Il settore tecnologico dell’India sta attirando enormi investimenti da parte delle Big Tech statunitensi. Tutto è partito da Microsoft che ha annunciato 17,5 miliardi di dollari per potenziare il settore dell’intelligenza artificiale indiano. Poche ore dopo Amazon ha rivelato un piano di oltre 35 miliardi per rafforzare la logistica e l’e-commerce (e altro ancora). Non bisogna poi dimenticare i 15 miliardi di Google allocati per costruire un data center di intelligenza artificiale nella città portuale di Visakhapatnam in collaborazione con Adani Group e Airtel.
In totale, contando solo questi tre colossi Usa, Delhi si è ritrovata sul tavolo circa 67,5 miliardi: un bottino davvero niente male che, se fatto fruttare a dovere, offrirà al premier Narendra Modi la possibilità di tirare ulteriormente a lucido l’anima hi-tech del suo Paese, in attesa che possa presto spiccare il volo anche l’economia reale.
In ogni caso, la quasi totalità dei denari di Microsoft, Google e Amazon – sebbene etichettati sotto la voce IA, intelligenza artificiale – saranno impiegati per realizzare imponenti data center.

Gli investimenti hi-tech Usa in India spiccano il volo
Come ha spiegato il Financial Times, per Microsoft si tratta del più grande investimento in Asia e si aggiunge ai 3 miliardi precedentemente annunciati a gennaio. Anche Google sta utilizzando i fondi per realizzare il suo più grande data center al di fuori degli Stati Uniti, mentre i 35 miliardi di Amazon, aggiunti ai 40 miliardi già investiti in India, la renderanno il maggiore investitore straniero nel Paese guidato da Modi.
Perché tutti in India? Due sono le ragioni: l’India è una nazione in ascesa, nonostante i numerosi problemi la sua economia continua a crescere; l’India intende rafforzare il proprio settore hi-tech; l’India, in termini di scala, è l’unica alternativa della Cina (off limits per motivazioni geopolitiche).
Certo, le Big Tech Usa si sono fatte avanti, hanno fatto i loro annunci, ma al momento parliamo, appunto, soltanto di annunci. Gli investimenti saranno infatti soggetti a diverse condizioni, a partire dal fatto che il governo indiano dovrà aiutare le aziende ad acquisire i terreni (un compito niente affatto facile). Come se non bastasse, l’India non produce abbastanza energia rinnovabile per soddisfare questo settore ad alto consumo energetico.

L’India si affida alla tecnologia
L’acqua è un problema ancora più grave per l’India perché i data center ne sono grandi consumatori. Secondo le stime della Banca Mondiale, questo Paese ospita il 18% della popolazione mondiale e solo il 4% delle risorse idriche. L’Andhra Pradesh, per esempio, è già soggetto a siccità e i data center progettati in loco potrebbero aggravare ulteriormente la carenza idrica.
Negli ultimi decenni, la crescita economica indiana è stata accompagnata da una rapida urbanizzazione e da un’allocazione squilibrata delle risorse; questa nuova ondata di investimenti rappresenta per il gigante asiatico un’opportunità per correggere alcuni degli errori del passato.
Perso il treno di trasformarsi in una seconda Cina nel campo della manifattura, adesso l’India spera di spiccare il volo affidandosi all’hi-tech. I miliardi dei colossi Usa rappresentano puro ossigeno per un Paese-continente che sogna in grande. Dovranno tuttavia essere accompagnati da politiche e misure volte a creare le giuste condizioni per consentire all’Elefante, o meglio a un Elefante appesantito e poco snello, di decollare dopo decenni di occasioni sprecate.


