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L’Intelligenza artificiale? Può essere l’abilitatrice di un processo “dieci volte più grande della rivoluzione industriale e forse dieci volte più veloce”, come ha dichiarato il Ceo di Google DeepMind e Premio Nobel per la Chimica 2024 Demis Hassabis, ma pone parimenti dei rischi sul piano gestionale, sia per gli impatti sulla stabilità degli investimenti in conto capitale (Capex) sia per le ricadute per il sistema finanziario. Parola della Bank of England, che in un’approfondita ricerca ha voluto mettere in fila molte prospettive macroeconomiche legate al settore.

Le dinamiche trasformative dell’intelligenza artificiale

L’Ia e i suoi processi di addestramento e inferenza sono potenzialmente in grado di sviluppare un’enorme quantità di applicazioni e di aprire la strada a una via di sviluppo nuovo per l’intera economia globale. Ma in attesa che molte delle applicazioni (dalle auto a guida autonoma alla robotica) prendano piede massicciamente nell’economia, la Banca centrale britannica nota che ad oggi a prevalere sono gli impegni finanziari e di investimento, soprattutto in conto capitale:

McKinsey stima che i data center attrezzati per gestire i carichi di elaborazione dell’intelligenza artificiale richiederanno 5,2 trilioni di dollari in spese in conto capitale entro il 2030 per tenere il passo con la domanda di “calcolo” dell’intelligenza artificiale per la formazione e l’inferenza dei modelli

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Si prevede che la velocità e la portata della prevista realizzazione delle infrastrutture di intelligenza artificiale aumenteranno sostanzialmente il ruolo del finanziamento esterno, incluso il debito. Morgan Stanley Research stima che la spesa in conto capitale per le infrastrutture di intelligenza artificiale tra il 2025 e il 2028 ammonterà a 2,9 trilioni di dollari, con 1,5 trilioni di dollari previsti come coperti da capitale esterno

Dunque, laddove non arrivano gli hyperscaler, le società capaci di garantire un’immensa potenza di calcolo agli operatori Ia, dovranno giungere gli investitori con flussi di denaro privati e soprattutto molto spesso sottoposti a una pesante leva finanziaria.

Rischi e opportunità

Questa danza agitata e senza fine degli investimenti alimenta due dinamiche. Da un lato, un indubbio effetto-trascinamento per la crescita del Pil nei Paesi, come gli Usa, dove l’investimento in intelligenza artificiale sta trainando la crescita economica. Dall’altro, un dominio delle Borse da parte dei titoli che afferiscono a questo settore, secondo la Bank of England ora capaci di capitalizzare il 44% del più importante indice globale, l’S&P500.

In sostanza, sul breve periodo dobbiamo aspettarci un trend espansivo. La domanda di chip e processori, la scommessa sull’allenamento di modelli sempre più raffinati, la ricerca di applicazioni concreti, le operazioni di tutela della sicurezza fisica e digitale degli impianti e, elemento non da sottovalutare, l’enorme investimento energetico in reti e fonti di generazione che la potenza di calcolo Ia impone di mettere a disposizione di data center (spesso di nuova installazione, vivendo il mondo in una fase in cui è necessario un processo di “aggiunta energetica”) e strutture simili, traineranno gli investimenti nelle principali economie occidentali.

Inoltre, nota la Bank of England, “lo sviluppo di nuovi data center e infrastrutture energetiche basati sull’intelligenza artificiale può anche stimolare la domanda di una serie di materie prime, come rame e uranio. Di conseguenza, anche i prezzi delle attività delle società di servizi, dei produttori di materie prime e delle materie prime stesse possono essere influenzati da eventi guidati dall’intelligenza artificiale”.

Sull’Ia l’ombra di un nuovo “caso DeepSeek”

Sul medio-lungo periodo, però, si porrà una serie di problemi sempre più interconnessi. Analizzando lo studio della Bank of England se ne notano almeno tre: la sostenibilità degli investimenti alla prova della necessità di generare ritorni; il fardello del debito e della sua gestione ad opera di operatori e intermediari; l’incertezza di nuovi eventi tecnologici imprevisti che potrebbe perturbare tutti e due i primi scenari.

L’ascesa di DeepSeek in Cina, a inizio anno, ha mostrato la possibilità di realizzare modelli di calcolo dinamici e performanti con spese in conto capitale minore di quelle occidentali. A suo modo una forma di “democratizzazione” dell’investimento che ha però creato squilibri in un piano di sviluppo che lega molti segni “più”, specie nei dati sul Pil, all’alta spesa necessaria per l’Ia. Nuovi casi DeepSeek possono far rimbalzare in un senso o nell’altro l’enorme valanga accumulata in termini di investimento e debito. Aumentando incertezza e entropia in un contesto in cui la rivoluzione più ampia dell’economia moderna va sviluppandosi sulla base di tante promesse che andranno messe alla prova del mercato e della realtà.

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