L’integrazione tra le grandi aziende tecnologiche e il complesso militar-industriale Usa sta raggiungendo livelli senza precedenti, un fenomeno che, pur passando inosservato nei titoli dei media mainstream, rappresenta una delle trasformazioni più significative della nostra epoca. Un processo, graduale ma inesorabile, che sta ridefinendo i confini tra settore pubblico e privato, e che sotto l’amministrazione Trump sta continuando ad espandersi.
Come ha recentemente osservato il giornalista Premio Pulitzer Glenn Greenwald, “la continua e inesorabile integrazione delle aziende di social media e delle aziende tecnologiche come Palantir, Facebook e Google, con il governo e l’esercito degli Stati Uniti” sta creando “una fusione virtuale” che minaccia la separazione tra settore pubblico e privato, un pilastro fondamentale della democrazia liberale. Esempi? Un recente sviluppo, riportato dal Wall Street Journal il 13 giugno scorso, ne è l’emblema: dirigenti di alto livello di aziende come Palantir, Meta e OpenAI sono stati nominati tenenti colonnelli dell’Esercito Usa. Un evento curioso e apparentemente simbolico, ma che è anche un chiaro segnale di una fusione ben più profonda.
Come riportato dal Wsj, infatti, un gruppo di dirigenti di alto profilo della Silicon Valley, tra cui Shyam Sankar di Palantir, Andrew Bosworth di Meta e Kevin Weil e Bob McGrew di OpenAI, si unirà alla Riserva dell’Esercito statunitense come parte del nuovo programma Detachment 201. Scambieranno i loro ruoli aziendali per portare innovazioni tecnologiche, in particolare nell’intelligenza artificiale, all’Esercito, lavorando circa 120 ore all’anno come tenenti colonnelli.
Un matrimonio di convenienza
La Silicon Valley collabora sin dagli albori, attivamente, con il Pentagono e con le agenzie di intelligence. Secondo un articolo di Quartz, la comunità dell’intelligence statunitense ha cercato di orientare fin dall’inizio lo sviluppo della Silicon Valley per scopi di sicurezza nazionale. Già nel 1995, una delle prime sovvenzioni è stata assegnata a un team di ricerca di Stanford, un’istituzione da cui provengono molti leader delle Big Tech. Un’altra sovvenzione significativa, collegata a DARPA e alla NSF, ha contribuito alla creazione di una vasta biblioteca digitale utilizzando internet, un progetto che ha visto coinvolti Sergey Brin e Larry Page, futuri fondatori di Google.
Inoltre, già oltre un decennio fa, le rivelazioni di Edward Snowden e dello stesso Greenwald dimostrarono come Google, Facebook, Microsoft e Yahoo condividessero enormi quantità di dati con la Nsa, spesso senza mandati giudiziari. Aziende come Amazon e Google hanno da tempo contratti miliardari con la Cia e altre agenzie di intelligence, mentre Palantir, fin dalla sua fondazione, si è posizionata come un pilastro del complesso militare-industriale, specializzandosi in tecnologie di sorveglianza e analisi dei dati.
Oggi, questa collaborazione si è evoluta in qualcosa di più organico. Non si tratta solo di contratti commerciali: i confini tra Big Tech e governo si stanno dissolvendo. L’integrazione è evidente non solo nell’arruolamento di dirigenti tech come ufficiali militari, ma anche nell’assunzione di ex funzionari della Cia, del Pentagono e della Nsa per ruoli chiave nelle aziende tecnologiche. Come già osservato da InsideOver, infatti, negli ultimi anni le Big Tech hanno rafforzato i loro legami con il settore della difesa. Il Pentagono, infatti, sta sempre più destinando i suoi fondi a grandi compagnie tecnologiche come Microsoft, Alphabet (la società madre di Google), Oracle e IBM. OpenAI ha recentemente aggiunto al suo Consiglio di Amministrazione Paul M. Nakasone, un ex generale dell’esercito e direttore della National Security Agency (Nsa).
L’ascesa di Palantir
Emblematico è il ruolo di Palantir, l’azienda statunitense di analisi dei big data fondata nel 2003 da Peter Thiel e Alex Karp che ha profondi legami anche con il governo israeliano. Dal 2008, Palantir collabora con il governo statunitense, e dall’insediamento di Trump l’azienda ha ricevuto oltre 113 milioni di dollari in contratti governativi, escluso un recente contratto da 795 milioni di dollari con il Dipartimento della Difesa (DoD).
Di recente, il “Big, Beautiful Bill”, il controverso disegno di legge di Donald Trump che taglia 1,7 trilioni di dollari dai programmi sociali, concede 1,5 trilioni di sgravi fiscali al 5% più ricco e aumenta il bilancio del Pentagono di 150 miliardi, ha concesso un ulteriore regalo a Palantir. Come? La legge triplica il budget del Customs and Border Protection a 60 miliardi, con 2,8 miliardi per tecnologie di sorveglianza, e 700 milioni all’ICE, favorendo proprio Palantir, azienda di data-mining di Peter Thiel, che centralizza i dati federali per un ordine esecutivo di Trump del 2025.
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