Lo schiaffo della Cina a Nvidia: stop all’acquisto di chip per l’Ia

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La Cina ferma Nvidia. Nella giornata di ieri il governo di Pechino ha ordinato a tutte le sue compagnie tecnologiche di non acquistare più i prodotti del gruppo di Santa Clara utilizzati nella filiera abilitante l’intelligenza artificiale.

L’Amministrazione cinese della cybersicurezza, in particolare, ha messo nel mirino l’unità di calcolo RTX Pro 6000D pensata appositamente per il mercato di oltre Pacifico, dopo che nelle scorse settimane i regolatori cinesi avevano fermato il chip H2O, sulla cui possibile esportazione nella Repubblica Popolare Jensen Huang, Ceo di Nvidia, aveva strappato un via libera nientemeno che a Donald Trump.

La mossa rappresenta un passaggio fondamentale nel quadro della contesa tecnologica tra Washington e Pechino e riequilibra, di fatto, il clima dialogante emerso con l’accordo su TikTok. Ma segnala anche la maturità della Cina sull’Ia, tecnologia su cui è pronta ad affrancarsi dalle forniture Usa.

Cosa succede tra Nvidia e la Cina

Il casus belli formale con cui la Cina ha deciso di disaccoppiare le sue aziende tecnologiche da Nvidia nasce da una recente sentenza dell’antitrust di Pechino in risposta a pressioni delle controparti americane sull’accesso delle aziende del Paese alle tecnologie a stelle e strisce.

Martedì l’Amministrazione statale per la regolamentazione del mercato ha decretato che Nvidia ha violato le norme concorrenziali acquistando nel 2020 Mellanox Technologies, gruppo israelo-americano che le ha garantito una posizione dominante nelle forniture e la cui incorporazione nel perimetro del colosso di Santa Clara è costata a Huang e al suo gruppo una multa di 7 miliardi di dollari.

La multa ha concluso  un’indagine iniziata nel dicembre 2024 e la sua imposizione è arrivata mentre a Madrid ministri dei due Paesi discutevano l’affare TikTok e dopo l’allungo da parte dell’Antitrust americano della lista delle compagnie cinesi a cui è vietato fare acquisti tecnologici negli Usa, a cui sono state aggiunte ben 23 aziende la scorsa settimana.

Un duro colpo per Huang

Il titolo Nvidia ha perso quasi il 3% nella giornata di mercoledì, bruciando all’incirca 120 miliardi di capitalizzazione. Per l’azienda di maggior valore della borsa americana, nonché più capitalizzata al mondo, un incidente di percorso di questo tipo mina la strategia di Jensen Huang, che ha sempre avvertito contro lo scoppio di rivalità aspre tra le due sponde del Pacifico.

“Possiamo essere al servizio di un mercato solo se un Paese lo desidera”, ha detto il manager di origini taiwanesi mercoledì, aggiungendo: ” sono paziente. Continueremo a sostenere il governo e le aziende cinesi, come desiderano”.

Nvidia si trova al centro delle contese sino-americane da quando Joe Biden applicò crescenti controlli all’export di tecnologie Usa per prevenire l’ascesa tecnologica cinese. Huang e altri big di Nvidia hanno avvertito sul fatto che negare alla Cina anche le tecnologie di base avrebbe incentivato la crescita di capacità autonome capaci di rivaleggiare con quelle americane e in un certo senso è quanto è successo, ad esempio, con Huawei. Modelli di IA come R1 di DeepSeek saranno, nei mesi a venire, sempre più alimentati da chip e processori Made in China.

Il grande balzo in avanti della Cina

Perché proprio ora? Il Financial Times ha rivelato che “le autorità di regolamentazione di Pechino hanno recentemente convocato produttori di chip nazionali come Huawei e Cambricon, nonché Alibaba e il gigante dei motori di ricerca Baidu, che producono anch’essi i propri semiconduttori, per riferire in che modo i loro prodotti si confrontano con i chip cinesi di Nvidia”, arrivando alla conclusione che il Paese di Mezzo non ha nulla da invidiare alla superpotenza a stelle e strisce.

Il grande balzo in avanti della tecnologia cinese corona dunque una lunga rincorsa. Quella di Pechino è una mossa netta ma che mostra come il Paese sia pronto a combattere la battaglia dell’Ia con rinnovata sicurezza. L’autarchia tecnologica comporterà dei prezzi da pagare specie laddove i colossi hi-tech cinesi stanno già utilizzando profusamente prodotti di Nvidia, ma è stata ritenuta inevitabile come scelta per dare proiezione, scala e applicabilità alle tecnologie del Paese. Se la mossa si concretizzerà e non avrà dietrofront, potrebbe aprire a un confronto tra due sistemi tecnologici puri e non sovrapposti. Aprendo dunque la corsa a un vero e proprio “vinca il migliore” in ambito di sviluppo dell’IA.

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