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Quando Internet fece il suo ingresso in Cina, sembrava l’inizio di una nuova era. La rete prometteva di portare con sé la globalizzazione, un’innovazione senza precedenti e persino una maggiore libertà di espressione. Ma la Cina, guidata dal Partito Comunista (PCC), è riuscita non solo a cavalcare questa rivoluzione, ma anche a trasformarla in uno strumento di controllo capillare. Oggi, la rete cinese è l’emblema di come un mezzo originariamente concepito per abbattere barriere possa essere piegato alla volontà di un regime autoritario.

Internet in Cina: un sogno soffocato

All’inizio degli anni 2000, il potenziale di Internet in Cina sembrava sconfinato. Attivisti e dissidenti, connessi alla rete, iniziarono a intravedere la possibilità di denunciare al mondo le contraddizioni di un sistema opprimente. Per un breve periodo, il sogno di una Cina più libera sembrava alla portata. Ma l’entusiasmo venne presto soffocato.

Con l’avvicinarsi delle Olimpiadi di Pechino nel 2008, la leadership del PCC comprese il rischio rappresentato da una Rete non controllata. La straordinaria visibilità internazionale di quell’evento portò con sé un aumento delle critiche e delle proteste online. Fu allora che Pechino decise di agire. Le autorità cinesi diedero il via a una serie di misure repressive che culminarono nella costruzione di una rete di sorveglianza e censura senza precedenti. Blog e forum vennero chiusi, i dissidenti arrestati, e il Great Firewall —la grande muraglia digitale— divenne pienamente operativo.

Il Great Firewall e il Golden Shield: la doppia strategia del controllo

Il Great Firewall è conosciuto nel mondo come il simbolo della censura cinese. Grazie a questo sistema, il Governo blocca i siti considerati pericolosi e filtra i contenuti che non si allineano alla propaganda del Partito. Ma questa è solo la punta dell’iceberg.

Il vero pilastro del controllo digitale è il Golden Shield Project, un’iniziativa lanciata ufficialmente nel 2003. Si tratta di un sistema integrato che va ben oltre la censura online. Il Golden Shield raccoglie e analizza dati da una vasta gamma di fonti: informazioni online, registri offline, telecamere di sorveglianza e database criminali. Tutto viene centralizzato e utilizzato per costruire profili dettagliati di cittadini e organizzazioni.

Questo sistema non si limita a reagire alle minacce, ma le anticipa. Grazie alla raccolta massiva di dati e all’uso dell’intelligenza artificiale, il Golden Shield ha posto le basi per un modello di polizia predittiva che oggi rappresenta uno dei capisaldi del regime di Xi Jinping.

La transizione sotto Hu Jintao e l’apice sotto Xi Jinping

Tra il 2001 e il 2012, durante il mandato di Hu Jintao, il Partito lavorò incessantemente per trasformare il sistema di sicurezza interno. L’implementazione del Safe City Project nel 2005 segnò un passo cruciale. Questo progetto mirava a diffondere su larga scala l’uso di telecamere di sorveglianza, integrandole con l’Internet of Things. Telecamere private, dispositivi installati su veicoli, sensori e database criminali vennero unificati in una rete nazionale al servizio delle forze di sicurezza.

Questa evoluzione culminò con l’introduzione, sotto Xi Jinping, del progetto Sharp Eyes nel 2015. Il nome riflette chiaramente la sua ambizione: rendere ogni cittadino visibile al regime, in ogni momento e in ogni luogo. Grazie ai Big Data e all’intelligenza artificiale, il sistema Sharp Eyes permette di monitorare i comportamenti quotidiani e prevedere potenziali minacce, consolidando così il controllo del Partito.

Il prezzo umano del controllo digitale

Dietro questi sistemi di sorveglianza c’è un costo umano altissimo. La scrittrice Te-Ping Chen, nella sua raccolta di racconti Terra dei grandi numeri, descrive il destino di due gemelli cinesi, un ragazzo e una ragazza, che incarnano le contraddizioni di Internet in Cina. La ragazza, brillante e ribelle, usa la rete per denunciare le ingiustizie del regime, ma viene arrestata e condannata. Il ragazzo, più conformista, sfrutta le piattaforme digitali per diventare un campione di videogiochi, trovando fama e ricchezza.

Questa storia, seppur narrativa, riflette la realtà di milioni di cinesi. Chi si adatta alle regole del Partito può prosperare, ma chi osa sfidare il sistema viene emarginato, arrestato o peggio. La rete cinese è diventata una macchina perfettamente oliata: un motore economico per chi si conforma e un’arma letale contro chi dissente.

Un modello inquietante per il futuro

La trasformazione digitale della Cina rappresenta una sfida per il mondo intero. Da un lato, il Paese ha dimostrato una capacità senza pari di integrare tecnologia e governance. Dall’altro, il modello cinese mostra come la tecnologia possa essere utilizzata per ridurre le libertà individuali, anziché ampliarle.

Oggi, il sistema di sorveglianza cinese è un simbolo inquietante del futuro che ci attende se i governi non sapranno bilanciare sicurezza e libertà. Mentre il mondo osserva, la Cina di Xi Jinping continua a perfezionare il suo controllo digitale, dimostrando che, almeno per ora, la libertà non è un prerequisito per il progresso tecnologico.

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