Rompighiaccio, per dominare l’Artico gli USA si accordano con Canada e Finlandia

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L’Artico rappresenta oggi una terra di frontiera che, grazie al riscaldamento globale, apre nuove e importanti prospettive dal punto di vista economico e commerciale, seconde solamente a quelle afferenti agli abissi marini.

Per questo, ma soprattutto perché è una nazione che si affaccia per un lunghissimo tratto su quella regione inospitale, la Russia da tempo ha individuato nell’Artico uno dei centri di gravità della sua strategia politico/militare, tornando a sviluppare infrastrutture e ampliando la sua flotta di rompighiaccio.

Mosca pertanto da qualche anno ha iniziato a “riaprire” le sue vecchie basi artiche e a costruirne di nuove tornando a rimilitarizzare l’area per avere un controllo strategico sulle risorse minerarie ivi presenti e sulle rotte Est-Ovest che passano dal Mar Glaciale Artico, innescando conseguentemente una diatriba internazionale sulla sovranità di quel mare che bagna altre nazioni, tra cui proprio gli Stati Uniti. Nella dottrina navale della Federazione russa, risalente al 2010 ma aggiornata nel 2015, Mosca aveva infatti previsto la creazione di un comando interforze per l’Artico, che poteva contare su una flotta consistente di rompighiaccio: la Russia ha infatti 40 di queste unità navali particolari, alcune di tipo “pesante” alimentate a energia nucleare.

Anche la Cina, che recentemente ha sviluppato una sua politica artica funzionale all’apertura di nuove linee commerciali marittime, possiede una flotta di 8 rompighiaccio di vario tipo, tra cui si annoverano 4 da ricerca polare: di questi, 3 sono di ultima generazione e capaci di operare con ROV e altri veicoli unmanned di superficie o sottomarini.

Gli Stati Uniti, al contrario, a oggi possiedono solamente 3 navi di questa particolare tipologia: i rompighiaccio pesanti Polar Star e Polar Sea, e un’altra unità di medio tonnellaggio, l’Healy. In realtà le unità disponibili per la Guardia Costiera sono solo due, in quanto dal 2010 il Pilar Sea è inattivo a seguito di un guasto all’impianto propulsivo e pertanto viene usato come fonte di pezzi di ricambio.

L’emergenza rompighiaccio era nota da tempo al governo statunitense: già a giugno 2020 il presidente Donald Trump aveva firmato un ordine esecutivo per sviluppare una flotta di queste navi, con l’obiettivo di costruirne tre di tipo pesante entro il 2030.

Da allora però sono stati fatti pochissimi progressi, in quanto i pochi cantieri navali statunitensi soffrono da tempo di carenza di manodopera specializzata e sono costretti a lavorare su diversi progetti per unità da guerra (sottomarini, fregate e cacciatorpediniere principalmente) che assorbono risorse umane e tecnologiche, generando quindi una diffusa e costante lentezza nelle costruzioni.

Come fare quindi per avere dei rompighiaccio in tempi ragionevoli senza contribuire al superlavoro dei cantieri nazionali?

Washington, a tal proposito, ha siglato l’11 luglio un patto con Canada e Finlandia (che possiedono rispettivamente 6 e 7 rompighiaccio in servizio) per lo sviluppo e costruzione congiunta di nuove unità rompighiaccio denominato ICE (Icebreaker Collaboration Effort) Pact.

L’accordo riferisce che nei prossimi sei mesi sarà sviluppato un piano di attuazione per costruire congiuntamente queste navi altamente complesse che saranno messe a disposizione di alleati e partner con interessi e responsabilità nelle regioni artiche e antartiche. Questa partnership, come riferisce la Casa Bianca, va ben oltre la produzione di navi rompighiaccio e l’espressione di capacità polari: si tratta di fornire alle nazioni che la pensano allo stesso modo i mezzi per proseguire il sostegno al diritto internazionale nelle regioni polari, a fronte della sfida lanciata dalle “nazioni autoritarie” che “stanno offrendo rompighiaccio al mondo e vogliono accaparrarsene il mercato”, come ha affermato il Consigliere per la Sicurezza Nazionale USA Jake Sullivan in una recente conferenza stampa, aggiungendo che “siamo determinati a far sì che le democrazie siano all’avanguardia nella produzione di rompighiaccio e capacità polari”.

Sullivan ha aggiunto che la Casa Bianca spera che il nuovo patto serva da apripista per una maggiore collaborazione nelle costruzioni navali tra nazioni politicamente allineate, similmente all’accordo AUKUS tra Stati Uniti, Regno Unito e Australia per la produzione di sottomarini a propulsione nucleare per la Royal Australian Navy.

“Se riusciamo a far funzionare tutto questo – e credo che possiamo farlo – allora diventerà un modello per altre forme di costruzione navale man mano che andiamo avanti” ha detto ancora il Consigliere “E diventerà un nuovo modello di come gli Stati Uniti possano ricostruire la propria industria cantieristica navale” ha tenuto a sottolineare, ricordando le difficoltà della cantieristica nazionale.

I funzionari della Guardia Costiera USA hanno riferito l’anno scorso che per svolgere le missioni artiche e antartiche ci sarà bisogno di 8 o 9 rompighiaccio polari, inclusi da 4 a 5 di tipo pesante e da 4 a 5 di tipo medio. Il programma Polar Security Cutter della Guardia Costiera ha i finanziamenti per costruire due nuovi rompighiaccio pesanti e sta cercando fondi per almeno un terzo.

Bisognerà poi capire quali saranno i requisiti delle nuove unità costruite dalla tre nazioni: avere nuovi rompighiaccio per fini militari rischia di far sì che le navi vengano progettate solo per quel compito o utilizzate esclusivamente per scopi di difesa, a discapito degli altri ruoli fondamentali come la ricerca scientifica, il soccorso nei mari artici e il sostegno alle comunità che vivono oltre il circolo polare in luoghi raggiungibili esclusivamente dal mare.