Pechino, l’IA offerta a prezzi stracciati. E i supersconti cinesi diventano un problema globale

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Tutto è iniziato con un comunicato stampa diramato lo scorso sabato da DeepSeek. La startup cinese ha annunciato che avrebbe reso permanente lo sconto del 75% sul suo modello di intelligenza artificiale di punta, il V4-Pro. Questa notizia è stata accolta con entusiasmo dagli utenti, che hanno visto ridursi drasticamente i costi di accesso alla tecnologia. Allo stesso tempo, tuttavia, per i concorrenti della “balena bianca” il taglio dei prezzi ha rappresentato una sfida tutt’altro che trascurabile.

Xiaomi ha risposto riducendo a sua volta i prezzi delle interfacce di programmazione delle applicazioni (Api) per i suoi modelli migliori basati sull’IA fino al 99%, allineandoli così alle tariffe di DeepSeek. Altri player cinesi potrebbero presto fare lo stesso, innescando così una vera e propria guerra dei prezzi dell’Ia con potenziali ripercussioni globali.

Una strategia del genere, basata su sconti così aggressivi, rischia di alimentare una corsa al ribasso in un mercato già ipercompetitivo – come lo è quello del Dragone – nonché di essere in contrasto con la tendenza internazionale del settore verso la monetizzazione dei servizi e gli aumenti di prezzo. Detto altrimenti, mentre oltre la Muraglia tutti cercano di ottenere guadagni, in Cina sta probabilmente prendendo forma un fenomeno economico già riscontrato sul fronte dell’automotive.

IA in Cina: prezzi al ribasso e troppa competizione

Il governo cinese non ha alcuna intenzione di assistere a una concorrenza “di tipo involuzionistico in uno dei settori strategici del Paese. C’è una parola precisa per indicare una competizione malsana dove gli attori economici, per conservare la propria posizione o contendersi un mercato limitato, investono risorse ed energie senza però generare aumenti degli utili: nèijuan, alla lettera “involuzione”.

Qiushi, una delle principali riviste del Partito Comunista Cinese (Pcc), ha più volte affrontato il tema spiegando che l’allarme scatta quando le aziende più grandi fanno involvere quelle più piccole, con ricadute a cascata sui singoli lavoratori, sui consumatori e, ovviamente, sull’economia nazionale. L’IA cinese, dunque, rischia di essere scossa da una preoccupante concorrenza sfrenata che potrebbe trascinare a picco le capacità di produzione, abbattere i prezzi in maniera irrazionale e provocare gravi perdite.

Dal canto suo, DeepSeek non ha rivelato se il massiccio sconto praticato fosse dovuto all’aumento della fornitura dei chip Ascend 950 di Huawei, utilizzati per massimizzare le prestazioni di V4, o per altre ragioni. Nello specifico, l’azienda ha ridotto i costi dell’Api V4-Pro a un importo compreso tra 0,025 e 6 yuan per milione di token (circa 0,0035-0,83 dollari), a seconda del tipo di utilizzo, rispetto ai precedenti 0,1-24 yuan.

Due approcci diversi

Ci troviamo di fronte a due approcci diversi. Mentre i player cinesi dell’IA puntano a competere con i loro omologhi stranieri per ottenere più clienti, proponendo costi inferiori a prestazioni uguali o addirittura avanzate (l’offerta di DeepSeek è oltre dieci volte più economica rispetto a quella di OpenAI), le società statunitensi penetrano in maniera aggressiva nel mercato aziendale per poi vendere i propri prodotti alle imprese alla ricerca di profitto più o meno immediato.

La rivista The Diplomat ha spiegato ancora meglio il differente modus operandi adottato dai protagonisti dell’IA di Usa e Cina. All’ombra della Città Proibita, molte startup del Dragone ritengono che la vittoria finale non passi per forza dalla realizzazione del modello più avanzato, ma dalla capacità di offrire un prodotto sufficientemente competitivo a un costo strutturalmente più basso. L’obiettivo? Erodere progressivamente il vantaggio dei rivali, fino a mettere in discussione la sostenibilità dei loro modelli di business basati su prezzi premium.

Attenzione però, perché già nel 2024 il noto esperto hi-tech Lee Kai Fu spiegava all’Economist che attrarre più clienti – e quindi accumulare più dati su cui addestrare algoritmi sempre più sofisticati – conta poco se i conseguenti minori ricavi significano molte meno risorse da investire nelle costose risorse di calcolo necessarie per l’addestramento.