Oltre 1,9 miliardi di dollari di fatturato, una crescita del 93% rispetto allo stesso periodo del 2025 e del 19% rispetto al trimestre precedente: Palantir ha presentato di recente i suoi conti per il secondo trimestre e i dati notevoli possono far sorridere il Ceo Alex Karp. L’azienda specializzata in analisi dati d’alto profilo, spesso utilizzata in tecnologie critiche per la sicurezza nazionale, titolare di algoritmi operativi in diverse aree di business, vede ancora un ruolo importante nei ricavi del governo statunitense, che toccano 809 milioni di dollari crescendo del 90% anno su anno, ma ormai vede l’intera quota del settore commerciale a stelle e strisce avvicinarsi come peso complessivo di fronte a un aumento del 149% nello stesso periodo.
Negli ultimi tempi Palantir ha fatto parlare di sé per molti motivi: i suoi algoritmi sono risultati centrali nel Project Maven del Pentagono, utilizzato operativamente in Venezuela e Iran per la ricerca obiettivi e il targeting; l’acquisizione della tecnologia di Maven Smart System da parte della Nato si è trasformata in operatività in Europa a giugno, come comunicato dal Comando supremo delle potenze alleate in Europa (Shape). In Europa il ruolo delle tecnologie Palantir si è scontrato con i desideri di autonomia strategica da parte di vari Paesi: la Francia ha visto l’intelligence interna,la Dgsi, sostituirla con ChapsVision, in Regno Unito si è aperto il dibattito sull’affidamento a Palantir di molti dati del sistema sanitario. Il fronte dell’uso delle tecnologie Palantir nel sistema di monitoraggio delle controverse politiche dell’immigrazione negli Usa, poi, ha suscitato dibattito.
Insomma, tutti parlano dell’azienda guidata da Karp che, a suo modo, è un componente centrale nell’attuale rivoluzione tecnologica, anche nelle sue sfaccettature più controverse. L’integrazione strategica del gruppo con gli apparati federali Usa ha spesso fatto molto discutere (anche se, va detto, è ormai tendenza organica per tutti i grandi player tecnologici) mentre, dati alla mano, in un periodo di crescita impetuosa le tecnologie dell’azienda fanno sempre più gola anche a attori del settore privato.
Palantir, nel pieno del boom dell’intelligenza artificiale e della domanda di tecnologie all’avanguardia per la sicurezza nazionale e lo sviluppo tecnologico dei Paesi più avanzati, in campo civile e securitario, sta crescendo a ritmo serrato. L’azienda fondata da Karp e dal magnate Peter Thiel, per fare un paragone, fattura oggi in un trimestre ben più di quanto faceva, cinque anni fa, in un intero esercizio: per l’anno fiscale 2021 Palantir riportò ricavi complessivi per 1,54 miliardi di dollari, il 58% dei quali da contratti federali. Oggigiorno, l’azienda sembra aver espanso ampiamente il peso del settore privato nel cuore della sua clientela, come dimostrano i progetti presentati in passato con varie aziende e i dati concreti dell’ultima trimestrale, che vedono la quota attestarsi poco sotto il 42%.
Ciò si spiega con l’ampia e crescente diffusione di necessità di analisi dati complesse e ad alto profilo che impieghino algoritmi personalizzati per le esigenze di molte realtà. E non è un caso che Palantir, prevedendo per l’intero 2026 un fatturato complessivo oltre gli 8,1 miliardi di dollari, sottolinei la netta crescita della componente non governativa generata dai clienti statunitensi.
Forza e strategia di un’azienda al confine critico tra sicurezza nazionale, frontiera dell’innovazione strategica e nuovi paradigmi operativi dell’Ia si testano nel mercato e nei margini di crescita, ma anche nella discesa in campo per plasmare una visione a tutto campo: dalla promozione della visione della “Repubblica Tecnologica”, capace di unire innovazione e sicurezza per mantenere l’Occidente competitivo dagli avversari esterni, alla recente apertura, assieme a altri big, a una promozione dei modelli aperti di Ia anche negli Usa, Palantir dichiara di farsi alfiere di una “intelligenza artificiale sovrana”. Un concetto di sovranità, quello à la Palantir, che può essere espresso in vario modo. Come invito alla sovranità delle aziende sui propri dati e le capacità di gestirli o come sovranità degli Usa e dei Paesi alleati di fronte alle sfide esterne: per Karp e i suoi, il minimo comune denominatore è che l’azienda può contribuire a rispondere a ogni evenienza. A suo modo il bilancio in crescita di Palantir è un simbolo, anche, dello spirito di tempi in cui il governo dell’incertezza e l’analisi di scenario sui dati e la costruzione di modelli e previsioni complesse diventano asset critici e ricercati. Ovvero ciò che alimenta, passo dopo passo, il business in continua espansione di Palantir. Azienda cui si applica, del resto, la stessa domanda fondamentale che coinvolge molti big dell’intelligenza artificiale: quanto a lungo durerà ancora la crescita di ricavi e margini di profitto? E quanto la corsa di alcuni Paesi a cercare alternative finirá per creare potenziali competitor al gruppo? Queste sfide andranno valutate con attenzione negli anni a venire per capire i margini prospettici di crescita che Palantir nel prossimo futuro.
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