Nella corsa all’intelligenza artificiale gli Stati Uniti rivendicano di avere le migliori tecnologie, i maggiori capitali, le aziende più dinamiche (a partire da Nvidia) e il capitale umano qualificato, ma c’è un fronte su cui il confronto con la Cina è pesantemente penalizzante per Washington: quello della rete elettrica e della generazione dell’immensa capacità di energia necessaria a alimentare i data center e l’aumento della potenza di calcolo.
L’energia che serve a far correre l’Ia
Per fare un esempio, come analizzato dall’analista di strategie energetiche Mark Nelson, il progetto Stargate da 500 miliardi di dollari richiederà, per i suoi 5 siti volti a alimentare la capacità di calcolo di OpenAI negli Usa, un’energia paragonabile al consumo di 25 milioni di cittadini americani, praticamente come se d’un tratto la popolazione statunitense salisse del 7%.
“Negli Stati Uniti”, nota Quartz, ” i limiti energetici sono diventati il principale ostacolo allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, con i tassi di sfitto dei data center che hanno raggiunto il minimo storico del 2,3%”, in un contesto in cui “l’impennata della domanda ha creato uno squilibrio senza precedenti tra ciò di cui le aziende hanno bisogno e ciò che la rete può offrire”, mentre una rete vecchia e non adatta a gestire la potenza di carico vede i costi del nuovo transito ricadere anche sulle bollette dei cittadini comuni, che pagano l’extra-traffico dettato dall’Ia. Su questo fronte, la Cina può vantare una combo invidiabile: più generazione, una rete rinnovata da investimenti recenti e margini di riempimento dell’offerta ancora accettabili.
La corsa energetica della Cina
Al 2024, la Cina produceva oltre 30.800 TWh annui di energia, il triplo degli Usa secondi, e rispetto al passato ha ridotto dal 50 al 30% la dipendenza del carbone. Escludendo il nucleare, la Cina ha immesso in rete oltre 9.000 TWh di energia rinnovabile, per la metà da idroelettrico, risultando la prima produttrice al mondo, doppiando gli Usa e coprendo da sola un terzo dell’offerta mondiale. Questo ha offerto spazio per diversificare le fonti e potenziare la rete.
“Nel 2024, la Cina era responsabile di quasi il 65% delle costruzioni di energia rinnovabile a livello mondiale, installando così tanti pannelli solari e turbine eoliche da far diminuire per la prima volta le emissioni di CO2 del Paese, nonostante una domanda di energia record”, nota Futurism, mentre il South China Morning Post segnala che nel 2025 saranno installati impianti rinnovabili per una potenza pari a ben 500 GW aggiuntivi.
Tutte queste tecnologie possono consentire alla Cina di programmare attivamente la sua rivoluzione dell’Ia potendo scegliere, complice la disponibilità di vasti spazi a ridotta densità di popolazione ma capaci di accedere facilmente a fonti idriche, dove posizionare i data center e come integrarli in una rete che, anche secondo gli esperti americani, è resiliente e robusta. Rui Ma, analista di Tech Buzz China e tra le commentatrici di dinamiche tecnologiche più attente tra le figure basate negli Usa, ha parlato di un “problema risolto” riferendosi alla generazione energetica per l’Ia in Cina.
“Gli investimenti del governo cinese nell’energia sostenibile – dall’idroelettrico avanzato al nucleare di nuova generazione – significano che, rispetto a molti altri mercati, l’approvvigionamento elettrico è sicuro ed economico”, ha scritto Ma su X.
La sfida energetica
Mentre Washington sta iniziando a valutare l’ipotesi dell’esternalizzazione di parte degli obiettivi di piani come Stargate creando una catena di data center tra gli Usa e diversi Paesi alleati, come Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti che mirano alla combo Ia-nucleare, la Cina tira dritta. E dovrà piuttosto gestire un altro problema: come ovviare, nota Tom’s Hardware, al fatto che “molti data center cinesi siano inattivi o sottoutilizzati” in una fase in cui “Pechino sta sviluppando una rete per creare un mercato che venda capacità in eccesso , ma deve ancora affrontare delle sfide, soprattutto legate alla latenza e ai diversi ecosistemi tecnologici esistenti”.
Problemi operativi, non di approvvigionamento, che presuppongono una sicurezza delle forniture. Non è poco. Sarà una sfida vitale per il settore negli anni a venire. La partita dell’Ia si vince tanto con le tecnologie quanto sul fronte delle reti. Senza cui non c’è energia, non c’è potenza di calcolo e, a conti fatti, non c’è Ia.
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