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La corsa dell’Europa verso una piena e completa autonomia strategica in ambito tecnologico è ancora irta di ostacoli. E lo dimostra l’analisi di un preciso settore di mercato spesso non ritenuto tra i maggiormente strategici nel campo dell’innovazione contemporanea: quello degli assistenti vocali. La presenza di dispositivi in grado di elaborare testi, audio o immagini a partire da comandi vocali di un utente è, però, uno dei maggiori fattori abilitanti che consente un’applicazione completa della pratica dell’internet delle cose (Internet of Things, IoT), tra i più dirompenti fattori di cambiamento dell’attuale ondata di innovazione.

Dalla domotica alle macchine di ultima generazione, dalla nicchia degli assistenti domestici (come Alexa di Amazon) ai ben noti dispositivi di questo tipo presenti negli smartphone, il mondo delle macchine virtuali che grazie all’intelligenza artificiale sfruttano la possibilità di aumentare la connettività tra gli utenti e gli ecosistemi a loro circostanti si sta espandendo anno dopo anno. “Inoltre”, nota StartMag,“c’è una tendenza verso una maggiore disponibilità e proliferazione di assistenti vocali come interfacce utente che consentono l’interazione con diversi dispositivi intelligenti e servizi al consumatore”. E in questo settore l’Europa sta scoprendo di essere, una volta di più, terra di conquista da parte del big tech statunitense.

Il numero di dispositivi connessi al controllo vocale è previsto raddoppiare dal 2020 al 2024, partendo da 4,2 per arrivare a 8,4 miliardi di unità, anche se Eurostat riporta che nel 2020 solo l’11 per cento dei cittadini dell’Unione Europea ne ha utilizzato uno. E in questo campo la stragrande maggioranza afferiva a una ristretta cerchia di operatori: Google, Apple e Amazon. Il 9 giugno scorso la Commissaria europea alla Concorrenza, Margrethe Vestager, ha pronunciato a Bruxelles un duro discorso in cui ha sottolineato i rischi che l’oligopolio di mercato delle big tech nel settore pone per il mercato europeo commentando i risultati preliminari dell’indagine sul settore della concorrenza sui mercati dei prodotti e dei servizi relativi all’IoT dei consumatori nell’Unione europea, che ha interessato circa 200 aziende.

“Occorre assicurare che la crescita di Internet avvenga in un modo competitivo”, ha sottolineato Vestager, da sempre in prima linea per fermare il potere di mercato dei colossi del digitale a stelle e strisce. “I primi risultati di alcune ricerche mostrano il ruolo centrale nell’assistenza voce e operativa di determinati gatekeeper, come Google, Apple e Amazon, che indirizzano comportamenti che influenzano negativamente la concorrenza” e bloccano la possibilità di emergere per potenziali competitor, tra cui sono incluse anche buona parte delle aziende europee.

Un’ulteriore constatazione che la Vestager ha sottolineato essere emersa dal rapporto riguarda il fatto che la prevalenza di tecnologie proprietarie nel mercato IoT ha ridotto i margini di manovra per permettere che nel campo delle tecnologie si possano creare standard comuni per l’interoperatività tra dispositivi connessi. Ognuna delle tecnologie del big tech americano è potenzialmente in grado di inibire l’accesso delle altre alla propria rete di dispositivi, aprendo così al consolidamento di cartelli di mercato che alzano le barriere all’entrata per i concorrenti desiderosi di scendere in campo.

Contattata da Reuters per discutere delle accuse rivolte dalla Commissione, Amazon ha sottolineato che ritiene la sua tecnologia legata ad Alexa capace di essere interconnesso con “140mila prodotti diversi per le smart home” e di aver creato cooperazioni o accordi con 80 imprese per consentire la possibilità di accedere a più assistenti smart da un solo dispositivo. Google e Apple non hanno invece voluto rilasciare alcun commento.

Certamente gli investimenti fatti da aziende di questo calibro non si discutono, ma che ci sia un problema di controllo del settore è evidente. Che del resto è destinato ad ampliarsi mano a mano che l’IoT prenderà piede, come si può comprendere guardando il mercato anche oltre i campi degli assistenti vocali. Le smart Tv domestiche, ad esempio, sono utilizzate dal 50% degli europei e il mercato degli show ad esse legati è stimato che sia pronto a toccare quota 40 miliardi di euro nel 2025. E in quest’ottica va tenuto conto del fatto che i gruppi che forniscono la tecnologia necessaria a mettere in moto i sistemi operativi per dispositivi intelligenti e assistenti vocali hanno potenzialmente spazio per un ampio accesso ai dati dei consumatori. Su questi e altri temi la Commissione intende vederci chiaro e promuovere azioni tali da evitare un dominio assoluto da parte di pochi attori. Ma il punto di fondo è il fatto che nel campo IoT, ad ora, un’alternativa europea non sembra esserci. Palla al super-Commissario all’Industria Thierry Bretondeus ex machina per l’autonomia tecnologica europea, per capire se il big tech in questo campo sarà arginabile.