le nuove dinamiche geopolitiche del Medio Oriente e delle alleanze economiche e tecnologiche internazionale. A poche settimane dal termine del suo incarico, l’ex direttore del Mossad Yossi Cohen è stato infatti nominato capo della nascitura sezione israeliana di SoftBank, il grande fondo di investimenti giapponese specializzato in tecnologia che vanta partecipazioni in Uber, Alibaba, TikTok, Didi e altre importanti compagnie, maneggiando asset per circa 300 miliardi di dollari.

Globes ricorda che nel quadro del suo mandato Cohen dovrà confrontarsi con la divisione Emea (Europa, Medio Oriente e Africa) di SoftBank, dar sostegno alle compagnie hi-tech israeliane desiderose di espandersi e conquistare i mercati globali, valorizzare le strategie del gruppo a cavallo tra Europa e Asia, confrontarsi con Yannis Pipilis, direttore del Vision Fund di Soft Bank da 30 miliardi di dollari.

La mossa segnala un importante fenomeno di “porte girevoli” che in poche settimane ha condotto un esponente apicale di una delle intelligence più strutturate al mondo, dopo la fine del suo mandato, ad acquisire una posizione da top manager facendo da ponte con un mercato pienamente in espansione come quello israeliano. In una fase in cui il nuovo governo di Naftali Bennet punta fortemente sull’alta tecnologia per rafforzare l’economia di Israele e in cui Tel Aviv si conferma essere una superpotenza della cybersicurezza, dell’intelligenza artificiale e dell’applicazione delle tecnologie abilitanti l’ingresso del fondo guidato da Masayoshi Son può contribuire a accelerare un’ulteriore spinta in tal senso.

Cohen, recentemente sostituito alla guida del Mossad da David Barneanon ha alle spalle una carriera da investitore o manager, ma porterà in dote al sistema SoftBank un consolidatissimo bagaglio di esperienza nella sicurezza nazionale, terreno decisivo per lo sviluppo delle alte tecnologie in Israele. Una quesitone di vitale importanza per un gruppo come SoftBank, che mira a diventare il più strutturato attore del globo nel venture capital a favore delle nuove tecnologie. Cohen dovrà selezionare aziende di media taglia, con fatturato superiore ai 250 milioni di dollari, per promuoverne l’accelerazione e la trasformazione in “unicorni”, con capitalizzazione superiore al miliardo.

La storia recente è piena di esempi di figure del mondo politico e militare passate ad alti incarichi nel contesto dell’industria, specie in settori strategici ad alta intensità di relazioni con il mondo dei decisori. Pensiamo al passaggio di Gerard Schroeder dalla cancelleria federale tedesca alla presidenza del consorzio gasiero North Stream; all’ex vicepremier britannico Nick Clegg divenuto vicepresidente di Facebook; al generale David Petraeus, ex comandante della Cia e delle forze Usa in Iraq, entrato nel cda di Optiv, società di sicurezza e gestione dati. Ma il caso di Cohen è, sotto certi punti di vista, ancora più intrigante. In quanto somma al dato tecnologico ed economico anche un importante risvolto geopolitico.

La nomina di Cohen si inserisce in un triangolo tra Giappone, Israele e Arabia Saudita. Il regime wahabita di Riad è infatti fortemente vicino al gruppo guidato da Son, che è partner della monarchia del Golfo per il progetto Saudi Vision 2030 e, nonostante diversi scivoloni negli scorsi anni per i ritardi nello sviluppo del Paese, collabora attivamente con Mohammad bin Salman e i suoi sodali. La scelta di Cohen, in questo contesto, rafforza i canali sino ad ora esclusivamente informali con cui Israele e Arabia Saudita possono, di fatto, parlarsi e avvicinare il Santo Graal del mutuo riconoscimento diplomatico dopo la fase inaugurata dagli Accordi di Abramo. E il 22 novembre scorso in Arabia Saudita Cohen avrebbe accompagnato l’ex premier Benjamin Netanyahu a un vertice triangolare informale tra Riad, Tel Aviv e gli Stati Uniti a cui avrebbero partecipato anche Mike Pompeo e Mohammad bin Salman, riunitisi insieme in una prima storica per discutere del nuovo ordine internazionale scaturito dagli accordi. Nel contesto del summit Cohen e Netanyahu hanno perorato a Riad un maggiore coordinamento sotterraneo in chiave anti-iraniana e antiturca, aperto a uno storico processo di condivisione di notizie e di informazioni di intelligence.

La stipula di un accordo diplomatico tra Riad e Tel Aviv potrebbe, in un certo senso, essere avvicinata dalla nomina in SoftBank di Cohen. Uomo fedele alle istituzioni dello Stato ebraico che, da ex direttore del Mossad, conosce il contesto geopolitico, le istituzioni più importanti dell’agone mediorientale e, assieme al suo ruolo manageriale, porterà con sé competenze politiche e di intelligence. Che potranno aprire un nuovo fronte diplomatico nel quadro del sempre animato Medio Oriente contemporaneo.