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Un triangolo centrabile su Milano renderà il Nord Italia la “capitale” europea dei chip? Un fatto sempre più possibile se sarà confermato che l’azienda di Singapore Silicon Box, che ha annunciato un investimento da 3,2 miliardi di euro in Italia, sceglierà di dirigersi verso Novara per realizzare il suo nuovo impianto di produzione di chiplet funzionali alla crescita della microelettronica nazionale.

Qualora il colosso di Singapore scegliesse Novara, il baricentro della partecipazione italiana alla partita globale della microelettronica si consoliderebbe sulle direttrici del capoluogo lombardo e contribuirebbe a creare una vera e propria “Chip Valley” centrata su una catena del valore integrata. Non si mira, ovviamente, a un’autosufficienza difficile da conseguire a livello italiano e comunitario, ma a creare un ecosistema industriale virtuoso e scalabile. In che modo? Valorizzando una filiera che in Italia inizia ad esser consistente.

L’Italia vuole giocare la sua partita un mercato in cui i chip di memoria diventano cruciali per sdoganare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale e in cui la microelettronica fa sì che si evolvano processi che vanno dal data mining all’internet delle cose (IoT) e si valorizzi l’esposizione digitale degli oggetti della quotidianità e dei macchinari industriali, degli asset di rilevanza pubblica e delle infrastrutture, dei veicoli civili e degli strumenti militari. Tutto diventa una “piattaforma” in cui sono i dati a fare la differenza nella creazione di valore aggiunto, nel controllo dei processi produttivi e di servizio, dell’integrazione e della manutenzione di sicurezza di ciò che manda avanti le nostre società. E di questa piattaforma i chip sono come le fondamenta.

L’Europa vuole battere un colpo in una partita che, come Alessandro Aresu ha ricordato ne Il dominio del XXI secolo, vede protagonisti Usa e Cina. “Ormai il digitale pervade ogni settore industriale, dalle comunicazioni all’energia”, ricorda Aresu. Questa vita digitale ha un “corpo”, sottolinea l’analista geopolitico sardo. Un corpo “così piccolo da risultare invisibile. Il software è legato all’hardware. I programmi informatici si basano sull’integrazione di miliardi di componenti di base sui chip, attraverso la continua e avveniristica – quasi magica – evoluzione dei semiconduttori, soprattutto del silicio”, interpretata per anni dalla celebre Legge di Moore che calcolava, matematicamente, la relazione inversa tra l’evoluzione della potenza dei chip e la loro dimensione. Tutto questo “per avere più potenza di calcolo in uno spazio minore. Questa vita invisibile di uno smartphone, di un sensore, di un’automobile è al centro della competizione mondiale”.

A Taiwan Tsmc è l’azienda chiave per analizzare i mega-trend del mercato di base delle componenti dei chip; negli Usa Nvidia ne sdogana le applicazioni sull’intelligenza artificiale; in Europa il Chips Act comunitario mobiliterà fino a 43 miliardi di euro fino al 2030 per portare dal 10 al 20% la quota dell’Ue nel mercato mondiale dei microchip. L’Italia si sta muovendo da tempo per adeguarsi a questa grande strategia e, sul fronte dell’alleanza occidentale, contribuire a blindare catene del valore della microelettronica capaci di assecondare i trend di friend-shoring e alleanze industriali volti a consolidare partnership tra Paesi alleati di fronte all’ascesa di attori come la Cina nel settore. Il governo Draghi aveva iniziato cercando di portare all’incasso un investimento del colosso americano Intel; quello di Giorgia Meloni ha deciso di puntare 4,2 miliardi di euro fino al 2030 dopo la nascita del Chips Act europeo per accelerare la filiera. Non è dato sapere, per ora, se parte del piano accelererà l’investimento di Silicon Box, il più grande nuovo insediamento industriale di un attore straniero in Italia del nuovo millennio, ma se confermato lo sbarco a Novara si creerà un triangolo industriale in Val Padana di assoluto rispetto.

Vertici di questo triangolo sarebbero località dall’elevata rilevanza strategica: innanzitutto, Agrate Brianza, paese in provincia di Monza che sorge a due passi dalla “giugulare” dell’industria del Nord Italia, l’autostrada A4. Qui ha sede StMicroelectronics, il colosso italo-francese a partecipazione pubblica insediato anche a Grenoble e in Sicilia a Catania che è tra i massimi elaboratori di chip complessi per il settore industriale e automotive e tra i realizzatori di wafer avanzati in Europa. Una parte dei lotti produttivi sono promossi da St in alleanza con l’israeliana Tower Semiconductor.

Secondo vertice del triangolo, Cernusco Lombardone, presso Lecco, dove ha sede Technoprobe, tra i maggiori realizzatori al mondo di schede di verifica e di prova dell’efficace funzionamento dei microchip più moderni. Technoprobe è egemone nella produzione di questi dispositivi microscopici che permettono di validare l’efficienza di un chip di pochi nanometri destinato ad essere utilizzato in circuiti integrati di alta complessità tecnologica.

Infine, ci sarebbe Novara: Silicon Box, lo ricordiamo, produce i chiplet, ovvero i “mattoncini” che consentono di rendere più efficaci e scalabili i processi di realizzazione. Come ha ricordato IlSoftware.it, i chiplet “permettono di suddividere un singolo microprocessore in più chip più piccoli, che vengono poi assemblati a formare il prodotto finale. Ogni chiplet può essere progettato e fabbricato separatamente, anche utilizzando tecnologie e processi di produzione diversi. La combinazione di vari chiplet consente di creare una soluzione più complessa e versatile. Con i chiplet i produttori possono offrire maggiore scalabilità e flessibilità, puntare su un migliore utilizzo delle risorse, ridurre i costi di produzione”. Dalla Lpe di Baranzate alla Spea di Volpiano (Torino), che produce macchinari per certificare i chip, sono molte le aziende che si depositano attorno a questo distretto strategico (un elenco esaustivo è offerto da StartMag).

Al centro di tutto, Milano. Polmone finanziario, tecnologico, della ricerca. Centrale di proiezione dell’economia italiana in Europa e nel mondo. E hub strategico per i collegamenti internazionali tra talenti, personalità, operatori industriali e i flussi di capitali. Oltre che, ovviamente, sede di Borsa Italiana, obiettivo di tutti gli operatori in cerca di capitali. E del Politecnico di Milano centro della ricerca sui chip: “dal 2017, autori europei compaiono nel 25% di tutta la ricerca pubblicata sui semiconduttori, con circa 104mila articoli accademici, il 54% del quale pubblicato con collaborazioni internazionali”, nota l’Agi. Su scala mondiale, “guardando alle università più attive, il Politecnico di Milano è la prima università italiana, al 15esimo posto con 1.220 pubblicazioni”. Un’attenzione crescente che passa sia per l’industria che per la ricerca. E a cui le istituzioni hanno l’onore e l’onere di dover prestare attenzione: una rivoluzione è in atto. E il Made in Italy che deve essere maggiormente valorizzato perché vinca nel mondo, con buona pace di pomodori Igp, mozzarelle di bufala e pistacchio di Bronte, è quello che si plasma nell’industria di frontiera. In cui l’Italia, entrata tra i grandi della Terra soprattutto grazie all’industria, deve credere e giocare da protagonista.

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