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Le tematiche dell’autonomia strategica europea sono, negli ultimi anni, di valore sempre crescente nell’agenda politica del Vecchio Continente, e tra i settori in cui esse sono analizzate, assieme alla tecnologia e alla Difesa, il mondo dello spazio sta acquisendo un’importanza sempre maggiore.

Nella geopolitica dell’esplorazione spaziale contemporanea l’Europa è certamente alla rincorsa rispetto a giganti come Stati Uniti e Cina, ma non parte da una condizione di totale minorità. Le diverse nazioni del Vecchio Continente, Francia in primis, da tempo competono per massimizzare le prospettive industriali, geopolitiche, scientifiche dell’esplorazione spaziale e acquisirne i dividendi strategici, tecnologici ed economici. E a livello di sistema l’Agenzia Spaziale Europea (Esa) è oggi un player affermato su scala globale.

L’Europa è oggi un attore spaziale dotato di un importante fetta di gradiente di autonomia strategica sotto il profilo della presenza di una base per l’accesso allo spazio (con la base di Kourou in Guyana Francese), della disponibilità di lanciatori (Vega e Ariane) e della capacità di formazione di personale tecnico specializzato per il settore. Ancora da costruire è invece una strutturata filiera industriale capace di promuovere campioni europei del settore. Aziende come Thales e Leonardo sono attori di primaria grandezza in campo continentale, ma non si focalizzano esclusivamente sulla quesitone spaziale e hanno una precisa identificazione legata soprattutto al settore della Difesa. Altri attori vanno integrati a livello di filiera per capire, tra i vari confini nazionali, dove si distribuiscono le eccellenze produttive.

Massimiliano Salini, europarlamentare Fi-Ppe e relatore del nuovo Programma spaziale Ue 2021-2027, affidato al Commissario all’Industria Thierry Breton, ha recentemente sottolineato che sino ad ora “l’Ue ha realizzato con successo l’infrastruttura spaziale, il cosiddetto “upstream”, satelliti eccezionali che ci rendono leader mondiali nell’osservazione del pianeta e nella geolocalizzazione”. La frontiera dei rivali europei del Gps, Galileo e Copernico, coinvolge industrie ben strutturate, che Salini sa essere fondamentali per consolidare il posizionamento spaziale dei Paesi europei. Il cui consolidamento potrebbe avvenire grazie al regolamento proposto a inizio giugno dalla Commissione Europea che ha affidato allo spazio 16 miliardi di euro del bilancio Ue e ha permesso la creazione della nuova Agenzia dell’Unione Europea per il programma spaziale. Destinata a fungere da complementare all’Esa per il versante industriale.

La nuova agenzia dovrà monitorare, oltre ai programmi-bandiera Galileo e Copernico, anche le iniziative volte a potenziare le comunicazioni governative (GovSatCom) e le sorveglianza spaziale (Ssa) e punterà a lanciare anche nel Vecchio continente la New Space Economy. Perchè ciò accada, nota l’europarlamentare forzista, “è il momento del downstream”. Ovvero della gestione degli scenari aperti dalla nuova economia spaziale: Salini sottolinea la necessità di trovare “applicazioni europee” alle tecnologie spaziali, costituendo e promuovendo “una filiera di piccole, medie e grandi imprese nel territorio dell’Ue, strutture e servizi di natura pubblica e privata europei, che si avvalgano dell’enorme capacità tecnica prodotta dai dati satellitari”. Le applicazioni sistemiche di questo tipo sono notevoli: lo sfruttamento delle tecnologie spaziali può servire per monitorare i beni ambientali, le reti di comunicazione, le potenzialità di generazione e trasmissione di fonti rinnovabili, l’agricoltura di precisione. Parallelamente, la costituzione della rete di supercomputer comunitari può aumentare la capacità di processare i dati e garantire una sistematica analisi degli scenari critici.

Per velocizzare e rendere efficace il raggiungimento di questo obiettivo, aggiunge Salini, serve un confronto continuo tra attori di varia provenienza, “una cabina di regia Ue che metta allo stesso tavolo non solo i policy maker ma anche gli stakeholder industriali dotati delle competenze” necessarie a trasformare in realtà questi ambiziosi progetti politici. Un campo in cui può giocare da protagonista anche l’Italia, forte di un comparto aerospaziale da 20 miliardi di euro di fatturato l’anno e 50mila addetti.

Quali sono le sfide future da affrontare per completare la corsa all’autonomia strategica europea in ambito spaziale? In primo luogo, uno dei grossi limiti degli europei è stato quello di non essere riusciti finora a costruire un veicolo che li portasse nello spazio andando oltre gli eccellenti lanciatori di satelliti finora realizzati. Dialogando a un evento di TgCom24 a cui presenziava anche Salini l’astronauta  Roberto Vittori, nel maggio scorso, ha sottolineato che “oggi ci sono tutte le condizioni perché anche l’Europa possa avere un suo accesso autonomo nello spazio” se, prendendo esempio dal caso Space-X, si assisterà a un crescente processo di strutturazione di una collaborazione tra attori pubblici e privati. Se in alcuni campi il colosso di Elon Musk può essere un modello, in altri è un avversario strategico: secondo settore chiave per misurare le potenzialità dell’Europa sarà quello dell’Internet via satellite, che Musk intende promuovere con la sua Starlink. Ebbene, a dicembre il quotidiano francese Les Echos aveva dato notizia di un piano della Commissione von der Leyen da 6 miliardi di euro (7,3 miliardi di dollari) per mettere in campo una strategia satellitare alternativa a Starlink e accelerare la connettività informatica del Vecchio Continente e la sua proiezione globale. Una sfida fondamentale sotto il profilo strategico-operativo.

In questi due ambiti si creeranno alleanze industriali, progetti politici, visioni di medio lungo periodo. Se l’Europa vuole ritagliarsi il suo spazio deve programmare la sua politica per la corsa alle orbite in modo tale da valorizzare i suoi campioni e crearne di nuovi. Ed è indispensabile ragionare a livello di sistema tra politica, impresa, ricerca, mondo scientifico e a livelli di filiera in campo industriale per non perdere proficue opportunità in un settore sempre più strategico.