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È stata una settimana frenetica per Nvidia. Dopo esser diventata la prima azienda al mondo con una capitalizzazione di mercato pari a 5.000 miliardi di dollari, la regina statunitense dei chip ha siglato un accordo con i principali colossi hi-tech della Corea del Sud.

Il contenuto dell’intesa? Nvidia fornirà 260.000 dei suoi chip di intelligenza artificiale (Ia) più avanzati al governo sudcoreano, nonché ad attori locali del calibro di Samsung, Lg, Hyundai e SK Group. Questi ultimi player, dunque, implementeranno i chip di Ia nelle loro fabbriche per produrre letteralmente di tutto, dai robot ai veicoli autonomi. Consentiranno inoltre al Paese asiatico (partner degli Usa) di “produrre intelligenza come nuova esportazione”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Nvidia, Jensen Huang, senza tuttavia rivelare il valore degli accordi.

A margine dell’ultimo vertice Apec, andato in scena a Gyeongju, Huang ha spiegato che grazie ai chip le aziende sudcoreane saranno in grado di creare “gemelli digitali” con altre fabbriche in tutto il mondo. Il fine è in linea con l’ultimo sforzo di Nvidia volto ad espandere l’infrastruttura di Ia a livello globale, per integrare ulteriormente questo strumento nei prodotti e nei servizi.

Jensen Huang e Lee Jae Myung

La mossa di Nvidia

Gli accordi stipulati tra Nvidia e Corea del Sud sono arrivati in un momento molto particolare, ossia mentre l’azienda Usa è alle prese con le conseguenze della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti. Lo scorso anno, non a caso, il Dragone ha rappresentato più di un decimo del fatturato della società statunitense. C’è solo un problema: l’accesso di Pechino ai chip di Nvidia ha creato duri attriti con Washington.

“Prima detenevamo il 95% del mercato dell’intelligenza artificiale in Cina. Ora siamo allo 0%. E sono deluso da questo”, si è sfogato Huang a Gyeongju. Sono in programma colloqui tra Nvidia e Cina in merito proprio alla vendita dei chip della società oltre la Muraglia con il governo statunitense, ha precisato Donald Trump, a svolgere una sorta di ruolo di arbitro. Il punto è che Huang vorrebbe vendere i suoi Blackwell a Xi Jinping, ma su questo pesano i controlli sull’export ai chip strategici varati dall’amministrazione repubblicana.

“È nell’interesse dell’America avere il mercato cinese ed è nell’interesse della Cina che un’azienda americana porti la tecnologia nel Paese”, ha precisato Huang, che in ogni caso ha pensato bene di tutelarsi stipulando diversi accordi con Paesi terzi, nel tentativo di creare assi alternativi a quello cinese (in attesa di tempi migliori).

Jensen Huang, Ceo di Nvidia,

Il ruolo della Corea del Sud

Perché Nvidia ha scelto di stipulare un’intesa con la Corea del Sud? Seoul, che ospita già importanti aziende di semiconduttori e produttori di veicoli, ambisce a diventare un polo regionale per l’intelligenza artificiale. A detta di Huang, questo Paese è il luogo ideale per espandere l’infrastruttura di Ia grazie al suo accesso all’energia e alla sua capacità di costruire fabbriche.

Dal canto suo, il presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha dichiarato che darà priorità agli investimenti nel settore hi-tech e che il suo governo vuole costruire un’infrastruttura informatica che alcuni hanno definito “Ia sovrana“. In base a quanto emerso, Nvidia ha stipulato accordi con il Ministero della Scienza sudcoreano e con un trio di aziende: Samsung Electronics, Hyundai Motor Group e SK Group.

Oltre 50.000 chip della società Usa alimenteranno i data center del National Ai Computing Center e le strutture di proprietà di altri colossi locali come Kakao e Naver. “L’obiettivo della Corea del Sud è diventare la capitale dell’intelligenza artificiale nella regione Asia-Pacifico”, ha sottolineato Lee. Un assist esplicito per Huang e Nvidia. Ben felici di aver colto la palla al balzo.

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