Si blocca Microsoft, la globalizzazione va in pausa: così ci riscopriamo complicati e fragili

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Servizi bancari dal Sudafrica al London Stock Exchange paralizzati; gruppi media dall’Australia Broadcasting Corporation all’Associated Press e a Sky News Uk impossibilitati a andare in onda con le notizie con continuità; aeroporti di mezzo mondo col traffico in tilt, da Singapore a Amsterdam; compagnie aeree come Klm e Ryanair e gruppi ferroviari in tutto il mondo impossibilitati a tenere traccia del check-in dei passeggeri e del percorso dei loro viaggi; ospedali negli Usa e nel Regno Unito in crisi nel comunicare coi propri server.

Globalizzazione in tilt

Il blocco dei servizi Microsoft in tutto il mondo indotto da una crisi dell’azienda di cybersicurezza Crowdstrike, che ha prodotto problemi a cascata sui dispositivi del gruppo titolare del sistema Windows, e la cui origine va ancora identificata, si presta in tempo reale a un’importante analisi di matrice strategica: venerdì 19 giugno è stata messa in pausa una fetta consistente della globalizzazione per come la conosciamo, a causa di uno shock che ha colpito la sovrastruttura digitale di un mondo materiale che si basa su architetture tecnologiche complesse.

Le nostre società si dimostrano complicate, prima ancora che complesse, nel momento in cui una singola crisi a una sola relazione tra un gigante della tecnologia e un suo provider di servizi causa, in poche ore, conseguenze di portata mondiale mano a mano che dall’Australia al resto del mondo si diffondevano gli effetti dello shock.

Falcon, il software incriminato per il guasto

Toby Murray, professore associato presso la School of Computing and Information Systems dell’Università di Melbourne, Australia, citato dal Telegraph, ha spiegato che un singolo aggiornamento con bug di una sola licenza Crowdstrike sembrerebbe essere alla base di tutto: “CrowdStrike Falcon è stato associato a questa interruzione diffusa”, ha notato Murray. Falcon è “un software complesso” e “monitora i computer su cui è installata per rilevare intrusioni (hack) e rispondere a esse”.

Falcon, ha detto l’accademico, “è un po’ come un software antivirus: viene aggiornato regolarmente con informazioni sulle ultime minacce online (in modo da poterle rilevare meglio). Abbiamo sicuramente visto in passato aggiornamenti antivirus causare problemi. È possibile che l’interruzione di oggi sia stata causata da un aggiornamento buggato di Falcon”, ha chiosato il professore. Buggato come? Un errore umano? Una libreria file corrotta? Un attacco hacker? Un errore di interruzione di flusso Internet al momento del completamento del processo, magari per problemi di rete a cavi sottomarini o meccanismi di trasmissione? Tutto è possibile, anche più di una causa. Ma questo mette in luce la nostra fragilità: più le società sono complesse e fondate su tecnologie avanzate, più il colpo ai sistemi centralizzati ne mostra la fragilità.

La sfida della tecnologia

La tecnologia avanzata ha risolto grandi problemi al nostro mondo abbattendo tempi di comunicazione, costi di servizio e barriere economiche, produttive e sociali. Ma al contempo rischia di creare shock a catena in caso di crisi, se non governata con un meccanismo coerente che aggiunga a questa ampiezza una robustezza dei sistemi, per cui ad esempio una grande compagnia non trova caricati su un singolo cloud di una singola azienda per quanto grande e affidabile i suoi dati, i backup delle sue informazioni sensibili, insomma tutto ciò che ne garantisce la sopravvivenza. Specie considerato il fatto che l’economia dell’immateriale è in realtà….toccabile con mano. Cavi, data center, centri di calcolo: un danno fisico a uno di essi può creare problemi a cascata.

Vale per la tecnologia quanto scriveva, significativamente, a inizio pandemia di Covid-19 il filosofo Raffaele Alberto Ventura su Not: “i rischi sempre più numerosi che la società moderna è chiamata a gestire non sono «invenzioni» ma sue produzioni reali, per quanto involontarie”. Allora si parlava della trasformazione dei grandi centri ospedalieri cui era stata demandata la sicurezza sanitaria in centri di contagio a inizio pandemia. Ora si può parlare dell’affidamento totale della nostra quotidianità a Internet. Che vediamo riflessa nei post di coloro che in queste ore meravigliati scoprono di poter fare un check-in anche con un biglietto cartaceo per un volo aereo, a causa del blocco dei server tornato unica carta d’imbarco in molti aeroporti.

Sistemi robusti e sistemi complicati

“Il sistema tecnologico produce di fatto degli individui dipendenti dalla tecnologia”, notava Ventura ai tempi parlando della crisi sociale prodotta dalla pandemia e acuita dall’infodemia veicolata dai mezzi di comunicazione. Ragionando che “questa macchina non può permettersi nessun «calo di tensione» senza mettere in pericolo i milioni di persone che vivono in simbiosi con essa, che siano negli ospedali in senso stretto o nei centri urbani in senso lato. Il che significa inoltre che siamo indirettamente dipendenti dal modo di produzione che genera la ricchezza necessaria per finanziare questa tecnostruttura che ci tiene in vita”. Una chiave di lettura che si presta benissimo, ora che il calo di tensione è reale e non metaforico, a ricordarci la minaccia di guasti come quello odierno. Che chi ha intenzioni malevole e intendesse replicarlo in maniera consapevole starà studiando con attenzione…