Franco Gabrielli sprona governo e Parlamento ad accelerare sul fronte dell’applicazione del decreto che istituisce  l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn) pubblicato su iniziativa dell’autorità delegata e del premier Mario Draghi a giugno. Gabrielli, promotore dell’istituzione di un corpo operativo interno al perimetro di sicurezza nazionale ma esterno al Dis e alle strutture dei servizi segreti, in audizione alla Camera ha sottolineato che l’Italia è “arrivata tardi sull’argomento” e che i gap da colmare, a suo avviso, sono notevoli: la Germania si è dotata trent’anni fa di un’agenzia per il cyber, la Francia l’ha promossa nel 2009, Usa e Regno Unito hanno portato con forza in ambito Nato il tema della tutela militare e strategica del perimetro cybernetico. Per l’ex comandante della polizia chiamato assieme a Elisabetta Belloni a rimettere ordine nel comparto intelligence italiano l’iniziativa legislativa deve presto essere seguita da azioni concrete.

Il decreto è già al vaglio del Parlamento, ma Gabrielli ha chiesto di slegare la discussione in materia dal dibattito sulla riforma della Legge 124/2007 che governa l’attività dei servizi segreti, e che con ogni probabilità sarà rimandato alla prossima legislatura. Dopo lo scrutinio del Copasir, le camere dovranno votare la conversione effettiva in legge del decreto che permetterà di aprire il reclutamento per la nuova agenzia e ne definirà i vertici. Il prefetto teme che una burocratizzazione eccessiva e un forte rallentamento delle discussioni alle camere possano ritardare la possibilità che l’Acn veda la luce.

La strada scelta da Draghi e Gabrielli è decisamente laboriosa, ma a detta del prefetto necessaria per evitare che il Dis risultasse eccessivamente gravato da oneri operativi e per separare i vari ambiti dell’attività di governo del rischio cyber, ivi compresa la parte tecnica che meno compete ai servizi. In sostanza quel che si vuole costituire è un sistema che definirà coerentemente il perimetro di competenze e attività operative dei vari enti. Così da permettere che alle strutture della Difesa e dell’intelligence competano tutte le attività di cyber-defence cyber intelligence, lasciando al nuovo apparato la cyber-resilience, lo sfruttamento degli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza destinati alla cybersicurezza e la supervisione per il completamento del perimetro nazionale di sicurezza cybernetica avviato dal governo Gentiloni al cui sviluppo dovranno cooperare forze pubbliche, imprese, università, enti di ricerca. Tutto questo in coerenza con le nuove strategie Nato e la direttiva Nis comunitaria.

Gabrielli ha forse calcato più duramente del previsto la mano sui ritardi dell’Italia nel cyber, che tra gli addetti ai lavori sono più ritenuti legati a un problema di governance che a un’effettiva mancanza di conoscenze tecniche o di comprensione delle priorità operative del sistema Paese, ma la sua “sferzata” in tal senso è funzionale a evitare che le questioni politiche possano affossare il suo progetto. Il timore di franchi tiratori, specie dopo il ritorno in auge dello strappo tra Giuseppe Conte, che sul cyber aveva mostrato un interesse estremamente confusionario, e il Movimento Cinque Stelle è elevato. E Gabrielli teme che sulle questioni di sicurezza nazionale i partiti possano tornare nuovamente a piazzare le proprie bandierine. Col Copasir guidato da Fratelli d’Italia con Adolfo Urso, a un cui convegno Gabrielli aveva per rispetto all’opposizione annunciato la nascita dell’agenzia cyber, il confronto è continuo per portare l’Acn in porto senza danni collaterali. E Gabrielli è stato blindato anche dal Partito Democratico, per mezzo di Enrico Borghi, responsabile per le Politiche per la sicurezza nella segreteria del Pd e membro del comitato di Palazzo San Macuto. Ha ragione Franco Gabrielli, bisogna accelerare, come ha ribadito pochi giorni fa il Pd, sul dl per istituire l’Agenzia unica. La sicurezza Cyber rappresenta un asset strategico fondamentale per la sicurezza e gli interessi nazionali. Le forze politiche non perdano tempo e agiscano senza indugi”, ha affermato.

La palla passa dunque a Camera e Senato: quella che si sta preparando è una rivoluzione della governance del cyber, perimetro sempre più fondamentale per la sicurezza nazionale su cui il sistema-Paese non può restare sguarnito. Ma al contempo Gabrielli deve ricordare che la fretta, su temi come questi, può essere cattiva consigliera: per questo sarà ottimale se dal dibattito parlamentare l’Acn uscirà perimetrata nel migliore dei modi sotto il profilo della governance, dell’attività operativa, delle priorità, delle interlocuzioni con la politica. Per evitare che ai ripetuti, e si spera in via di esaurimento, “giochi di spie” si sommino rischiose partite politiche sul cyber nei mesi a venire.

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