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La disputa scoppiata sul costo dei servizi internet satellitari forniti da Starlink all’Ucraina sotto attacco russo nelle ultime settimane è interessante per le sue implicazioni securitarie. Il braccio di ferro si è aperto dopo che la SpaceX del miliardario Elon Musk ha dichiarato di non poter più continuare a finanziare il servizio e ha battuto cassa al governo federale degli Stati Uniti.

La CNN ha, sul tema, ottenuto documenti che dimostrano che SpaceX ha richiesto al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti di finanziare l’uso di Starlink da parte dell’Ucraina sostenendo di aver bisogno di 120 milioni di dollari per mantenere l’uso del servizio da parte dell’Ucraina per il resto del 2022.  La polemica montata riguardo le affermazioni della società di Musk, forte di un patrimonio superiore ai 200 miliardi di dollari, ha portato il magnate di origine sudafricana e patron di Tesla a fare dietrofront, ma resta un tema fondamentale su cui discutere: le conseguenze strategiche per l’Ucraina e gli stessi Stati Uniti di mosse del genere.

Storicamente lo Stato americano ha utilizzato Big Tech come perno e proiezione del suo interesse geopolitico ed economico, ottenendo un’ibridazione completa tra i grandi colossi del “capitalismo delle piattaforme” e le agenzie federali di difesa, sicurezza e intelligence, che in cambio dei proficui contratti garantiti alle multinazionali ottengono dati, informazioni di prima mano e capacità di infiltrazione nei server e nelle infrastrutture critiche di Paesi rivali e non. Ma con Starlink e SpaceX in generale Washington ha compiuto un passo in avanti: una componente importante come la sicurezza dell’accesso allo spazio in materia sia di connettività Internet che di disponibilità di vettori è stata di fatto appaltata all’industria privata. La quale può, in vari momenti, alzare la posta.

Il Comando Spaziale degli Stati Uniti è rimasto impressionato dalla capacità di SpaceX di fornire accesso a Internet nelle parti dell’Ucraina devastate dall’invasione russa dopo che Starlink è stato fornito su indicazione di Musk alle forze di Volodymyr Zelensky nelle prime giornate del conflitto. Una percezione ribadita dal capo del comando in un’audizione di fronte al Senato l’8 marzo scorso. 

“Quello che stiamo vedendo con Elon Musk e le capacità di Starlink ci sta davvero mostrando cosa possono garantire una costellazione o un’architettura privata in termini di ridondanza delle connessioni e aumento della capacità di sostegno alla sicurezza informatica nazionale”, ha detto il generale James Dickinson, alla testa del Comando spaziale degli Stati Uniti, durante un’audizione al Comitato delle Forze Armate del Senato.

I commenti di Dickinson arrivavano in risposta alle domande del senatore Tim Kaine (Democratico della Virginia ed ex candidato vicepresidente di Hillary Clinton), che ha osservato che la capacità di Starlink di fornire comunicazioni dallo spazio sull’Ucraina è da considerarsi una “notizia positiva” e anche un esempio di “attori privati nello spazio che entrano in ambienti delicati” sul fronte securitario. “La Russia ha cercato di bloccare i segnali e bloccare la copertura, e la risposta di SpaceX mi ha meravigliato”, ha detto Kaine. Ha chiesto a Dickinson se esiste un “quadro legale” per le compagnie spaziali commerciali statunitensi che vengono coinvolte in situazioni contestate, ricevendo in risposta che il Comando lavora a tale prospettiva nella Cellula di Integrazione Commerciale (Cic) costituita al suo interno.

Space News ricorda che il “il Comando Strategico degli Stati Uniti ha originariamente creato il Cic per condividere informazioni sulle minacce nello spazio e altre questioni di preoccupazione data la dipendenza dei militari dai servizi spaziali commerciali” e favorire l’ibridazione tra pubblico e privato. SpaceX ne è membro assieme alla strategica Maxar, aziende di intelligence geospaziale che da tempo monitora in presa diretta le mosse delle forze armate russe, e a una serie di compagnie di peso: Intelsat, SES Government Solutions, Inmarsat, Eutelsat, Viasat, XTAR, Iridium Communications e Hughes Network Systems.

Cosa ne consegue? Il fatto che l’ago della bilancia nei rapporti tra interesse pubblico e interesse privato è fortemente spostato verso il secondo fronte laddove si parla di sicurezza spaziale e delle dinamiche ad essa afferenti. Il caso Musk-Ucraina è rientrato in tempi relativamente brevi ma lungi dal rappresentare un incidente di percorso segnala, al tempo stesso, un problematico vuoto politico e una dipendenza strutturale del pubblico dal privato in un settore critico. La richiesta di finanziamenti governativi da parte di SpaceX ha messo il Pentagono in un dilemma perché anche se il governo federale Usa sta inviando miliardi di dollari di armi, attrezzature e assistenza all’Ucraina, sembra che il Dipartimento della Difesa non abbia mai richiesto a SpaceX di fornire terminali Starlink e servizi Internet alle forze ucraine.

Come ha detto un alto funzionario della difesa degli Stati Uniti al Washington Post, SpaceX “attacca il Dipartimento della Difesa chiedendo il conto per un sistema che nessuno ha chiesto esplicitamente, ma da cui ora così tanti dipendono”. Starlink, con quasi 2mila satelliti in orbita terrestre bassa, è di gran lunga la più grande costellazione di satelliti commerciali del mondo. SpaceX ha ottenuto su scala internazionale il permesso di lanciare 12mila satelliti e sta cercando l’approvazione per dispiegarne altri 30mila. Un semi-monopolista, di fatto, col potere di imporre linee rosse anche in questioni critiche della sicurezza nazionale.

E in quest’ottica il punto di caduta decisivo non è tanto il fatto che Musk abbia voluto presentare la sua azienda come il “Deus X Machina capace di fornire accesso Internet al Paese invaso e di sostenere anche le comunicazioni strategiche tra forze di terra, comandi e intelligence ucraina e controparti occidentali.

La lezione strategica nel fatto che tutti i massimi apparati federali a stelle e strisce, a partire dal Presidente Joe Biden, nulla hanno fatto nel quadro della più critica situazione di tensione geopolitica dell’era post-Guerra Fredda per rompere la dipendenza da un’azienda privata che supplisce segmenti della capacità d’azione degli Stati Uniti. Ponendo sotto agli occhi di tutti un precedente a dir poco grave ma che ora bisognerà capire in quanti altri casi (pensiamo ai servizi cloud che vedono colossi come Amazon e Microsoft) ha già avuto manifestazioni simili. E portando a diversi dubbi sull’effettiva presenza di strumenti di contrappeso tra apparati pubblici e grandi monopoli privati capaci di impedire a quest’ultimi di dettare l’agenda alla prima superpotenza globale.

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