Skip to content
Tecnologia

Malesia: a Penang, nel cuore della nuova Silicon Valley asiatica

Incastonata nello Stretto di Malacca sorge un'anonima isola che potrebbe presto diventare il cuore pulsante di una nuova Silicon Valley.

Qualcosa si muove. Nell’Estremo Oriente, a Nord dello Stretto di Malacca, sorge un’anonima isola che potrebbe presto diventare il cuore pulsante di una nuova, dinamica, elettrizzante Silicon Valley in salsa asiatica. Siamo in Malesia, precisamente nello Stato di Penang, sulla costa occidentale del Paese che si affaccia sul Mare delle Andamane. Salpando dalla colorata città di George Town si arriva su un’isola che prende il nome dallo stesso Stato di cui fa parte: Penang appunto.

A dire il vero, il primo exploit di quest’isola risale agli anni Settanta, quando Penang provò a imitare la vicina Singapore attirando sul proprio territorio (di 295 chilometri quadrati) aziende del settore dei semiconduttori e dell’elettronica, in scia all’allora diffuso trasferimento delle attività ad alta intensità di manodopera delle grandi multinazionali nel Sud Est Asiatico.

Nel 1972 il Governo malese lanciò la zona franca industriale di Bayan Lepas che avrebbe presto richiamato colossi hi-tech del calibro di Intel, Amd, Hewlett-Packard, Clarion e Hitachi. Nacque così il mito della Silicon Valley of the East, che nel decennio successivo avrebbe sviluppato adeguate infrastrutture logistiche, espanso le catene locali di fornitura e, soprattutto, la produzione di chip e circuiti integrati.

La crisi finanziaria asiatica del 1997 rallentò l’ascesa di Penang, che sarebbe però tornata ad essere strategica e rilevante nel primo decennio del Duemila; salvo poi spiccare il volo in seguito alla guerra commerciale Usa-Cina, alla crisi delle catene di fornitura globali di chip e alla domanda crescente di semiconduttori.

L’isola dorata della Malesia

Nel 2024 Penang ha attirato un terzo degli investimenti diretti esteri della Malesia e prodotto un terzo delle esportazioni del Paese, per un valore di circa 117 miliardi di dollari. L’isola non produce chip di fascia alta – quelli, per intendersi, sfornati dalla taiwanese Tsmc – ma è specializzata nel taglio di wafer realizzati altrove in centinaia o migliaia di pezzi più piccoli, prima di assemblarli e formare circuiti integrati.

In altre parole, la specialità locale consiste nel prendere i dischi di silicio su cui sono stampati i circuiti, tagliarli in migliaia di minuscoli chip individuali e unirli per formare circuiti integrati completi. “Mentre la guerra dei chip tra America e Cina si intensifica e la domanda globale di chip aumenta vertiginosamente, Penang è pronta a diventare ricca”, ha scritto non a caso l’Economist sottolineando l’importanza di quest’isola.

In linea con la strategia nazionale della Malesia sui semiconduttori, Penang vuole sfruttare la fabbricazione di wafer, test e confezionamento avanzati e progettazione di circuiti integrati per contribuire all’obiettivo del Paese di attrarre investimenti per un valore di 115 miliardi di dollari entro il 2030.

Lo skyline di Kuala Lumpur, capitale della Malesia

Un nuovo ring per il gioco dei chip

La Malesia, attualmente sesto esportatore di semiconduttori, si è concentrata per lo più sulle cosiddette attività di back-end. Kuala Lumpur detiene il 13% del mercato globale di assemblaggio, collaudo e confezionamento. Per aiutare il settore a progredire ulteriormente nella catena del valore, il governo ha stanziato oltre 5,6 miliardi di dollari nell’ambito della richiamata strategia nazionale sui semiconduttori.

Penang, nel sostanziale silenzio generale, ospita oltre 350 multinazionali e ha già attirato miliardi di investimenti da giganti della tecnologia come Intel, Infineon, Lam Research e Texas Instruments. “È ora di iniziare a guardare avanti di 50 anni. Penang è destinata a guidare la nazione nella risalita della catena del valore, ha dichiarato il primo ministro dell’isola, Chow Kon Yeow, a Cna.

Il governo statale sta intanto pianificando di raddoppiare l’area isolana dedicata ai semiconduttori bonificando terreni, migliorando il sistema elettrico e organizzando adeguate riserve idriche. Nel frattempo a Penang continuano ad arrivare gli investimenti stranieri. Intel – nonostante i dubbi sul suo futuro da queste parti – ha da poco inaugurato uno stabilimento da 7 miliardi di dollari; Micron ha aperto il suo secondo impianto di assemblaggio e collaudo; e Infineon ha annunciato l’intenzione di investire 5,4 miliardi di dollari per espandere le proprie strutture nei prossimi cinque anni.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.