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Spazio

Nel Regno Unito nasce il robot che ripara i satelliti in orbita

In UK nasce ISPARK, il robot che salda e ripara satelliti in orbita: un progetto per la manutenzione e la produzione spaziale sostenibile.
Satellite (pixabay)

L’Università di Leicester, insieme allo specialista britannico TWI Ltd, ha avviato lo sviluppo della prima capacità di saldatura robotizzata del Regno Unito progettata per operare nello spazio. Il progetto, denominato ISPARK – Intelligent Space Arc-welding Robotic Kit, ha ricevuto un finanziamento complessivo di 560.000 sterline, di cui 485.000 provenienti dal National Space Innovation Programme (NSIP) dell’Agenzia Spaziale del Regno Unito.

L’obiettivo è la realizzazione di un sistema di saldatura ad arco montabile su robot, in grado di eseguire operazioni di riparazione, giunzione strutturale e futura produzione direttamente in orbita. Il progetto nasce in risposta a una delle principali criticità delle infrastrutture spaziali moderne: l’impossibilità di intervenire in modo efficace su satelliti e strutture una volta lanciati.

Finora, infatti, la maggior parte dei sistemi spaziali è stata progettata secondo un paradigma “usa e getta”, reso necessario dalle enormi difficoltà tecniche delle operazioni di manutenzione in orbita. La possibilità di saldare nello spazio rappresenta quindi un cambiamento strutturale: elimina vincoli legati al lancio, riduce gli sprechi e apre la strada alla costruzione di strutture più grandi e complesse direttamente oltre l’atmosfera terrestre. In questo quadro si colloca ISPARK, l’Intelligent Space Arc-welding Robotic Kit, che ambisce a diventare una tecnologia abilitante per le future attività di servicing, assemblaggio e manifattura in orbita.

Il progetto si colloca tra le priorità strategiche fissate dal governo britannico per rafforzare l’autonomia tecnologica del Paese nello spazio, in particolare nei settori della manutenzione satellitare e della produzione avanzata. La saldatura robotica, inoltre, consente di immaginare strutture modulari, assemblate progressivamente in orbita, riducendo costi, rischi e complessità logistiche.

Le difficoltà tecniche della saldatura in orbita

La saldatura nello spazio rappresenta una sfida tecnica di estrema complessità perché in assenza di atmosfera e in condizioni di microgravità, i processi fisici che regolano la fusione e la solidificazione dei materiali si comportano in modo radicalmente diverso rispetto alla Terra. A questo si aggiungono l’instabilità termica, le elevate radiazioni e le condizioni di lavoro estremamente gravose per eventuali operatori umani.

Storicamente, questi fattori hanno reso le operazioni di saldatura in orbita rare, rischiose e tecnologicamente limitate, contribuendo a scoraggiare la manutenzione diretta delle strutture spaziali. Di conseguenza, satelliti danneggiati o infrastrutture obsolete vengono spesso abbandonati o sostituiti, con costi elevati e un aumento dei detriti orbitali. Il progetto ISPARK intende superare queste barriere attraverso un sistema completamente robotizzato, eliminando la necessità di intervento diretto da parte degli astronauti e consentendo operazioni più sicure e ripetibili.

Secondo i promotori del progetto, la disponibilità di una tecnologia di saldatura qualificata per lo spazio permetterebbe non solo di prolungare la vita operativa dei satelliti, ma anche di rivoluzionare il modo in cui le strutture vengono progettate, consentendo l’assemblaggio e la produzione direttamente in orbita senza le limitazioni imposte dal lancio.

L’uso avanzato della modellazione digitale

Un elemento centrale del progetto ISPARK è l’uso avanzato della modellazione digitale. Gli scienziati simuleranno sulla Terra le condizioni estreme dello spazio, inclusi il vuoto spinto e i complessi ambienti termici, per testare e validare il comportamento del sistema di saldatura. Ogni operazione eseguita in laboratorio verrà confrontata con i modelli digitali, consentendo di verificare la robustezza del sistema prima di un eventuale impiego reale in orbita. Questo approccio permette di ridurre i rischi e di affinare la tecnologia in modo progressivo.

Daniel Zhou Hao – ricercatore principale del progetto – ha sottolineato che l’unione delle competenze di Leicester nella robotica basata sull’intelligenza artificiale e nel controllo autonomo con l’esperienza internazionale di TWI nella saldatura rappresenta un passaggio determinante nello sviluppo di una tecnologia abilitante per il settore spaziale. Il progetto prevede test approfonditi in camere a vuoto, con prestazioni monitorate e confrontate costantemente con le simulazioni, in modo da garantire che il sistema possa operare anche nelle condizioni termiche, radiative e dinamiche molto più complesse del volo spaziale reale.

Un passaggio strategico per l’economia spaziale

Secondo il professor Dirk Schaefer – pro-vice-cancelliere dell’Università di Leicester – ISPARK rappresenta non solo una pietra miliare scientifica e ingegneristica, ma anche un contributo concreto alla costruzione di un’economia spaziale più responsabile. La possibilità di riparare, adattare e produrre strutture in orbita potrebbe ridurre gli sprechi, estendere la durata delle missioni e consentire la realizzazione di infrastrutture più grandi e complesse, come telescopi avanzati o future stazioni spaziali. Il progetto rafforza inoltre il ruolo di Space Park Leicester come polo di riferimento per l’innovazione spaziale nel Regno Unito, valorizzando un’esperienza maturata in oltre sei decenni di partecipazione a più di 90 missioni spaziali.

ISPARK fa parte del piano d’investimenti annunciati dall’Agenzia Spaziale del Regno Unito, che ha destinato 17 milioni di sterline a 17 progetti attraverso il NSIP, coprendo ambiti che vanno dalla manutenzione in orbita all’osservazione della Terra, dalle comunicazioni satellitari alla sicurezza nazionale. Proprio in quest’ottica, la saldatura robotizzata nello spazio non viene presentata come una soluzione futuristica astratta, ma come una tecnologia concreta, destinata a diventare un elemento chiave delle operazioni spaziali sostenibili nei prossimi decenni.

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