L’attacco alle ferrovie francesi gestite da Sncf, la società pubblica di trasporto via treno, nella giornata dell’inizio delle Olimpiadi di Parigi 2024 è un esempio calzante del dilemma della sicurezza che perturba le nostre società. Una serie di attacchi ben calibrati, totalmente incruenti e coordinati ha distorto quasi completamente la mobilità ferroviaria attorno alla capitale francese nel giorno in cui l’attenzione era al massimo grado rivolta su di essa da parte dell’opinione pubblica globale.
Il risultato? Un innalzamento inevitabile della tensione per i roghi ben coordinati che hanno danneggiato snodi infrastrutturali cruciali. E mostrato un potenziale buco securitario delle autorità francesi in un settore chiave.
Gli ignoti che hanno voluto mandare il segnale hanno prodotto un contesto in cui è bene evidenziare le lezioni securitarie da imparare non solo per la gestione non dei grandi eventi ma anche per la tutela delle grandi arterie strategiche in un contesto in cui per ogni minaccia la vera sfida è l’asimmetria, ovvero il rischio di subire danni consistenti per operazioni apparentemente limitate. Ne abbiamo identificate tre.
Il primo dato è quello della vulnerabilità sistemica delle reti infrastrutturali di trasporto ferroviario, specie in Paesi dove esse sono riccamente presenti come la Francia. Per reti di questo tipo l’asimmetria è un rischio da tenere in considerazione. “La Francia ha una rete ferroviaria molto densa, con 28.000 chilometri di binari (circa 17.400 miglia) utilizzati da 15.000 treni ogni giorno. Gran parte di essa è separata dalla rete ferroviaria ad alta velocità”, ha analizzato il New York Times.
Le ferrovie, asset infrastrutturale strategico
Spesso situate in ampi tratti pianeggianti, in spazi poco popolosi e lontano dalle città, anche se gli snodi sono formalmente protetti da telecamere e recinzioni, in Francia, sottolinea il Nyt, ” le reti ferroviarie sono oggetto di migliaia di atti criminali ogni anno: le persone rubano cavi elettrici per rivendere fili di rame al mercato nero o commettono piccoli atti di vandalismo. Ma il livello di sabotaggio coordinato e simultaneo verificatosi nella notte tra venerdì e sabato è estremamente raro”. Per l’Italia, che ha l’arteria principale del trasporto pubblico passante per i collegamenti ferroviari transappenninici, questa è una lezione fondamentale.
Non si può proteggere tutto
Il secondo tema da analizzare è legato a un principio solo apparentemente banale: è illusorio pensare di poter proteggere fisicamente tutto. La cultura della sicurezza deve unire raffinatezza tecnologica, dottrine operative chiare e supervisione strategica per offrire dei paradigmi di tutela e prevenzione degli attacchi. Infrastrutture connesse e capaci di mandare dati in tempo reale, politiche di controllo del territorio diffuse e operazioni di prevenzione su soggetti sospetti con l’attività di gruppi di polizia e intelligence sono possibili soluzioni a questi colli di bottiglia.
Il nodo di una cultura della sicurezza che non sia solo appannaggio delle formazioni pubbliche chiamate a garantire l’enforcement della legge, ma che diffonda anche a livello di cittadini e istituzioni private i principi per cogliere il suono dei campanelli d’allarme negli scenari critici, è fondamentale. Nel caso delle reti Sncf, o di altre infrastrutture, un esempio di cooperazione in tal senso può puntare verso la responsabilizzazione dei gestori nel controllo strategico dei nodi critici e di un contatto diretto con collettività e amministrazioni locali per una loro più coordinata gestione. La sicurezza collettiva e partecipata emerge come necessità condivisa.
La sfida della prevenzione
Infine, sul fronte della prevenzione sarà sempre più doveroso costruire modelli di simulazione di scenari e rischi che aiutino a pensare che ciò che si è verificato in passato possa ripetersi di fronte a minacce a grandi eventi, manifestazioni, momenti critici. Sia che si tratta di danni causati per mano umana (pensiamo all’attacco alle ferrovie) o di scenari di crisi tecnologiche recenti come quello del blocco di Microsoft di venerdì 19 luglio, che per un giorno ha “spento” parzialmente la globalizzazione, i danni e i rischi si manifestano con la riproposizione in forma nuova di vecchi profili di minaccia: il danneggiamento di infrastrutture, la complessa gestione di strumenti digitalizzati senza sistemi di recovery alternativi, la presenza di nodi nei sistemi di comunicazione delle nostre società facilmente capaci di produrre danni gravi se messi fuori servizio. Le capacità previsionali di governi, agenzie di sicurezza e anche analisti privati o corporate dovrà sempre più interiorizzare le lezioni della storia. La cultura della sicurezza parte inizialmente da questo. E casi come gli attacchi ai treni francesi ce lo ricordano.