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Per progetti infinitamente grandi bisogna diventare infinitamente piccoli. Non è una lettura in chiave moderna della saga di Lilliput ma la costante della partita globale dei chip, e in particolare di Tsmc, il colosso taiwanese che controlla poco meno di due terzi della capacità di produzione dei microprocessori di base, cuore della rivoluzione tecnologica in atto.

Tsmc sempre più centrale

A tal proposito, di recente Tsmc, azienda ancora guidata dal veterano della microelettronica Morris Chang, ha annunciato la produzione in massa di chip da 1,6 nanometri a partire dal 2026. In sostanza, chip di base più piccoli rispetto all’attuale target di 2 nanometri, più potenti per la capacità di calcolo, più performanti sul fronte della possibilità di sdoganare le nuove e moderne tecnologie di intelligenza artificiale. In sostanza, Tsmc scommette che il boom di aziende come Nvidia non finirà e che la potenza di calcolo dell’Ia non diminuirà trasformandosi in bolla. “Prevediamo che gli acceleratori di intelligenza artificiale saranno il motore più forte della crescita della nostra piattaforma e il maggiore contributo in termini di crescita incrementale complessiva dei nostri ricavi nei prossimi anni”, ha dichiarato il Ceo di Tsmc C.C. Wei.

I nuovi chip di Tsmc

La mossa è dirompente perché Tsmc sta puntando ancora ad avviare la produzione a 2 nanometri nel 2025. “Il nodo di processo N2 (2nm) di TSMC è sulla buona strada per la produzione in serie nella seconda metà del 2025, come previsto dal gruppo”, nota The Register. Per la testata “si prevede che ciò offrirà un miglioramento della velocità dal 10 al 15 percento alla stessa potenza rispetto alla tecnologia a 3 nanometri, o un miglioramento della potenza dal 20 al 30 percento alla stessa velocità e un aumento di oltre il 15 percento nella densità di transistor” in un chip.

Riducendo di un miliardesimo di metro (tanto è la misura di un nanometro) l’unità di base di ogni semiconduttore nello stesso spazio di una scheda grafica si potrà produrre dunque da un quinto a quasi un terzo di energia in più, presupposto fondamentale per alimentare la rivoluzione dell’Ia, che richiede fiumi di energia. Se i 2 nanometri sono già una rivoluzione – e Tsmc prevede di produrli tanto a Taiwan quanto negli Usa – Chang e Wei lanciando la tecnologia A16 di Tsmc per chip a 1,6 nanometri hanno previsto “un ulteriore miglioramento della velocità dall’8 al 10 percento alla stessa potenza rispetto a N2 e un ulteriore guadagno di densità del chip dal 7 al 10”, aggiunge The Register.

L’immateriale è reale

L’azienda rimane la più strategica per la manifattura tecnologica globale, con un valore vicino ai 1.200 miliardi di dollari è al nono posto tra le società più capitalizzate al mondo e, ora più che mai, ricorda quanto sarà l’industria produttrice di hardware a trainare la partita globale dell’Ia negli anni a venire. Sarà, dunque, una partita di industria: Taiwan l’ha capito, Washington pure. E in prospettiva la corsa sarà dunque a essere sempre più piccoli nel mondo materiale per essere sempre più grandi e potenti in quello in materiale. Tutti passando, inevitabilmente, dalla macchina da guerra di Morris Chang.

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