L’asse tra Masayoshi Son e Sam Altman è sempre più forte e spinge OpenAI, la “madre” di ChatGpt, a una valutazione di 300 miliardi di dollari. Son, fondatore del fondo giapponese SoftBank, ha spinto, fin dal varo del progetto Stargate da parte dell’amministrazione Usa di Donald Trump, per sostenere la fondazione che governa OpenAI, finora formalmente non del tutto convertita in una società per azioni con accesso alla Borsa, per favorire, in asse col campione del cloud Oracle, il piano che mira a sdoganare 500 miliardi di dollari di investimenti in potenza di calcolo.
I creatori di ChatGpt alla prova di Stargate e DeepSeek
Stargate è un piano che agli Usa appare sempre più necessario per rispondere alla sfida cinese, lanciata da DeepSeek e Alibaba, e per aggiungere spazio di manovra ai colossi del tech a stelle e strisce impegnati nell’allenamento degli algoritmi di ultima frontiera necessari ad alimentare i data center, i processi industriali e strategici, l’innovazione dell’economia. Il dinamico Son è stato a marzo il maggior promotore di un round di raccolta di capitali che ha permesso a Altman di ottenere ben 40 miliardi di dollari aggiuntivi.
Il manager e imprenditore di Chicago sa che Stargate potrà essere una manna per OpenAI, dato che sarà proprio l’organizzazione titolare di ChatGpt a ricevere la potenza di calcolo aggiuntiva che sarà generata dagli investimenti legati al piano benedetto da Trump, ma anche che questo imporrà all’ente di San Francisco di crescere e capire cosa fare del suo futuro. A partire dalla decisione sulla necessità di disaccoppiare in parte i propri destini da quelli di Microsoft, storica prima finanziatrice di OpenAI. Il Financial Times, che ha riportato per primo l’investimento di SoftBank, sottolinea che l’azienda di Satya Nadella, in primo piano nella corsa all’Ia, è tra le co-finanziatrici del round da 40 miliardi, ma in secondo piano in una raccolta di capitali che per il 75% è coperta da Son.
L’obiettivo di OpenAI è rispondere alla sfida cinese di DeepSeek entrando nel mondo dei modelli cosiddetti open weight, che consentono agli utenti di ricevere direttamente i codici sorgente e la ponderazione dei parametri utilizzati, personalizzando dunque le applicazioni e rendendoli più agili, scalabili e meno costosi nell’applicazione. Esempi di modelli open weight sono l’R1 di DeepSeek, il modello LeChat della start-up francese Mistral e Llama di Meta.
La sfida di OpenAI
Altman ha dichiarato che OpenAI entrerà nel mercato in questione: “Un modello più economico e accessibile rappresenterebbe un cambiamento rispetto all’approccio tradizionale di OpenAI, che prevede di addebitare costi agli utenti e alle aziende tramite abbonamenti a prodotti come ChatGPT e agli sviluppatori tramite l’accesso alla sua interfaccia di programmazione delle applicazioni”, sottolinea il Ft. Il combinato disposto tra i maxi-investimenti di Stargate, l’aumento della potenza di calcolo e uno sbarco del laboratorio di Altman nel mercato oggi più dirompente dei linguaggi di Ia è ritenuto vitale per conservare il vantaggio competitivo di OpenAI.
Son sostiene questa scommessa che potrebbe abilitare maxi-investimenti in infrastruttura tecnologica Made in Usa. E il grande dibattito ora è capire se OpenAI manterrà il tradizionale dualismo tra la sua anima di non-profit orientata alla ricerca e la presenza di una sussidiaria che distribuisce utili in forma non illimitata ai portatori di capitali, aprendo la transizione alla quotazione di mercato. Per ora Altman ha ragionato fuori da Wall Street. I capitali raccolti lasciano pensare che sarà sempre più difficile per lui tenere questa linea.

