L’istituzione dell’Autorità Saudita per i Dati e l’Intelligenza Artificiale rappresenta uno dei passaggi più significativi con cui l’Arabia Saudita tenta di reinventarsi come potenza tecnologica del mondo arabo. È un progetto che non nasce nei laboratori, ma nei palazzi del potere, dove il principe ereditario Mohammed bin Salman ha deciso che il Regno non può più vivere soltanto del petrolio e dei suoi derivati. La trasformazione passa attraverso un controllo totale dei dati, una gestione centralizzata delle informazioni e una corsa all’intelligenza artificiale che ha un chiaro valore politico, economico e di sicurezza.
Il disegno strategico: costruire lo Stato dei dati
La nuova Autorità viene presentata come un organismo tecnico, ma in realtà svolge il ruolo di architrave del nuovo Stato saudita. Coordina ministeri, apparati di sicurezza, imprese pubbliche e settori strategici. Tutte le banche dati del Paese sono state gradualmente convogliate in un’unica piattaforma nazionale, che permette a Riyadh un livello di sorveglianza e pianificazione impensabile fino a pochi anni fa. La tecnologia diventa l’ossatura su cui costruire l’efficienza amministrativa, ma anche il mezzo con cui consolidare il controllo politico.
Il progetto non si limita alla digitalizzazione della pubblica amministrazione: mira a creare un’economia dei dati capace di generare innovazione, attrarre investimenti e aprire nuovi settori produttivi. È un modo per allineare il Regno alle ambizioni della “Visione 2030”, che immagina un’Arabia Saudita più moderna, competitiva e meno dipendente dal greggio.
Il ruolo del principe ereditario
L’Autorità per i Dati e l’Intelligenza Artificiale risponde direttamente al principe ereditario. È una scelta tutt’altro che simbolica: Mohammed bin Salman vede nella tecnologia una leva di potere e una garanzia di sopravvivenza politica. L’intelligenza artificiale non serve soltanto a innovare l’economia, ma a rafforzare l’apparato di sicurezza interno, controllare i flussi informativi, prevenire contestazioni e monitorare il territorio.
La gestione centralizzata dei dati permette agli apparati sauditi di intervenire con maggiore rapidità su minacce interne, come estremismo religioso o dissenso politico, ma anche di sviluppare capacità autonome nel settore della difesa. Droni, sistemi di sorveglianza, analisi delle reti sociali e previsioni di rischio diventano strumenti operativi al servizio del potere.
Alleanze interne e internazionali
Il lavoro dell’Autorità si intreccia con quello dei ministeri dell’Energia, dell’Interno, della Difesa e con la vasta rete di imprese pubbliche saudite. La monarchia sta tentando di costruire un ecosistema completo: università che formano personale qualificato, aziende tecnologiche locali che sviluppano software nazionali e centri di ricerca in grado di attrarre competenze dall’estero.
Sul piano internazionale, il Regno sta stringendo accordi con grandi attori della tecnologia globale, dai produttori di microprocessori alle imprese specializzate nei sistemi di calcolo avanzato. Sono collaborazioni che portano know-how, ma permettono anche a Riyadh di posizionarsi come ponte fra mondo occidentale e Asia nella competizione per la supremazia digitale.
Obiettivi a breve e lungo termine
Nel breve periodo, l’Autorità punta a integrare tutti i sistemi informativi dello Stato in un’unica piattaforma e a diffondere l’uso dell’intelligenza artificiale nella gestione dei servizi pubblici: sanità, istruzione, sicurezza, mobilità. Ogni cittadino dovrà essere riconoscibile attraverso un’identità digitale unica, con dati sanitari, fiscali e amministrativi centralizzati.
Nel lungo periodo, l’ambizione è molto più vasta: trasformare l’Arabia Saudita in un centro di ricerca e produzione tecnologica capace di competere con potenze come Cina, Corea del Sud e Stati Uniti. Non è solo una sfida economica, ma un modo per ottenere una nuova forma di influenza regionale, in cui la tecnologia sostituisce il petrolio come strumento di proiezione.
Una potenza che nasce anche dall’ombra
Dietro il linguaggio rassicurante dell’innovazione si nascondono, però, rischi ben noti. La concentrazione totale dei dati nelle mani dello Stato apre scenari di sorveglianza permanente. L’intelligenza artificiale, se utilizzata senza contrappesi, può diventare un moltiplicatore del controllo politico. E l’ambizione di ruolo internazionale potrebbe alimentare tensioni con potenze rivali per l’accesso a tecnologie sensibili.
L’Arabia Saudita sta scommettendo sul futuro, ma lo fa con i metodi di un potere che non ha intenzione di condividere nulla. L’Autorità per i Dati e l’Intelligenza Artificiale è al tempo stesso la chiave della modernizzazione saudita e il simbolo del nuovo autoritarismo tecnologico che prende forma nel Golfo. Uno strumento che promette progresso, ma che potrebbe diventare la colonna portante di un controllo sempre più capillare.

