Skip to content
Giudiziaria

Processo all’hacker: difendersi dal cyberspionaggio non è reato

Il 9 luglio, a Perugia, è stato assolto Federico Ramondino, l'esperto di Cybersecurity processato per aver aiutato lo Stato a difendersi.
Cyber security (LaPresse)

Il 9 luglio si è tenuta l’ultima udienza del processo a carico di Federico Ramondino, l’esperto di cyber security finito al centro di una storia tanto complicata quanto assurda, nata dalle denuncia di Giulio Occhionero, arrestato nel 2017 dalla Procura di Roma con l’accusa di essere il padre del virus informatico EyePyramid. Occhionero, dal carcere di Rebibbia dove era rinchiuso con l’accusa di aver spiato ed esfiltrato dati sensibili per un decennio grazie alla creatura informatica a lui ricondotta dagli inquirenti, aveva denunciato alla Procura di Perugia l’operato del pm Eugenio Albamonte, dei vertici del Cnaipic e di Ramondino, che aveva prestato la sua consulenza nelle fasi iniziali delle indagini.

Ebbene, dopo oltre cinque anni di vero calvario, il processo si è concluso con un’assoluzione piena perché il fatto non sussiste. Un epilogo per nulla scontato, soprattutto per chi, come noi, ha seguito tutte le fasi di questa vicenda giudiziaria particolarmente intricata e simbolo dell’epoca che stiamo vivendo. Sì, perché in uno scenario geopolitico particolarmente complesso e con un conflitto alle porte dell’Europa che ha fatto esplodere il crimine informatico, il processo a Ramondino era un processo a tutti quegli esperti di sicurezza informatica che, in veste di consulenti, giornalmente sono chiamati a difendere le nostre infrastrutture a fianco delle forze dell’ordine. E in più di un’occasione ci siamo fatti la domanda: se Federico Ramondino sarà condannato, chi avrà più il coraggio di aiutare le istituzioni? Per fortuna, è una domanda a cui non dovremo cercare di dare una risposta.

Nell’ultima udienza, la sensazione era quella di trovarsi di fronte all’ennesima replica di uno spettacolo dove ormai gli stessi attori hanno perso l’entusiasmo. E in effetti il processo di Perugia, almeno secondo la parte civile, ovvero Giulio e Francesca Occhionero (anche lei arrestata nel 2017 con il fratello), doveva nascere sotto un’altra stella. Quando tutto è iniziato, nel 2018, sembrava che questo processo dovesse terremotare la Procura di Roma, colpendo l’allora presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati. Se tutto fosse andato come Occhionero aveva immaginato, proviamo a immaginare quale tempesta perfetta si sarebbe abbattuta sulla magistratura capitolina, dal momento che di li a poco sarebbe esploso il bubbone del caso Palamara.

Così non è stato. Albamonte e i vertici del Cnaipic sono usciti di scena subito e sul banco degli imputati è rimasto il solo Ramondino. Anche nell’ultima udienza, l’avvocato di parte civile Stefano Parretta si è detto sicuro che tutta la vicenda che ha poi portato all’arresto del suo assistito, Giulio Occhionero, sia in realtà partita da un Ramondino ossessionato dal voler dare un volto a chi si nascondeva dietro il malware EyePyramid, in accordo con Enav. Tutto, in effetti, era partito proprio da una mail sospetta ricevuta da Enav. Secondo l’avvocato Parretta, si sarebbe trattato di un complotto sulla pelle del suo assistito.

L’avvocato difensore di Ramondino – Mario Bernardo – dopo aver puntualizzato che le accuse dell’avvocato di parte civile non rientravano nemmeno tra gli argomenti trattati nel corso del processo, ma riguardavano il procedimento svoltosi a Roma a carico dei fratelli Occhionero, con un’arringa di oltre un’ora ha messo in fila tutti gli elementi più controversi di questo lungo processo. A partire dalla consulenza tecnica disposta dall’accusa e affidata a un esperto di intercettazioni telefoniche. Consulenza oggetto di dure critiche da parte della difesa anche nel corso delle passate udienze.

L’avvocato ha parlato dello scenario di oggi, che gli esperti del Clusit definiscono di “guerra cibernetica diffusa“, in cui le nostre infrastrutture sono costantemente oggetto di attacchi informatici potenzialmente devastanti. Davvero si può immaginare di condannare una persona che ha agito in difesa di queste infrastrutture su mandato delle istituzioni? “L’unica colpa di Ramondino – ha detto l’avvocato Bernardo – è quella di essere stato la scintilla grazie alla quale il Cnaipic e l’FBI si sono resi conto di una realtà [quella di EyePyramid] fino ad allora sottostimata e oggi riconosciuta universalmente. Lui è stato il primo ad accorgersene e, in un secondo momento, si è messo in moto il sistema giustizia che, con tutti i suoi limiti, è riuscito ad arrivare a Occhionero”.

Un’arringa che ha convinto la giudice Sonia Grassi, che dopo circa un’ora di camera di Consiglio ha emesso il verdetto. Giustizia – quella vera – è stata fatta. Adesso non resta che attendere l’inizio del processo di Appello a Roma a carico dei fratelli Occhionero. In particolare l’ingegner Giulio Occhionero, che al processo di Perugia non si è mai presentato perché oberato di lavoro ad Abu Dhabi, dove oggi vive, avrà così occasione di delineare meglio i contorni di quello che – secondo la sua convinzione – è stato un gigantesco complotto legato a doppio filo al Russiagate.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.