Molto spesso, nel dibattito mediatico torna alla ribalta la questione delle presunte minacce che le reti di ultima generazione nel settore delle telecomunicazioni, funzionali a portare al servizio dei cittadini la tecnologia 5G, porrebbero alla salute collettiva e dei cittadini.

La tesi di chi sostiene che il 5G possa essere fonte di problemi per la salute umana si fonda soprattutto sull’idea riguardante l’ampia frequenza di banda che la rete di ultima generazione permetterà di toccare e che, secondo i critici del 5G, potrebbe causare un vero e proprio inquinamento elettromagnetico in grado di influire sulla salute umana e di provocare potenzialmente delle malattie. Su tali preoccupazioni, molto spesso legate anche ad errori e imprecisioni nella comunicazione di matrice scientifica e tecnologica in campo mediatico e politico, si è innestato un humus e un sottobosco complottista ben più rischioso, che ha avuto il suo culmine nei giorni di inizio della pandemia di Covid-19 in Europa.

Thomas Cowan, medico statunitense radiato dall’ordine della California nel 2017, ha tra marzo e aprile 2020 pubblicato diversi video in cui affermava l’esistenza di un rapporto di effetto e causa fra il coronavirus e le nuove reti ultra veloci per le telecomunicazioni senza portare alcuna evidenza scientifica a riguardo. L’isteria si è diffusa in diversi Paesi e nel Regno Unito, principalmente nell’area di Birmingham, sono stati registrati attacchi e incendi appiccati a strutture di diffusione del 5G. Casi analoghi hanno riguardato anche il Belgio e la Francia. Ma quali sono le preoccupazioni maggiori su cui i critici del 5G fanno leva per chiedere uno stop alla costruzione di nuove infrastrutture di ultima generazione e che hanno dato vita a vere e proprie alleanze organizzate e a iniziative di singoli amministratori locali anche in Italia per sospendere tali lavori? Analizziamole assieme.

L’impatto delle nuove reti

Uno dei fattori che desta maggiore allarme tra i critici del 5G è la natura fortemente pervasiva delle nuove infrastrutture di rete. Utilizzando in particolare onde elettromagnetiche di frequenza appartenente alla banda 26,5-27,5 GHz il 5G imporrà una proliferazione di antenne nelle città che per alcuni analisti e esperti potrebbe risultare nociva alla salute in caso di “inquinamento” elettromagnetico eccessivo. Tra i gruppi che in Italia hanno posto particolare attenzione a questo tema vi sono l’Associazione per la prevenzione e la lotta all’elettrosmog (Apple), l’associazione “Medici per l’ambiente” (Isde Italia), l’Associazione italiana elettrosensibili (Aie), l’associazione “Malattie intossicazione cronica e ambientale (Amica).

A queste preoccupazioni ha risposto l’Istituto superiore di sanità con una pubblicazione in cui sottolinea che “gli unici effetti sulla salute umana dei campi elettromagnetici a radiofrequenza che siano stati accertati dalla ricerca scientifica sono gli effetti a breve termine, di natura termica, dovuti a meccanismi di interazione tra i campi e gli organismi biologici ben compresi” e questo non cambierà nel contesto dell’interazione tra esseri umani e nuove reti nella fase che si aprirà e sarà contraddistinta da un’incentivazione delle comunicazioni tra singoli dispositivi. Fenomeni questi ben compresi dalla scienza: il 5G nella sua forma attuale usa onde simili a quelle del 4G, semplicemente su una diversa banda di frequenze. “L’energia trasportata da un’onda elettromagnetica incidente sul corpo umano viene in parte riflessa, in parte assorbita ed in parte trasmessa dal corpo stesso”, prosegue l’Iss sottolineando che l’organismo umano può tollerare tranquillamente sbalzi e oscillazioni nella temperatura corporea inferiori al grado centigrado.

I limiti alle emissioni

Da tempo questi fenomeni sono noti e i decisori politici e le autorità di regolamentazione sono attenti a fissare precisi standard per ridurre gli impatti delle tecnologie sulla salute pubblica regolamentando la taglia delle emissioni elettromagnetiche consentite. Risulta interessante sottolineare il fatto che l’Italia è il Paese europeo con il più basso limite di emissioni elettromagnetiche: 6 V/m e 0,1 Watt/mq. Soglie tanto ridotte da esser state criticate da compagnie come Iliad, che le ritengono addirittura insufficienti a render pienamente performante il 5G nazionale.

L’Alleanza Stop 5G ha recentemente protestato per la proposta legata al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che contiene una spinta accelerata sulla digitalizzazione e il 5G, di portare tale soglia a 61 V/m e 10 Watt/Mq. Un aumento sensibile che però non rappresenterebbe uno scostamento pericoloso: si tratterebbe, nota D Daydi “allineare l’Italia agli altri Paesi dell’Unione Europea”, che proprio in 61 V/m hanno in molti casi il limite standard. Sul fronte dell’innalzamento delle emissioni si ha una prima aporia per quella faglia più estrema della critica al 5G che sfocia nel complottismo: certamente “non sbaglia chi dice che alzare i limiti è un favore agli operatori”, che avendo più margini per le emissioni “spendono molto meno per realizzare la rete, ma è anche vero il contrario, ovvero che se i limiti non si alzano gli operatori continuano comunque a distribuire antenne sul territorio, perché alla fine devono raggiungere un target di copertura”.

In questo contesto alzare le soglie potrebbe rappresentare un fattore di disincentivo alla proliferazione di antenne nel contesto delle città e potrebbe anche aiutare sul profilo ambientale e della sostenibilità, evitando una corsa alla costruzione di nuove torri e ripetitori che possono deturpare i quartieri e le aree verdi dei centri urbani. Marco Bella, esponente del Movimento Cinque Stelle, ha scritto di recente sul Fatto Quotidiano che un’eccessiva costruzione di torri per il 5G senza adeguamento delle frequenze rischierebbe di causare dei danni all’ambiente e alla salute di altri esseri umani in forma più indiretta ma infida: “Le terre rare per i componenti elettronici” delle torri in questione “provengono per lo più da paesi in via di sviluppo, e l’estrazione di quei minerali avviene spesso in condizioni di sfruttamento per le popolazioni locali; per non parlare dell’impatto dell’estrazione mineraria sui loro ambienti”.

5G e malattie: nessuna correlazione

Allo studio Iss precedentemente citato si possono sommare rapporti promossi dall’Organizzazione mondiale della sanitàdalla Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non Ionizzanti (Icnirp) dell’Unione europea. Entrambi concordi nel sottolineare come non esista alcuna correlazione tra danni fisici all’organismo umano e proliferazione di reti 5G all’interno degli attuali standard. I rischi di un’esposizione a un territorio ricolmo di torri alle soglie di frequenza attuali, insomma, sarebbero pressochè nulli rispetto a quelli che potenzialmente possono essere prodotti da una prolungata e continua esposizione alle radiazioni emesse da device come i telefoni in caso di scorretto utilizzo.

E la Fondazione Airc ha voluto chiudere ogni dibattito riguardo le possibili coincidenze tra radiazioni elettromagnetiche e cancro sottolineando che “non ci sono attualmente prove scientifiche sufficienti a sostenere un rapporto diretto di causa ed effetto”, confermando un’analisi tossicologica del 2018 pubblicata dal Dipartimento della salute statunitense che è stata condotta sottoponendo delle cavie a una costante emissione di onde.

Se il complottismo è dunque presto sfatato, è bene sottolineare che le problematiche e le preoccupazioni connesse al legame tra rivoluzione digitale e salute non vanno sottovalutate o rubricate a fattori connessi a ignoranza o superstizione. Il miglior modo per garantire una fine calma e ordinata a queste problematiche è legato alla focalizzazione, da parte di decisori politici, ricercatori e media, sugli effetti virtuosi della nuova connettività e sulla risoluzione dei problemi di governance, etici e sociali che la rivoluzione dell’innovazione in corso avrà sulle nostre vite. Per mettere tecnologie come il 5G veramente al servizio dell’uomo e del progresso.