Son-Altman, l’alleanza tra finanza e Ia per spingere Stargate

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI

Sull’asse Washington-Tokyo, questo fine settimana, sono andati in scena due bilaterali per plasmare la relazione economica tra Stati Uniti e Giappone. Nella capitale a stelle e strisce, Donald Trump ha ricevuto alla Casa Bianca il primo ministro nipponico Shigeru Ishiba, secondo leader straniero dopo Benjamin Netanyahu a raggiungere gli Usa dopo l’insediamento del neopresidente.

A Tokyo, invece, Masayoshi Son, patron di SoftBank, ha ricevuto Sam Altman, Ceo di OpenAI, per discutere del nuovo progetto Stargate in cui tanto il fondo guidato dal magnate nipponico quanto l’azienda creatrice di ChatGpt e madrina della moderna Ia generativa sono coinvolti.

Al centro del progetto, la maxi-scommessa di Son nell’azienda di Altman: da 15 a 20 miliardi di dollari per abilitare un round di aumento di capitali da 40 miliardi (su 260 complessivi di valutazione dell’azienda) e offrire a OpenAI tanto la capacità di sviluppare la sua potenza di calcolo e i suoi data center rompendo la storica dipendenza dal suo primo azionista, Microsoft, quanto le risorse necessarie per entrare nella partita di Stargate con tutte le risorse possibili.

Sono passate solo due settimane dal 21 gennaio, giorno in cui Trump alla Casa Bianca ha ospitato Altman, Son e il presidente di Oracle, Larry Ellison, per il varo di Stargate. Nel mezzo, il boom dell’Ia cinese di DeepSeek ha posto in essere una palese sfida per gli Usa e il loro sistema tecnologico a colpi di software e di hardware. Urgeva rispondere, e Altman e Son lo hanno fatto provando a mettere in sinergia capitali e competenze.

Il 68enne manager finanziario e il 39enne padre di ChatGpt possono apparire molto diversi nello stile e nella forma, ma condividono l’obiettivo ultimo di puntare fortemente sulla capacità del mercato dell’Ia di espandersi.

OpenAI scommette che SoftBank possa essere il socio di capitali visionario in grado di dare alle sue prospettive una nuova frontiera, il gruppo di Son invece punta sulla capacità dell’azienda di Altman “di continuare a far crescere sia la sua valutazione che la sua domanda di data center”, nota il Financial Times, aggiungendo che “i due gruppi hanno anche creato una joint venture in Giappone per vendere prodotti OpenAI e le società del gruppo SoftBank si sono impegnate a spendere altri 3 miliardi di dollari all’anno per i servizi OpenAI”.

La sfida della Cina pone in essere la necessità di una scommessa miliardaria per creare potenza di calcolo ed economie di scala. Ecco dunque che due attori finanziari e tecnologici sommano le forze per creare capacità e domanda laddove è più necessario farla emergere. Basterà? I nodi, negli Usa, saranno sull’energia necessaria per far correre Stargate e sull’immancabile questione dell’hardware che servirà a abilitarlo. Son e Altman vogliono accendere la scintilla. Ma sarà solo se si trasmetterà ai colossi dei chip e della manifattura tecnologica che il fuoco dell’Ia potrà, ulteriormente, divampare.