La prima metà di febbraio dei mercati finanziari è stata paradigmatica delle possibili svolte impetuose che l’adozione dell’intelligenza artificiale potrà creare in diversi settori economici su scala globale, principalmente nel comparto dei servizi. In ben quattro occasioni, infatti, l’emersione di nuove, possibili, applicazioni dell’intelligenza artificiale e l’annuncio di tecnologie apparentemente dirompenti da parte di giovani start-up hanno prodotto terremoti borsistici, trascinando giù interi comparti.
Il tracollo del software
A inizio mese si è molto parlato del Saas-Ageddon, ovvero della crisi del settore dei software acquistati in maniera modulare e costante dalle aziende per svolgere compiti specifici (Software as a service, Saas), dato che l’accelerazione del coding da parte dell’intelligenza artificiale ha posto in essere un novero crescente di dubbi sulla tenuta dei gruppi che storicamente traevano profitto da tale mercato. Quando Anthropic ha rilasciato Claude Cowork, il 12 gennaio scorso, gli operatori del campo si sono trovati spiazzati.
“All’inizio di febbraio, l’ ETF IGV, che replica il software nordamericano, era in calo di quasi il 20% da inizio anno e di quasi il 30% rispetto al picco di settembre. Il rapporto prezzo/utili prospettico del settore è crollato da circa 35 volte alla fine del 2025 a circa 20 volte oggi, tornando a livelli che il mercato non vedeva dal 2014″, nota Market Key. Cosa succede? Sostanzialmente, un messaggio ritenuto negativo in materia di mercato scatena meccanismi di vendita generalizzata acuiti dal fatto che un’ampia quota dei risparmi oramai è puramente passiva e gestita dagli Etf azionari dei grandi gruppi (BlackRock, Vanguard e via dicendo), trascinando nel calo interi comparti.
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L’Ia travolge assicurazioni, logistica e real estate
L’idea che i software possano essere azzerati dall’incidenza dell’IA è contestata da altri operatori, ma il trend verificatosi nel SaaS-Ageddon non è rimasto isolato. La scorsa settimana abbiamo avuto altri tre esempi. Lunedì, a farne le spese sono state le compagnie assicuratrici e i market broker di tutto il mondo. OpenAI, madrina di ChatGpt che rivaleggia con Anthropic per essere la prima big dell’Ia a sbarcare a Wall Street, ha sottolineato che la sua app Tuio può chiedere e garantire tramite chatbot la creazione di preventivi assicurativi strutturati, disintermediando molto del processo. In parallelo, le quotazioni dei gestori patrimoniale sono crollate.
E non finisce qui. Mercoledì e giovedi è crollato il real estate, sull’onda lunga di una medesima riflessione da parte degli operatori dell’immobiliare. Giovedì 12 febbraio, infine, è stata la volta della logistica. Il caos lo ha scatenato Algorhythm Holdings, ex produttore di sistemi di karaoke per auto, che fino a pochi giorni fa valeva solo 6 milioni di dollari e ha promosso una piattaforma, SemiCab, che dichiara di poter gestire da quattro a cinque volte più risorse e merci a parità di personale. Il Guardian riporta i dati dolorosi del settore di giovedì: indice Russel 3000 Trucking, -6% in un giorno, dopo esser corso nei giorni precedenti.
Tutto accade velocemente, con folate di emotività che rischiano di travolgere il mercato in suoi settori specifici. Come in una frana, basta una notizia legata a sistemi molto spesso ancora non provati nell’economia reale per trainare a fondo interi comparti. Questo mostra il nervosismo da Ia degli investitori, ma anche le altalenanti percezioni del sistema circa l’impatto trasformativo di queste tecnologie.
La sensazione è che siamo entrati in una fase nuova del mondo Ia: dopo l’iniziale entusiasmo che dal 2023 al 2025 ha prodotto una corsa all’investimento in tecnologie, hardware, algoritmi, negli ultimi mesi dell’anno scorso è iniziata a emergere una cautela crescente sulle possibilità trasformative delle tecnologie, sulla natura complessa dei conti economici delle imprese della potenza di calcolo e dei linguaggi naturali, sui costi in conto capitale che tale sviluppo comporta. Questa fase ha creato una rotazione verso settori solidi, industriali e tradizionali, tanto che a Wall Street solo pochi giorni fa il Financial Times parlava di attenzione sui settori “Anything but Tech“.
L’Ia inizia a far sentire, però, i suoi effetti. Lo fa in maniera indiretta, provando a dettare la linea di quali potranno essere i settori impattati e trasformati. Un tema centrale è il futuro del lavoro, come riporta la Cnbc:
Questo punto è stato ribadito in un saggio diventato virale all’inizio di questa settimana, in cui Matt Shumer, co-fondatore e CEO di OtherSide AI, ha affermato che i posti di lavoro entry-level e impiegatizi saranno sventrati a causa dell’intelligenza artificiale. L’impatto sarà più grande del Covid, ha scritto. Il saggio ha ottenuto 30 milioni di visualizzazioni in 24 ore.
La distruzione creatrice e le bolle nell’era dell’Ia
Tornano qui due importanti paradigmi della storia economico-finanziaria. Il primo è quello di Charles Kindleberger, storico delle crisi finanziarie, che ha ribadito più volte la ricorsività del ciclo di formazione delle bolle, dall’euforia al panico, per giungere allo schianto quando i fondamentali di una bolla appaiono venire meno. L’Ia spesso è stata discussa come una potenziale bolla, ma probabilmente prima di sgonfiarsi farà saltare le fondamenta di altri settori per ammortizzare una sua stabilizzazione finanziaria. Il secondo è il paradigma della distruzione creatrice promosso dallo storico del capitalismo Joseph Schumpeter, che teorizza la tendenza dell’economia di mercato a smantellare settori morenti e a trasformarli radicalmente in maniera radicale.
Questi paradigmi si possono, potenzialmente, saldare nel quadro di una pesante accelerazione indotta dall’Intelligenza artificiale, che offre la novità di veder trasformate da lineari a esponenziali le velocità con cui i cambiamenti prendono piede. Il mondo non è abituato al pensiero esponenziale che l’Ia impone di interiorizzare. Joel Mokyr, Philippe Aghion e Peter Howitt, vincitori del Nobel per l’Economia nel 2025, hanno profondamente studiato l’impatto del paradigma della distruzione creatrice all’era dell’IA.
Aghion, in particolare, ritiene che l’IA sul lungo periodo aumenterà la produttività globale senza travolgere l’occupazione e invita a guardare i tempi lunghi degli assestamenti in corso. La realtà concreta dovrà assorbire, in prospettiva, fasi di stravolgimento tutt’altro che secondarie in un contesto che vedrà questo processo messo più volte in discussione. Forse stiamo vedendo solo l’inizio di questa ondata. E con ogni probabilità il mondo plasmato dall’IA sarà molto diverso da quello che avevano, inizialmente, ipotizzato i tecno-entusiasti.

