È uno dei segreti meglio custoditi del mondo della tecnologia e una rete televisiva statunitense potrebbe averlo svelato, nella serata di martedì 8 ottobre (nelle prime ore di mercoledì 9 ottobre in Italia: chi si nasconde dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, il misterioso creatore di Bitcoin, e probabilmente uno degli individui più ricchi del pianeta.
Il documentario HBO Money Electric: The Bitcoin Mystery del regista Cullen Hoback ha suggerito che potrebbe trattarsi del canadese Peter Todd, uno sviluppatore canadese che nel 2009, anno in cui Bitcoin è stato utilizzato per la prima volta, aveva solo 23 anni e frequentava ancora l’università. Secondo il Hoback, solo qualcuno che avesse partecipato alla creazione di Bitcon potrebbe avere una competenza simile a quella di Todd, che era molto attivo tra i forum online dei pionieri della moneta.
Todd inoltre avrebbe uno stile di scrittura simile a quello di Nakamoto, pure lui attivo online nelle prime fasi dell’invenzione: la “pistola fumante” vantata dal regista nella sua inchiesta sarebbe un’interazione del 2010 in cui Todd risponde a un post di Nakamoto in modo preciso e molto informato, quasi come se stesse continuando il suo ragionamento. Todd, sostiene Hoback, in quell’occasione avrebbe commesso un passo falso, rispondendo per sbaglio col proprio account personale invece di utilizzare quello di Nakamoto.
Durante il documentario, Hoback interroga Todd per chiarire questa coincidenza, ma non ottiene risposta. E già prima dell’uscita del documentario Todd ha affermato in un’email di non essere Satoshi, definendo il film “irresponsabile” e potenzialmente pericoloso per la sua vita: vai a sapere se qualche investitore deluso possa fargliela pagare.
Alcuni esperti hanno espresso scetticismo sulla rivelazione, spiegando che Todd non possiede le conoscenze approfondite di crittografia e sistemi di pagamento digitale tipiche del creatore di Bitcoin. La tesi di Hoback ha suscitato comunque un certo interesse, dato che il creatore del bitcoin è una figura quasi mitologica per gli appassionati di criptovalute e da oltre quindici anni un argomento di discussione tra gli analisti. Nakamoto, la persona o il gruppo di persone che si nasconde dietro questo nome, ha collaborato con altri sviluppatori sul software di Bitcoin fino a metà 2010, apportando tutte le modifiche al codice sorgente da solo. Successivamente, cedette il controllo del codice sorgente e altri dati chiave trasferì a vari membri di spicco della comunità Bitcoin.
Si stima che Nakamoto possieda tra i 750.000 e 1.100.000 bitcoin. Nel novembre 2021, quando il valore del bitcoin superò i 68.000 dollari, il suo patrimonio netto sarebbe stato fino a 73 miliardi di dollari, rendendolo la 15ª persona più ricca al mondo in quel momento. Nel gennaio di quest’anno, il wallet digitale associato a Nakamoto ha ricevuto un inaspettato versamento da circa 1,2 milioni di dollari in bitcoin da parte di un utente anonimo. La transizione diretta al cosiddetto genesis wallet, il primo mai realizzato e inattivo dal 2010, secondo alcuni poteva essere un modo per costringere Nakamoto a rivelarsi.
Non era la prima volta: i fan di Nakamoto inviano spesso piccole somme sul suo portafoglio, come regalo di compleanno per celebrare la nascita della tecnologia messa online per la prima volta il 3 gennaio 2009. Ma si era mai verificato un trasferimento così grande. Nel corso degli anni, diverse persone sono state indicate come potenziali Nakamoto: persino Elon Musk.
Dal canto suo Todd, un ricercatore prodigio, del resto ha iniziato a interagire con figure chiave della comunità crittografica sin da adolescente, ben prima che Sakamoto pubblicasse il famoso white paper che fonda la teoria alla base di Bitcoin. Nonostante i contributi significativi di Todd allo sviluppo di Bitcoin, lui sostiene di non aver avuto un ruolo attivo nella creazione della criptovaluta, spiegando di essere stato troppo occupato con la scuola e il lavoro. Ha dichiarato che ci sono centinaia, se non migliaia, di persone che potrebbero aver creato Bitcoin, e che la vera identità di Satoshi rimarrà probabilmente sconosciuta.
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