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Tutti gli occhi sono su Elon Musk, Sam Altman e Jensen Huang, i triumviri per eccellenza della corsa tecnologica statunitense, ma nella corsa tech degli Stati Uniti, come spesso accade, nessuno vede arrivare Satya Nadella, il Ceo di Microsoft, che che nel 2024 ha tagliato il traguardo del suo primo decennio alla guida del gruppo di Redmond. Nadella ha salvato Microsoft dal declino prima di diventare Ceo, promuovendo la divisione del cloud computing, e l’ha rilanciata come grande compagnia integrata permettendole di competere sul confine della rivoluzione tecnologica.

Majorana 1, la sfida quantistica di Microsoft

In questo inizio 2025 di impressionanti avanzamenti nella corsa tecnologica, dal varo cinese di DeepSeek alla proposta dell’amministrazione di Donald Trump di mettere in campo il progetto Stargate sull’Ia da 500 miliardi di dollari, Microsoft ha segnato un colpo importante nei giorni scorsi annunciando il varo di un chip che potrebbe accelerare la corsa a un computer quantistico commerciabile su larga scala. Il chip è il Majorana 1 e prende il nome dallo scienziato italiano Ettore Majorana, fisico membro del team di lavoro di Enrico Fermi pioniere della ricerca atomica negli Anni Trenta presso i laboratori romani di Via Panisperna, entrato nel mito per la sua misteriosa scomparsa nel 1938.

Plain Concepts ricorda che “un computer quantistico non funziona con i tradizionali bis (0 o 1), ma con i qubit, che possono trovarsi in più stati contemporaneamente grazie alla sovrapposizione quantistica”, ricordando che “questi qubit sono estremamente instabili e qualsiasi perturbazione nell’ambiente può causare la perdita di informazioni prima che il calcolo sia completato”.

Il portale tecnologico ricorda che “Majorana 1 utilizza topoconduttori, materiali specificamente progettati per supportare l’esistenza di questi fermioni. Ciò consente ai qubit di funzionare con meno interferenze, riducendo la necessità di correzione degli errori, un problema che ha limitato il progresso del calcolo quantistico fino ad ora”.

Nadella e la sfida di costruire una domanda per l’IA

Nadella apre nuovi mercati mentre aspetta la scalabilità crescente del boom dell’Ia (Microsoft è il primo azionista di OpenAI, la creatrice di ChatGpt) che, ama ripetere il 58enne manager di origine indiana, “non può essere solo dal lato dell’offerta”.

Nadella, nota Gizmodo, da Ceo di un’azienda che ha fatto dell’informatica di consumo le ragioni del suo successo, ricorda che “le centinaia di miliardi investiti oggi nelle aziende di Ia non contano come crescita del Pil reale, perché alla fine deve esserci una domanda effettiva dall’altra parte per i prodotti in fase di costruzione, altrimenti queste aziende crolleranno”.

Una lettura lucida, che mette il mercato davanti alla potenziale bolla (sull’Ia è utile riprendere in mano le sempre attuali lezioni dello storico dell’economia Charles Kindleberger) e spiega anche il pungolo che Microsoft, solida assieme a Apple e Nvidia a competere per le posizioni sul podio delle aziende più capitalizzate al mondo, ha dato all’amministrazione Trump sui rischi di una guerra commerciale con la Cina.

L’attenzione ai controlli all’export

Brad Smith, vicepresidente di Microsoft (Nadella detiene questa carica dal 2021) ha parlato con timore del fatto che Trump intenda promuovere controlli all’export per chip necessari ad addestrare modelli avanzati di intelligenza artificiale, sottolineando che ciò segnalerebbe alla Cina lo stimolo per correre nella direzione di colmare i vuoti di mercato americani e spingere sull’innovazione.

La sfida di Nadella e dei suoi fedelissimi è chiara: Pechino si dovrà sfidare e battere sulla qualità, non con artifici politici, pena il rischio di un sorpasso che avrebbe ricadute strategiche e d’immagine tutt’altro che indifferenti. In un contesto di adeguamento di Big Tech al Trump 2.0, un pungolo non indifferente che ricorda quanto l’IA, la tecnologia di frontiera e l’innovazione siano, innanzitutto, un mercato. Fattore spesso dimenticato da innovatori e tecno-oligarchi.

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