Il mondo delle tecnologie critiche per la rivoluzione digitale è sempre più competitivo e ora negli Stati Uniti anche il Pentagono si muove per investire nel decisivo campo dei chip. Settore ove gli Usa vivono una complessa dicotomia: da un lato, una strutturale dipendenza da parte delle catene del valore che puntano verso l’Estremo Oriente. Sia sul fronte dei Paesi rivali, come la Cina che detiene il controllo del processo di raffinazione di molte materie prime, che di alleati quali Taiwan, centrale nella manifattura dei chip di base.
La svolta Usa sui chip
Dall’altro, gli Stati Uniti hanno a disposizione una complessa rete di Università, il capitale umano più specializzato nel design dei chip, l’attrattività degli investimenti, la spinta del dinamismo del mercato dell’intelligenza artificiale animata da aziende come Nvidia e, soprattutto, fondi. Molti fondi. Al Chips Act dell’amministrazione Biden che vuole mettere in campo una cinquantina di miliardi di dollari per facilitare investimenti negli Usa si sta aggiungendo ora la crescita di finanziamenti mirati da parte del Pentagono tramite la Defense Advanced Research Projects Agency (Darpa), l’acceleratore tecnologico della Difesa americana. Erede di quell’Arpa entro cui fu incubato, negli scorsi decenni, il primo embrione del moderno Internet.
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Il ruolo della Darpa del Pentagono nella corsa ai chip
La Darpa ha messo sul piatto di recente ben 840 milioni di dollari per avviare il programma Next-Generation Microelectronics Manufacturing (Ngmm) garantendo questo finanziamento all’Università del Texas con sede a Austin.
Come ricorda Defense News, “lo sforzo finanzierà la ricerca e le attrezzature per creare un centro nazionale per la prototipazione di tecniche di fabbricazione all’avanguardia, che la Darpa spera daranno alla base industriale dei semiconduttori degli Stati Uniti un vantaggio competitivo“. Con oltre mezzo miliardo di dollari aggiuntivo da parte dello Stato del Texas l’investimento finale avrà, nel prossimo quinquennio, un valore complessivo vicino agli 1,4 miliardi di dollari.
Rispetto agli investimenti del Chips Act (Chips è l’emblematico acronico di Creating Helpful Incentives to Produce Semiconductors), miranti a facilitare il sostegno pubblico ai produttori nazionali e stranieri, da Intel e Qualcomm a Tsmc e Samsung, per l’installazione di foundries negli Stati Uniti e alzare almeno al 20%, dal 12% attuale, la quota di mercato americana nel mondo dei chip, i finanziamenti della Darpa hanno un obiettivo più orientato alla ricerca di frontiera, ai brevetti ingegnerizzabili, a rafforzare i contrafforti strutturali della caccia alle nuove tecnologie e ai brevetti.
Sono molti i campi dove gli Usa hanno margini di crescita: dalla litografia alle probe cards, sono diversi i campi in cui la microelettronica a stelle e strisce deve dipendere da rifornimenti di attori non americani.
L’economia è sicurezza nazionale
L’accordo Darpa-Università del Texas punterà a cercare nuove tecnologie e metodologie di impacchettamento dei chip che aiutino a massimizzare la memoria nel minimo spazio possibile e con i minori costi in termini di operatività. A suo modo qualcosa di simile a ciò che farà Silicon Box, l’azienda produttrice di chiplet in arrivo a Novara nel consolidamento della Chip Valley italiana. Investimenti, questi, dove l’accademia può dare la spinta all’industria. E su cui la Difesa, orientata a favorire vantaggi competitivi non solo in ambito strettamente militare, punta per rafforzare economia e sicurezza nazionale Usa. Due campi ormai intrinsecamente legati.

