L’amministrazione Usa di Donald Trump e il governo cinese di Xi Jinping hanno smarcato politicamente e gli investitori definito concretamente il nuovo assetto di TikTok, così da mantenere sotto controllo americano l’algoritmo e lo storage dei dati della celebre piattaforma social di proprietà della cinese ByteDance, la cui grande diffusione negli Usa aveva generato apprensioni tecnologiche e di sicurezza nazionale.
Chi ci sarà nella nuova TikTok
Ebbene, ne è emerso un sistema di governance e di diffusione della proprietà che può apparire potenzialmente replicabile nel quadro dei complessi rapporti sino-americani e può fornire una traccia per altre ipotizzabili joint venture volte a superare una guerra fredda tecnologica ormai più competitiva che mai.
Si chiamerà TikTok Us Data Security (USDS). ByteDance al suo interno deterrà meno del 20% delle quote, il 19,9%, come legalmente prescritto. Il veicolo aziendale che sarà titolare della filiale americana del social avrà come principale detentore di quote un consorzio di tre partner ciascuno col 15% di azioni: Oracle, la società del cloud del magnate Larry Ellison; il private equity Silver Lake, operativo in molte manovre finanziarie del sistema legato a Trump come l’operazione per portare fuori da Wall Street il produttore di videogiochi Electronic Arts compiuta in sinergia col genero del presidente, Jared Kushner, e il suo fondo Affinity; infine, Mgx, fondo d’investimento degli Emirati Arabi Uniti, già attivo nel progetto Stargate sull’intelligenza artificiale.
Informazioni e tecnologia
Assieme a loro, un sistema articolato di azionisti minori che vanno dal family office della famiglia Dell, titolare dell’omonima azienda tecnologica, a Xavier Niel, fondatore di Iliad e il fondo Susquehanna di Jeff Yass. “La joint venture manterrà l’autorità decisionale sulle politiche di fiducia e sicurezza e sulla moderazione dei contenuti per gli utenti statunitensi, mentre le entità globali di TikTok gestiranno l’integrazione dei prodotti internazionali e le attività commerciali, tra cui l’e-commerce e la pubblicità”, nota Abs-Cbn.
In sostanza, il soggetto cinese potrà operare come struttura di mercato, e dunque cercare di valorizzare le attività del gruppo, generare ritorni finanziari e programmare investimenti, ma ci sarà una separazione sulle informazioni strategiche che saranno immagazzinate nei data center statunitensi, mentre sempre americane saranno le responsabilità sullo sviluppo degli algoritmi. E in quest’ottica, il custode delle informazioni strategiche sarà Oracle, sempre più centrale nel mondo delle tecnostrutture di importanza sistemica nella superpotenza a stelle e strisce.
Le letture strategiche dell’affare TikTok
L’affare si presta a importanti letture d’ordine strategico. In primo luogo, così facendo gli Usa ottengono l’obiettivo di non far saltare un social su cui operano 200 milioni di cittadini e di non esacerbare le rivalità con la Cina mantenendo al contempo la precondizione della sicurezza nazionale. Parallelamente, in secondo luogo, Oracle acquisisce un ruolo imponente in termini di sicurezza dei dati, poiché dovrà garantire la tracciabilità e lo storage dei dati generati, e questo chiaramente amplia le prospettive di un gruppo che dal cloud alle aziende Ia fino all’espansione dell’impero mediatico di Ellison, passando anche per Paramount, la Cbs e le mire su Warner Bros Discovery, si estende come struttura multicanale e trasversale, vera e propria “Compagnia delle Indie” digitale.
Terzo punto da sottolineare è il fatto che questo accordo può rappresentare la cartina tornasole per future intese con altre società cinesi la cui operatività negli Usa è ritenuta problematica per Washington e mostra una mediazione tra diritto dell’economia, sicurezza nazionale e “ingegneria” capitalistica tra potenze, sistemi istituzionali, finanza e potentati tecnologici. Ma, infine, va ricordato che con l’accordo Washington rinuncia a un approccio binario verso la Cina, sul dilemma tra consentire e vietare qualcosa a un’azienda legata a Pechino, ma cerca compromessi.
Un regalo alla Cina?
Questa necessità è dovuta sicuramente alla popolarità di TikTok ma anche al fatto che gli States stessi non vogliono che la rivalità tecnologica con la Cina arrivi ad estreme conseguenze. Jim Secreto, ex funzionario della Casa Bianca e dei Dipartimenti del Commercio e del Tesoro, è arrivato a scrivere sul Financial Times che l’accordo è un “regalo alla Cina” e che “con la questione statunitense risolta, ByteDance si colloca ora ai vertici delle aziende tecnologiche globali” e Trump avrebbe “rimosso una restrizione a un’azienda cinese in rapida evoluzione. Washington ha stabilizzato una delle più importanti aziende tecnologiche di Pechino”.
Risolvendo la questione, nota Secreto, ByteDance, che fattura oltre 155 miliardi di dollari, sarebbe risultata solida perché “la sua capacità di operare a livello globale è stata preservata, mantenendo intatti i flussi di dati e la tecnologia di base”.
Un dato che mostra quanto i giganti di Pechino siano ormai divenuti talmente strutturati che per il sistema tecnologico, industriale e finanziario degli Usa, anche al servizio del potere degli apparati, è ormai divenuto inevitabile conviverci, essendo venuta meno la possibilità di azzopparli senza conseguenze. Siamo entrati in un mondo nuovo, in cui però margini di convergenza tra Usa e Cina possono esistere. Purché la possibilità di compromessi, obbligati in caso di un’app tanto popolare ma plausibili anche su dossier tecnici, non sia univocamente tolta dal tavolo. E non è detto che sia una pessima notizia.
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