La geopolitica della corsa allo spazio
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Il Canada ha fatto sapere che bandierà ZTE e Huawei dalla rete 5G del Paese. La mossa di Ottawa ha scatenato mille tensioni e l’inevitabile reazione della Cina. Da Pechino il portavoce del ministero degli Esteri, Wang Wenbin, ha duramente criticato il governo canadese per la decisione di escludere dal network nazionale di telecomunicazioni i colossi cinesi, spiegando che il divieto è “infondato” e basato su inesistenti rischi per la sicurezza. “La Cina è fermamente contraria a tutto questo”, ha sottolineato il signor Wang, e “adotterà tutte le misure necessarie” per proteggere le aziende cinesi. In una nota diffusa dall’Ambasciata cinese in Canada si legge che i timori sulla sicurezza di Ottawa non sono nient’altro che un “pretesto per manipolazioni politiche”.

Il Canada, prosegue il comunicato della rappresentanza diplomatica cinese, “ha deciso di escludere dal mercato canadese importanti società cinesi per motivi di cosiddetta sicurezza nazionale senza alcuna prova conclusiva, generalizzando gravemente il concetto di sicurezza nazionale, violando i principi dell’economia di mercato e delle regole del libero scambio e danneggiando gli interessi legittimi delle società cinesi”. È per questo motivo che la Cina, conclude la nota, “valuterà in modo completo e serio questo incidente, e adotterà tutte le misure necessarie per salvaguardare i diritti e gli interessi legittimi delle aziende cinesi“.

La decisione del Canada

Facciamo un passo indietro per capire come e perché ha preso forma la decisione del Canada. Innanzitutto, con questa mossa Ottawa si è messa sostanzialmente in linea con i suoi alleati, ovvero con gli stessi Paesi con i quali condivide le informazioni di intelligence. Ricordiamo, infatti, che il Canada fa parte dell’alleanza di sorveglianza denominata Five Eyes assieme a Stati Uniti, Gran Bretagna, Nuova Zelanda e Australia, i quali hanno già vietato le apparecchiature Huawei dai loro territori.

“Adotteremo tutte le azioni necessarie per salvaguardare la nostra infrastruttura di telecomunicazioni”, ha dichiarato il ministro canadese dell’Innovazione, Francois-Philippe Champagne. Il ministro ha inoltre avvertito i fornitori di telecomunicazioni nazionali che erano soliti utilizzare apparecchiature delle aziende bannate. Ebbene, costoro devono provvedere alla sostituzione degli strumenti (a proprie spese) entro il 2027, e questo nonostante le società di telecomunicazioni canadesi, nel corso degli anni, abbiano speso quasi 546 milioni di dollari per apparecchiature Huawei per 4G e LTE.

“Siamo delusi ma non sorpresi. Siamo sorpresi che il governo abbia impiegato così tanto tempo per prendere una decisione. Vediamo questa come una decisione politica, nata dalla pressione politica principalmente dagli Stati Uniti”, ha detto, dal canto suo, il portavoce di Huawei Alykhan Velshi.



“Decisione politica”

La Cina continua a ripetere che la mossa del Canada non è altro che una decisione di natura politica. L’annuncio di Ottawa segue la conclusione di una revisione di sicurezza durata quasi quattro anni, e segnata da ricorrenti tensioni diplomatiche e geopolitiche tra i due Paesi.

Tutto è iniziato nel 2018 quando, in seguito a crescenti pressioni degli alleati – in particolar modo degli Stati Uniti – di vietare le apparecchiature 5G di Huawei per paure che potessero compromettere la sicurezza nazionale. Ottawa ha dichiarato che avrebbe analizzato la situazione, ma l’arresto su mandato di Washington in territorio canadese di Meng Wanzhou, chief financial officer di Huawuei, ha complicato l’intera vicenda.

La disputa si è quindi conclusa con il rilascio di Meng e con un inasprimento dei rapporti tra i due Stati seguito da quella che sembrava una timida distensione. Basti pensare che la Cina aveva da poco revocato un divieto alle importazioni di canola canadese. Un piccolo segnale di disgelo che potrebbe subito evaporare come neve al sole in seguito all’ultima mossa di Ottawa.

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