Elon Musk non ce l’ha fatta a vincere la maxi-causa contro l’arcinemico Sam Altman, patron di OpenAI, in una partita giudiziaria che avrebbe potuto segnare i destini della madre di ChatGpt e della sua corsa verso Wall Street. Sostanzialmente, l’uomo più ricco del mondo, che nel decennio scorso fu tra i capofila dei finanziatori del laboratorio di San Francisco che iniziò a far marciare il mondo dell’intelligenza artificiale generativa, contestava all’ex amico e partner il fatto di aver tradito la missione originaria di OpenAI, orientando gradualmente verso il profitto e non verso l’autodichiarata missione del “bene dell’umanità” il percorso di ChatGpt.
La giudice Yvonne Gonzalez Rogers ha respinto la richiesta di Musk di un risarcimento da 134 miliardi di dollari archiviando il procedimento, che coinvolgeva anche Microsoft, principale sponsor dell’ascesa di Sam Altman e di OpenAI, che hanno avviato un graduale percorso verso la trasformazione in entità a fini di lucro, dapprima con la scelta del principio dei profitti calmierati (capped profits) e poi con la via verso la quotazione in Borsa, che però il battibecco col patron di Tesla e SpaceX ha frenato.
“Le prove presentate dagli avvocati di Musk si sono concentrate sul periodo in cui lavorava per OpenAI, che era ben al di fuori del termine di prescrizione di quattro anni per le sue richieste”, nota il Financial Times, aggiungendo che “la giuria di Oakland ha respinto l’idea che Musk non fosse a conoscenza del passaggio di OpenAI verso una struttura a scopo di lucro prima del 2022”, quando Microsoft e Satya Nadella, annunciando il maxi-investimento da 10 miliardi di dollari operativo nel gennaio successivo, il terzo dal 2019, aprirono la strada alla fase odierna del decollo di ChatGpt e dei sistemi ad esso collegati. Sistemi, questi, che hanno avuto un potenziale trasformativo per l’economia globale, facendo decollare la fase attuale della corsa ai grandi investimenti in conto capitale, allo sviluppo della potenza di calcolo, all’innovazione di frontiera.
Il traguardo di Wall Street
Altman è stato il protagonista del Progetto Stargate dell’amministrazione Usa di Donald Trump e ha subito la rimonta di altri attori strategici: da un lato Gemini, la creatura di Google, che può contare su un consolidato retroterra fatto di ricavi strutturati dal business tradizionale e dalla capacità di Alphabet di fagocitare nell’Ia il contesto tradizionale del modello operativo fondato su ricerca e pubblicità. Dall’altro Claude, il prodotto di Anthropic di Dario Amodei, che ha provato a togliere a Altman la fiaccola della narrazione dell’Ia promossa per il bene dell’umanità, arrivando di recente a interrogarsi se l’architettura Ia su cui peraltro si è fino a poco tempo fa affidato nientemeno che il Pentagono possa o meno definirsi “figlia di Dio”.
In tal senso, ora si aprirà una nuova partita: quale sarà la prima, grande azienda AI-native a sbarcare a Wall Street? Il derby Amodei-Altman si riapre, ma sullo sfondo Musk è ancora attivo. L’uomo più ricco del mondo ha fatto causa per avere OpenAI aperta e open-source, senza obiettivi di profitto. Ma con l’IA, a sua volta, vuole fare soldi a palate. L’entrata in Borsa di SpaceX prevede il futuro processo di convergenza con xAI e altri gruppi per consolidare un player del sistema innovativo, tecnologico ed industriale capace di giocare la partita con i grandi del settore. Il bene dell’umanità, per i tecno-oligarchi, è in fin dei conti in primis il loro.