Il Mena, regione che comprende Medio Oriente e Nord Africa, è diventato il laboratorio hi-tech della Cina. Altro che petrolio e risorse energetiche: da queste parti le grandi aziende tecnologiche del Dragone hanno individuato il contesto ideale per testare gli ultimi sviluppi in settori chiave, dall’intelligenza artificiale (Ia) al cloud computing.
Basta dare un’occhiata ai recenti movimenti di Huawei e Alibaba: i colossi cinesi, allineandosi maggiormente alle priorità dei vari governi locali, sono riusciti a rubare la scena a quei rivali statunitensi – come Amazon, Google, Microsoft e Oracle – che nel recente passato avevano costruito gli ecosistemi tecnologici locali. Che cosa sta succedendo? Semplice: i player d’oltre Muraglia, sfruttando il rafforzamento delle relazioni diplomatiche tra la Cina e i Paesi Mena, hanno investito ingenti risorse in infrastrutture e partnership tecnologiche guadagnando terreno nel mercato cloud e dell’Ia.
Poco importa se Amazon ha aperto il primo data center regionale in Bahrein nel lontano 2019 e un secondo negli Emirati Arabi Uniti tre anni più tardi. E pazienza se, più o meno nello stesso periodo, Microsoft ha lanciato i progetti cloud ad Abu Dhabi e Dubai, e Google Cloud faceva altrettanto in Arabia Saudita. Già, perché nel frattempo, e senza avere riflettori puntati contro, i fornitori cloud cinesi (come appunto Huawei) hanno stretto interessanti partnership con aziende tlc regionali come E& Enterprise, Stc, Zain, OmanTel e Ooredoo, promuovendo lo sviluppo di tecnologie cloud, dell’Ia, del 5G e altri servizi dedicati alle future Smart Cities, le città intelligenti che tanto piacciono ai governanti locali.
Tecnologia cinese in Medio Oriente
Un esempio? Prendiamo l’Arabia Saudita. Ryadh ha sposato una politica cloud-first chiedendo agli uffici governativi di utilizzare servizi informatici basati su Internet. Ebbene, Huawei ha installato quattro strutture cloud – tra cui un data center – nel Paese con capacità di latenza ultrabassa che consentono alle informazioni di viaggiare tra i computer senza ritardi. In un paio d’anni Huawei Cloud saudita ha attratto oltre 1.000 clienti, tra agenzie governative e istituti finanziari.
Tencent, altro gigante made in China, ha annunciato il suo ingresso nel settore cloud del Medio Oriente, precisamente in Arabia Saudita, con l’intenzione di investire oltre 150 milioni di dollari nei prossimi anni. Alibaba Cloud si è espansa notevolmente aprendo un data center negli Emirati Arabi Uniti e, soprattutto, entrando nel mercato saudita con una joint venture particolare.
Qui ha infatti preso vita la Saudi Cloud Computing Company (Scc) grazie all’unione tra la richiamata Alibaba Cloud, Saudi Telecom Company (Stc), eWtp Arabia Capital, la Saudi Company for Artificial Intelligence e la Saudi Information Technology Company. Ricordiamo che la Scc ha un obiettivo ben preciso: sostenere il piano governativo Vision 2030 per diversificare l’economia del regno allontanandola dalla dipendenza dal petrolio.
La rinascita della Via della Seta Digitale
Perché i player cinesi stanno trovando più spazio a discapito dei concorrenti statunitensi? Innanzitutto, mentre le aziende Usa sono state lente nell’adottare soluzioni di Ia per la regione, i fornitori del Dragone hanno fin da subito integrato questa innovazione nei loro pacchetti di offerte. E poi conta moltissimo anche l’approccio: Huawei & co non conoscono burocrazia e sono allineati alle esigenze dei governi.
La Via della Seta Digitale, ramo tecnologico – se così vogliamo definirlo – della Belt and Road Initiative, sta riprogettando il Mena, ne modella l’economia, la politica e pure la società. Consente anche l’espansione globale delle aziende hi-tech cinesi, definisce gli standard per le tecnologie emergenti e facilita la costruzione un’infrastruttura di rete incentrata sulla Cina.
Non è certo un caso il fatto che le aziende cinesi abbiano assunto un ruolo centrale nei programmi “Marocco Digitale 2025”, “Egitto Digitale”, “Smart Dubai 2021” e in altre decine di strategie di Paesi della regione. Pechino è ben felice di mettere a disposizione dei governi sauditi ed emiratini il proprio know how digitale.