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Esiste un elemento che, a detta dei giganti statunitensi dell’intelligenza artificiale come il Ceo di OpenAI Sam Altman, sta mettendo il bastone fra le ruote allo sviluppo “democratico” dell’IA generativa di matrice statunitense. Questo elemento si chiama diritto d’autore (copyright) o, più precisamente, dottrina del “fair use”, ovvero quell’insieme di leggi e regolamenti che limitano l’accesso ad opere e materiali protetti da copyright senza una previa autorizzazione rilasciata al soggetto che intende farne uso. OpenAI e tutte le altre aziende che operano nel gigantesco e iper finanziato settore dell’IA si nutrono di materiale prodotto da autori privati per istruire i propri chatbot come ChatGPT, ma per fare questo potrebbe essere necessario violare una legge che ora, con l’avvento di Trump alla Casa Bianca e il suo approccio di ampia deregolamentazione nei confronti dell’IA, potrebbe trovare terreno fertile per essere superata.

Gli interessi societari e la sfida con la Cina

Ed è proprio Altman il protagonista di queste pressioni rappresentate da una proposta politica presentata presso l’Office of Science and Technology della Casa Bianca, un ufficio di supporto all’esecutivo federale che offre consulenza su aspetti scientifici, ingegneristici, tecnologici e di sicurezza della politica nazionale intrapresa dal presidente. D’altronde, le intenzioni dell’amministrazione Trump sul tema dell’IA sono state chiare fin dall’inizio, deregolamentazione e corposi investimenti che hanno portato a pochi giorni dall’insediamento ad annunciare il piano di investimenti privati da 500 miliardi di dollari nel settore denominato “Stargate”, con il supporto esterno del governo federale degli Usa. Perché? Perché mai prima d’ora la corsa all’IA rappresenta uno dei maggiori, se non il maggiore, terreno di scontro geopolitico con la Repubblica popolare cinese, che negli ultimi mesi ha comunicato al mondo di essere sostanzialmente al passo con il rivale americano anche tramite l’immissione nel mercato del noto chatbot “Deepseek” che ha momentaneamente superato ChatGPT negli Usa.

Anche lo stesso Altman lega la necessità di superamento della regolamentazione sul copyright alla competizione geopolitica con la Cina. Le sue affermazioni in questo senso sono piuttosto chiare: “Se gli sviluppatori della RPC hanno accesso illimitato ai dati e le aziende americane vengono lasciate senza accesso al fair use, la corsa all’IA è effettivamente finita”, ha scritto l’azienda nella sua proposta politica. “L’America perde, così come il successo dell’IA democratica” si legge nella conclusione della proposta. Non è ancora chiaro quale possa essere l’orientamento in merito della Casa Bianca, ma con Trump è facile aspettarsi un possibile avallo legislativo e governativo che segnerebbero il raggiungimento di un punto di non ritorno in materia.

I procedimenti giudiziari in cui è coinvolta OpenAI

L’approvazione governativa risolverebbe anche delle spinose questioni giudiziarie in cui OpenAI si trova coinvolta. L’azienda è infatti attualmente sotto inchiesta dopo la denuncia da parte di alcune aziende dell’informazione e dell’editoria, fra cui anche il New York Times, che hanno ingaggiato una battaglia contro le pratiche con cui OpenAI addestra i propri strumenti di IA commettendo una potenziale violazione di proprietà intellettuale e sottraendo illegalmente materiale prodotto da autori, scrittori, giornalisti per i propri scopi senza una previa autorizzazione o un previo accordo.

Un tema noto e che stava particolarmente a cuore a Suchir Balaji, ex ricercatore di OpenAI trovato morto a 26 anni nella sua abitazione di Los Angeles il 26 novembre 2024. Tre mesi prima Balaji si era dimesso da OpenAI perché in disaccordo con le pratiche con cui la società per la quale lavorava traeva profitti e addestrava i propri chatbot. Pochi giorni prima della sua morte, classificata dalla polizia di San Francisco come un caso di suicidio, Balaji aveva rilasciato alcune interviste a grandi giornali e aperto un blog nel quale denunciava il sistema contro il quale si stava in una certa misura rivoltando, cercando di sottolineare l’importanza della proprietà intellettuale per il futuro di internet e dell’intera umanità. La sua famiglia oggi non crede all’ipotesi del suicidio ma propende verso quella di un omicidio mirato dovuto alle posizioni da lui assunte, cercando disperatamente le prove per dimostrarlo.

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